Perché alcuni centri commerciali sono aperti nel fine settimana e altri no? [La guida]

Negozi della stessa catena aperti a Udine e chiusi a Gorizia. E in Friuli è caos sui parrucchieri

UDINE. Un rompicapo, o poco meno. Come ogni decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) che si rispetti, dall'inizio dell'emergenza, fioccano le eccezioni che confermano le regole ferree stabilite per tentare di frenare la diffusione di un contagio che nel fine settimane ha sfondato la soglia psicologica dei 40 mila nuovi casi.

Tra le misure contestate dell'ultimo decreto firmato da Conte, quella che in queste ore ha fatto lavorare di più le prefetture e gli uffici del Viminale è senz'altro quella che ha disposto la chiusura dei centri commerciali il sabato, la domenica e i festivi. All’articolo 1 lettera ff del Dpcm del 3 novembre si legge che:

Nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati, a eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, tabacchi ed edicole.

Ma qual è la definizione di centro commerciale? Bella domanda. Che non ha trovato risposte univoche lungo lo Stivale. Un caso emblematico è quello degli outlet, persino quelli della stessa catena: in Veneto il McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet  è rimasto aperto, mentre ad Aiello il Palmanova Outlet Village ha scelto di non rischiare.

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"Noi non cerchiamo escamotage - riferisce il direttore di Palmanova Village Domenico Casagrande - ma vorremmo che ci fosse un chiarimento su questo punto anche da parte della Regione Friuli Venezia Giulia dal momento che il nostro Outlet, per la sua struttura architettonica all'aperto, non può essere considerato alla stregua di un centro commerciale al chiuso. Per questo auspico che venga fatta subito chiarezza, lo ritengo doveroso".

Al Città Fiera hanno tenuto aperto il supermercato Conad, la farmacia e l'edicola. Stop. "Regalando" al grande centro commerciale di Torreano di Martignacco uno scenario del tutto inedito per un fine settimana, considerando che in una giornata del weekend in media gli accessi al Città Fiera oscillano tra le 20 e le 25 mila persone. Situazione diversa al Terminal Nord, che in quanto parco commerciale - con i negozi che pur affacciandosi tutti sulla medesima superficie di parcheggio godono di ingressi autonomi - ha potuto tenere aperto e godere di un via-vai piuttosto intenso sia al sabato che alla domenica.

Ed ecco un altro paradosso: il punto vendita Decathlon di viale Tricesimo, al Terminal Nord, ha tenuto regolarmente aperti i battenti, mentre il "gemello" del Tiare Shopping a Villesse ha dovuto rassegnarsi alla serranda abbassata.

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Altro giro, altra interpretazione. Al Città Fiera, almeno fino a nuovo ordine, ci si può tagliare i capelli e fare la barba in uno dei saloni che si trovano nella galleria commerciale, per i quali è consentita l'apertura; a Villesse, invece (e così al Belforte di Monfalcone), è arrivato lo stop della Prefettura di Gorizia, che con propria interpretazione ha ritenuto di non includere i servizi alla persona nelle attività essenziali. Anche in questo caso le attività di una stessa catena si sono trovate nella singolare condizione di tenere aperto un punto vendita e chiuderne un altro che si trova in un'altra provincia.

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Un punto, questo, su cui dovranno arrivare i chiarimenti del governo: la confusione è generata probabilmente dalla decisione di mantenere i parrucchieri aperti anche nelle zone rosse, dove invece sono chiusi del tutto i servizi di ristorazione.




 

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