Il Friuli Venezia Giulia ha poco appeal: è terzultimo. Il marchio del Fvg solamente in tre etichette su mille

Valorizzazione dei prodotti alimentari: i dati dell’Osservatorio Nielsen Filipuzzi (Agrifood): “Io sono Fvg” funzionerà perché è collettivo 

UDINE. Scarso l’appeal del nome Friuli Venezia Giulia sulle etichette dei prodotti enogastronomici: terz’ultimo posto in classifica. Lo certifica l’Osservatorio “Immagino” di Nielsen (azienda globale di misurazione e analisi dati che fornisce la più completa e affidabile visione al mondo su consumatori e mercati) che ha preso in considerazione un campione di 79.838 prodotti di largo consumo provenienti da tutte le regioni d’Italia. Ebbene solo lo 0,3% di quelli “Made in Friuli” hanno in etichetta stampato il nome Friuli Venezia Giulia, che equivale ad appena lo 0,1% di vendite in valore.

Dal “Made in Friuli” ad “Aqua”: la lunga battaglia dei marchi Fvg per valorizzare cibi e vini

E la pressione promozionale, per incentivare l’acquisto di queste eccellenze, che siano cibi tipici o vini, è ridotta al 28,5%, tra le più basse rispetto alle regioni concorrenti. In questa speciale graduatoria svetta il Trentino Alto Adige (considerato da molti come il principale competitor del Fvg), seguito da Piemonte, Toscana e Sicilia. Nelle retrovie, appena sotto di noi, anche Liguria e Abruzzo, che però investono molto di più in promozione sui media e quindi hanno margini di miglioramento.

L'esperto: «Friuli è nome evocativo. Un testimonial? Inutile»

«Stabile - si legge nel rapporto Nielsen - il giro d’affari dei prodotti del Lazio e in crescita del +1,3% quello dell’Umbria, presente soprattutto sulle acque minerali e sui vini. Infine, tra le regioni con un paniere di prodotti dal giro d’affari più contenuto hanno spiccato le Marche (forti su vini e lavorazioni avicunicole), con vendite in crescita annua del +11,2%; la Liguria (pesto, olio e acqua minerale) con un +12,4% e il Friuli Venezia Giulia (vini e latte) con un +1,7% annuo. Lieve calo (-0,7% annuo), invece, per i prodotti dell’Abruzzo, unico paniere a chiudere il 2019 con un dato negativo.

Se la situazione di partenza è questa, logico che ci sia bisogno di un marchio efficace per la promozione delle tipicità, che siano vini, salumi, formaggi o altre prelibatezze. Si è tanto discusso (e polemizzato) sul nuovo logo regionale presentato un paio di settimane fa. Il presidente di Agrifood Claudio Filipuzzi premette che «probabilmente sono fondate le critiche di chi dice che il motivo dello scarso appeal sta nella mancanza di una comunicazione univoca. Ma proprio per questo nasce “Io sono Fvg”: per dare una nuova immagine regionale al settore agroalimentare e consolidarla nel tempo».

«Io sono Fvg - aggiunge il presidente - è un modello nuovo e, come tale, va spiegato e capito. Si propone come il marchio “ombrello” (stile Südtirol) per dare un messaggio univoco, un’unica voce all’agroalimentare, proprio in risposta a un’esigenza di promozione e valorizzazione. Ci aspettavamo delle critiche, ma le polemiche che tirano in ballo i vecchi progetti quali “Tipicamente friulano” e “Aqua” non possono essere dirette al nuovo marchio. “Io sono Fvg” è un marchio collettivo, con un funzionamento e finalità molto diverse dagli altri. Siamo consapevoli che la parola “Friuli” abbia un forte potere evocativo, ma escludere la Venezia Giulia visto il valore che costituisce e la sua contribuzione a livello di produzione ci sembra assurdo. Tra l’altro la scelta del nome per esteso della regione (Io sono Friuli Venezia Giulia) deriva dalla banale osservazione che Fvg non è universalmente riconosciuto neppure in questa stessa regione».

 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto