Dalle preoccupazioni al panico per il coronavirus: i consigli degli psicologi per non farsi prendere dalla paura [Ascolta l'intervista]

Calvani: "Succede che la paura diventi eccessiva rispetto ai rischi oggettivi derivanti dalla frequenza dei pericoli"
People and health workers wear protective face masks outside the hospital in Padua, Veneto region, northern Italy, 22 February 2020. A second person in Italy has died after being infected with the coronavirus. The death of a woman in the northern region of Lombardy follows that of a 78-year-old man who died on Friday. The new wave of cases in Italy's northern regions have triggered shut-downs of shops, offices and community centres. ANSA/NICOLA FOSSELLA
People and health workers wear protective face masks outside the hospital in Padua, Veneto region, northern Italy, 22 February 2020. A second person in Italy has died after being infected with the coronavirus. The death of a woman in the northern region of Lombardy follows that of a 78-year-old man who died on Friday. The new wave of cases in Italy's northern regions have triggered shut-downs of shops, offices and community centres. ANSA/NICOLA FOSSELLA

UDINE. Nel piano inclinato della preoccupazione, le paure possono trasformarsi - spesso senza un reale motivo - in panico, ansia. L'aspetto psicologico diventa così ancella del quadro sanitario, soprattutto nella fase di prevenzione. Per questo motivo il Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi ha stilato un vademecum puntuale per spingere a comportamenti adeguati nella gestione emotiva delle paure per il coronavirus.

"Abbiamo pensato di dare un contributo alla popolazione, ma allo stesso Ministero, per fare in modo di non incrementare il panico e provare a contenere reazioni poco razionali - spiega il presidente dell'Ordine regionale degli psicologi, Roberto Calvani -. E' un modo per rassicurare, ma pure per dire alle istituzioni che la psicologia c'è ed è a disposizione per fornire il proprio supporto". E se a livello nazionale l'Ordine ha messo a disposizione un pool di quattro professionisti che risponderanno attraverso un call center, in Friuli Venezia Giulia gli psicologi sono già in contatto con le autorità sanitarie, a disposizione per aiutare chi dovesse trovarsi in casi particolari.

Clicca play per ascoltare l'intervista al dottor Roberto Calvani

Coronavirus e 11 settembre. "Oggi molti pericoli non dipendono dalle nostre esperienze - indica il vademecum dell'Ordine -. Ne veniamo a conoscenza perché sono descritti dai media e sono ingigantiti dai messaggi che circolano sulla rete. Succede così che la paura diventi eccessiva rispetto ai rischi oggettivi derivanti dalla frequenza dei pericoli. In questi casi la paura si trasforma in panico e finisce per danneggiarci. Dopo l’11 settembre il panico degli statunitensi per il volo in aereo fu tale che molti decisero di spostarsi in macchina. Nel periodo successivo sulle strade morì il doppio delle persone rispetto a quelle che viaggiavano sugli aerei catturati e abbattuti dai terroristi. Il panico si era tradotto in scelte individuali controproducenti che, aggregate, divennero un danno collettivo".

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Le regole. "Se il panico diventa collettivo molti individui provano ansia e desiderano agire e far qualcosa pur di far calare l’ansia", spiega Calvani, citando uno dei punti inseriti nel decalogo, in cui si evidenzia pure come "farsi prendere dal contagio collettivo del panico ci porta a ignorare i dati oggettivi in una prospettiva più ampia, allargando cioè lo spazio-tempo con cui esaminiamo i fenomeni. E in linea generale troppe emozioni impediscono il ragionamento e frenano la capacità di vedere le cose in una giusta prospettiva".

Informazioni verificate. E’ stata chiamata “infodemia” il contagio e la diffusione delle notizie: guardando la tv, aprendo i giornali o andando in rete si viene sommersi da una marea di informazioni di ogni tipo sul Coronavirus: veri esperti e finti esperti, specialisti improvvisati, persone che riportano il “sentito” dire o il “sentito” letto. In questo campo ragionare con il “buonsenso” porta a conclusioni spesso errate.

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