Salmè: «Fontanini ha tradito il patto»

UDINE 05 FEBBRAIO 2019 3 CIRCOSCIZIONE Agenzia Petrussi foto Turco Massimo
UDINE 05 FEBBRAIO 2019 3 CIRCOSCIZIONE Agenzia Petrussi foto Turco Massimo

«Il sindaco Fontanini ha tradito la parola data ai nostri elettori, che avevano avuto garanzia dal sindaco di essere “rappresentati” nella futura giunta». Ad affermarlo è Stefano Salmè, segretario politico di “Io Amo Udine, dopo che la rappresentante nell’esecutivo di Udine, l’assessore Daniela Perissutti, ha ricevuto ieri, mentre era al lavoro nel suo ufficio in Comune, la revoca delle sue deleghe. «La lunga carriera del sindaco viene macchiata dall’onta del tradimento – afferma Salmè –. Il 4 maggio del 2018, nella sede del nostro movimento, davanti a decine di candidati delle due liste che mi sostenevano come candidato sindaco di Udine, Fontanini contrasse con noi un patto elettorale che gli permise di diventare sindaco di Udine. La coalizione di liste che mi sostenne al primo turno elettorale, totalizzò 1.208 voti. Il 13 maggio al turno di ballottaggio la coalizione che sosteneva Fontanini vinse con un margine di soli 280 voti. Oggi, dopo essere stati determinanti per la sua, per la loro vittoria, veniamo vigliaccamente “scaricati” da chi ha tradito lo spirito stesso della logica per cui il sindaco risponde agli elettori che lo hanno direttamente eletto e non ai partiti come accadeva nella prima repubblica». «Come un piccolo Badoglio qualsiasi – prosegue –, prima vince con i voti della destra udinese (seppur civica), poi tratta per mesi un rimpasto, mentre continua a rassicurarci sulla sua lealtà al patto elettorale (per non farci agitare), per poi infine annunciare sulla stampa il suo tradimento (la vergogna era tanta e si è ben guardato dal dircelo in faccia). Questo metodo di far politica avrà anche permesso a Fontanini di navigare nella politica per 35 anni, ma ha sicuramente nauseato i cittadini». Per Salmè «l’uomo solo al comando è oggi semplicemente solo, accerchiato, in una città che lo percepisce come un corpo estraneo alla sua cultura, alla sua tradizione politica, dove il comando è affidato a pochi consiglieri comunali che sono riusciti con il ricatto politico ad ottenere le chiavi dell’amministrazione. La maggioranza consiliare ritrovata grazie al tradimento, si abbarbica nel “Palazzo”. Chiuso nel bunker con i suoi “generali”, il sindaco ha perso completamente il senso della realtà della nostra città». «Non era questo il risultato che gli udinesi di centrodestra speravano – conclude – dopo la vittoria così a lungo agognata. Il sindaco faccia un gesto di dignità politica e personale e si dimetta, restituendo la parola ai cittadini udinesi. Noi rimaniamo coerenti. Siamo pronti a partecipare alla costruzione di una nuova coalizione vincente in grado di garantire quella “rivoluzione” che in campagna elettorale avevamo promesso». —

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