A 84 anni torna tra gli studenti: "Insegno inglese al doposcuola e mi sento utile"

Ha 84 anni ed è l’insegnante più anziana del doposcuola dell’oratorio San Pietro. Da volontaria, due volte la settimana aiuta i ragazzi nei compiti pomeridiani di inglese e, se serve, anche di italiano, storia e geografia. Lo fa per sfuggire alla solitudine della vedovanza, continuando a fare il lavoro di una vita e sentirsi così ancora utile.
Armida Alfieri Trevisan dopo la laurea in Lingue e letteratura straniere conseguita a Milano, dal 1967 al 1990 ha sempre insegnato inglese ai ragazzi della scuola media, prima ad Azzano Decimo, poi a Polcenigo, quindi Aviano e Cordenons, finendo la sua carriera nel 1998 all’istituto Flora. Originaria di Pescara e residente a Cordenons da più di quarant’anni, tra il 1976 e il 1990 alla scuola media Da Vinci ha visto passare generazioni di cordenonesi ed è ricordata come la “prof Trevisan”.
Fu promotrice della costituzione del primo laboratorio di inglese attrezzato con registratori e cuffie della scuola e visse l’era del preside Beniamino Tavella, che promosse la formazione dei suoi insegnanti nei primi studi internazionali sull’approccio all’handicap.
A ricordare quegli anni ad Armida luccicano gli occhi, vivaci com’è il suo carattere. «Sono andata in pensione anzitempo nel 1998 per seguire prima i genitori anziani malati, poi una zia e infine mio marito – racconta –: ho sempre continuato a fare ripetizioni a casa e a coltivare lo studio, ma quando nel 2009 sono rimasta sola ho sentito la necessità di ricominciare e sono andata al doposcuola. Ho due figli, uno vive all’estero, una nipote adolescente che seguo, e tanti hobby ma finché la salute me lo permetterà voglio sentirmi utile per gli altri».
L’84enne è tra i volontari che hanno avviato il gruppo del doposcuola ed è, come detto, la più anziana tra altri insegnanti in pensione: non per questo però si fa mettere i piedi in testa dai ragazzi di oggi. Dai suoi alunni del doposcuola non accetta un “Ciao prof”, ma riesce a ottenere con la sua fermezza il rispetto che si deve a un’insegnante anche attraverso l’uso del “lei”.
«I miei ex alunni si ricordano ancora di me come un’insegnante severa, ma mi ringraziano per aver dato loro basi solide che li hanno aiutati nel proseguire lo studio della lingua. Per me è la più bella gratificazione».
Come si trova oggi ad insegnare alle nuove generazioni? «Ho sempre cercato di insegnare ai miei alunni, oltre che la lingua anche il rispetto, l’educazione e la collaborazione senza i quali non si impara nulla e così faccio al Doposcuola, dove seguo individualmente i ragazzi. Noto che non sanno più usare la memoria e che non conoscono la grammatica italiana. Senza quelle, mi spiace dirlo, non si va da nessuna parte”. Ai giovani ricorda che «l’educazione è alla base di tutto, anche dell’apprendimento». Ai suoi coetanei dice che «finché la mente è attiva, non si è veramente vecchi».
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