Mafia nel Nordest, c'era un camorrista ai vertici della coop friulana

In carcere Paolo Antonio Valeri, dal 2017 vice presidente del Gelso. Voleva realizzare un impianto a biogas anche in Veneto

UDINE. Specialista nelle false fatturazioni, nella riscossione dei crediti con modalità estorsive e nell’acquisizione di società decotte destinate a diventare lo schermo per attività illecite. Paolo Antonio Valeri, 55 anni, di Eraclea, rispondeva a tutti i requisiti. E chi lo cercava per entrare in affari con lui, probabilmente, lo sapeva. O quantomeno, conosceva la fama dei suoi amici e protettori: i casalesi.

Eppure, nulla gli ha impedito di sbarcare anche in Friuli. Lo ha fatto in più momenti, muovendosi in silenzio e portando sempre a compimento i propri piani. Compreso quello di assurgere al ruolo di vice presidente di una cooperativa agricola, “Il Gelso” di Ciconicco di Fagagna, che tutto porta a credere fosse a sua volta funzionale a interessi “più alti”.

Mafia, l'allarme della Dia: il Friuli Venezia Giulia terra d'interesse per riciclaggio e reinvestimento

Interessi per il momento ibernati, visto che tra i destinatari della misura di custodia cautelare in carcere eseguita lo scorso 19 febbraio, nell’ambito della maxi inchiesta della Dda di Venezia contro la camorra a Nord-Est, c’era anche lui. Da allora, Valeri non è più uscito dal carcere.

Mastelloni: «Il Friuli Vg è una terra che attrae: camorristi disseminati anche qui»

Nemmeno la carta del Riesame è bastata ad attenuare la misura: il tribunale, lunedì, ha rigettato l’istanza presentata dal suo difensore e lo ha lasciato dentro. Anche perchè l’accusa si discosta poco da quella contestata ai boss del clan: associazione per delinquere di stampo mafioso, di cui avrebbe fatto parte a partire dal 2012, finalizzata a una sfilza di altri reati.

Don Luigi Ciotti in Friuli contro le mafie: «Sono arrivate: ora il rischio è sottovalutarle»
Zugliano 18 Novembre 2018 don ciotti Agenzia Petrussi foto Massimo Turco

Compreso quello di avere partecipato all’ideazione a alla progettazione della rapina e del sequestro di persona di Albert Johan De Boer, già suo socio nella “Obiettivo Immobiliare”, di cui sono ritenuti entrambi soci occulti, e debitore con lui verso la “Enjoy” controllata dal sodalizio.

Imprenditore friulano nel mirino dell'ndrangheta: volevano bruciargli lo yacht

Era stato proprio Valeri a indicarlo a Luciano Donadio, il capo dei casalesi insediati a Eraclea, quale «responsabile degli ammanchi e in possesso di un finanziamento di 500 mila euro l’anno della Comunità europea».

Ed è sempre a lui che gli inquirenti, sentite ore e ore di intercettazioni, attribuiscono un ruolo centrale nel sistema di false fatturazioni organizzato dall’aprile 2015 con la controllata “Gsi srl” ai danni delle banche. Il giro investe in pieno anche il Friuli, avendo la Gsi «concluso contratti con la “Suinicola Sandanielese srl” di Renzo Cinausero e con la “Agrifan spa” di Ida Anna De Monte, «utili – ipotizza il pm – a supportare e dare parvenza di legalità all’emissione di fatture e a transazioni bancarie sospette».

Nè può sfuggire l’assonanza tra l’impianto a biogas che “Il Gelso” gestisce a Fagagna e il progetto di Valeri e Donadio di realizzare a Eraclea un impianto analogo. La conversazione risale al 5 luglio 2016 e si inserisce nelle “trattative” in corso per l’elezione del sindaco Mirco Mestre. Voti in cambio di una centrale a Stretti, «analogamente ad altro già realizzato in Friuli Vg».

I suoi rapporti con i vertici del clan sono documentati anche nel corso del 2017. Quando Valeri era al Gelso (la nomina porta la data del 1° giugno). La notizia, va da sè, ha scatenato già le prime reazioni. «Mi pare una sce lta errata quella del presidente Flavio Sialino di far entrare in società una persone da fuori comune, quando si sapeva benissimo che l’impianto, ora bloccato, era in forte criticità economica e produttiva», commenta il consigliere regionale Leonardo Barberio, fagagnese.

«Dispiace che l’immagine di Fagagna venga offuscata da questa persona – afferma il sindaco Daniele Chiarvesio –. Un personaggio coinvolto nella cooperativa e del tutto avulso dall’azione dell’amministrazione. A quanto ne so, entrò al Gelso per dare un supporto. A me si presentò in quanto richiamato dal Comune per gli inadempimenti connessi all’impianto. Nonostante le assicurazioni, non ha mai provveduto a sistemare le cose». —

(Ha collaborato Anna Casasola)
 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto