Ai parlamentari Fvg piace cambiare: un terzo degli eletti ha scelto un altro partito

OpenParlamento ha pubblicato i dati delle assenze in Aula e delle missioni sia alla Camera che al Senato. E se Pegorer è al top per le presenze, Bocca invece non risulta una volta su due.



UDINE. Nel tourbillon di una legislatura parecchio complessa quanto a “cambi di casacca” – dove si è toccato il record del “trasformismo” politico – anche la rappresentanza di eletti nel 2013 in Fvg non è stata scevra di mutazioni con sei parlamentari, sui 19 totali a rappresentare la nostra regione, che sono entrati alla Camera o al Senato in un gruppo, ma ne usciranno in un altro.


Anche poco, si dirà, se paragoniamo il dato locale con quello complessivo visto che in questa legislatura si è raggiunta infatti la pazzesca cifra di 546 “transumanze”. Il record assoluto di giravolte è del senatore Luigi Compagna, passato per Misto, Gal, Ap, Gal, Ap, Gal, CoR, Misto, Gal e infine approdato in Federazione della Libertà, ma nel corso di questa XVII Legislatura, i cambi di casacca non hanno risparmiato nessun partito. Tutti ne sono stati vittime, subendo importanti scissioni interne. Con la nascita di Mdp e l’addio dei bersaniani dello scorso febbraio, il Pd ha subito una fortissima emorragia con la perdita di 22 deputati in un colpo solo. Non è andata meglio al centrodestra, dove lo scontro tra Silvio Berlusconi e Angelino Alfano ha portato alla fondazione di Ncd e poi Ap, mentre il M5s è l’unico partito ad aver subito perdite (21) senza che a esse abbiano corrisposto nuove entrate.

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Particolarmente significato, in questo senso, il dato dei grillini del Fvg che, quasi cinque anni fa, mandarono a Roma tre esponenti tra Camera e Senato, ma chiuderanno la legislatura senza nemmeno un eletto in quota M5s. Il primo a lasciare i pentastellati – perché finito nel mirino di Beppe Grillo – è stato il più giovane senatore eletto in Italia nel 2013, il triestino Lorenzo Battista passato il 10 gennaio 2014 al Misto, quindi transitato nel gruppo Per le Autonomie (27 febbraio 2014) prima di abbracciare i bersaniani con la nascita di Mdp (23 marzo 2017). Il 27 gennaio di quattro anni fa, invece, toccò sia a Walter Rizzetto che ad Aris Prodani alla Camera, entrambi passati al gruppo di Alternativa Libera-Possibile, all’interno del Misto. Ma se poi l’eletto udinese, il 22 marzo 2016, ha aderito a Fratelli d’Italia, Prodani chiuderà la legislatura – e ha già spiegato di non volersi ricandidare – nel Misto.
 
A proposito dei bersaniani, quindi, non si possono dimenticare i passaggi dal Pd a Mdp, e quindi adesso a Liberi e uguali, di due ex esponenti dem di spicco. Parliamo, in questo caso, di Carlo Pegorer e Lodovico Sonego. Eletti a palazzo Madama nelle liste democratiche, infatti, i due sono stati tra i più critici avversari della gestione di Matteo Renzi a livello nazionale e di Debora Serracchiani in Fvg. Dopo la scissione interna, quindi, hanno scelto di aderire, il 28 febbraio di quest’anno, al neocostituto gruppo di “sinistra sinistra” con il quale chiuderanno la legislatura.

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Cambiando scenario, inoltre, va segnalata anche la decisione di Gian Luigi Gigli. L’ex Udc, eletto nelle fila di Scelta Civica in Fvg nel 2013, ha aderito alla fine di quell’anno – esattamente il 10 dicembre – al gruppo di Democrazia Solidale-Centro Democratico guidato alla Camera dall’ex presidente della Provincia di Trento Lorenzo Dellai e, al cui interno, siede anche Bruno Tabacci, tra i principali sponsor dell’avventura, tramontata prima ancora di iniziare ufficialmente, di Giuliano Pisapia.
 
Nel computo delle “porte girevoli”, a onor del vero, ci sarebbe anche Serena Pellegrino, ma in questo caso viene difficile inserire l’onorevole udinese tra coloro che hanno deciso di cambiare casacca. Eletta alle Politiche in quota Sel – dietro al capolista Nichi Vendola che poi non scelse il Fvg –, Pellegrino è infatti rimasta fedele al partito quando si è tramutato (cambiando nome anche al gruppo) in Sinistra italiana e pure al momento della “fusione” in Liberi e uguali assieme a Mdp e Possibile.


Il tramonto della XVII legislatura, che chiuderà ufficialmente i battenti tra mercoledì 27 dicembre e giovedì 28 con lo scioglimento delle Camere, permette di tracciare un primo bilancio dell’esperienza dei parlamentari che, in questi quasi cinque anni, hanno rappresentato il Fvg alla Camera e al Senato. Una mini-sintesi nata in relazione al numero di presenze, assenze e missioni di onorevoli e senatori in Aula calcolate quasi quotidianamente dal portale Openparlamento.

Attenzione, però, perché queste statistiche vanno prese con le pinze considerato come non mancare mai in Parlamento certamente non si traduce, automaticamente, nella bontà del lavoro svolto a favore del territorio oppure del Paese. Basti pensare, infatti, che Ettore Rosato – uno che ha dato il nome alla nuova legge elettorale – non è certamente nelle prime posizioni quanto a presenze, così come il capogruppo del Carroccio Massimiliano Fedriga il quale, però, per ben oltre la metà del tempo è stato impegnato in missioni ufficiale per conto della Camera e, soprattutto, in questa legislatura è risultato tra i più attivi a livello di presentazione di disegni di legge e nel contrasto alla maggioranza di Governo probabilmente diventando con il suo lavoro, dopo Matteo Salvini, il leghista più noto d’Italia.

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Il tabellone con il risultato del voto della fiducia posta dal governo sul terzo dei cinque articoli della legge elettorale nell'aula della Camera, Roma, 12 ottobre 2017. ANSA/ETTORE FERRARI


Nella “classifica”, inoltre, va sottolineato un altro aspetto. Quando Openparlamento segnala l’assenza di un deputato, indica la sua non partecipazione al voto: sia quello in cui il parlamentare è fisicamente assente (e non in missione) sia quello in cui è presente, ma non vota e non partecipa a determinare il numero legale nella votazione. Attualmente, purtroppo, i sistemi di documentazione dei resoconti di Camera e Senato non consentono di distinguere un caso dall’altro. I regolamenti non prevedono la registrazione del motivo dell’assenza al voto del parlamentare e, pertanto, non si può distinguere quella ingiustificata da quella, ad esempio, dovuta a ragioni di salute.

Tenendo in considerazione tutti questi aspetti, dunque, a Montecitorio i più presenti sono risultati due onorevoli del Pd e cioè Giorgio Brandolin (97,66%) e Gianna Malisani (96,29%), seguiti da altri due dem, Tamara Blazina (91,76%) e Giorgio Zanin (87,88%). Detto dei numeri alti di missioni di Rosato (20,1%) e Fedriga (50,98%), chiudono la legislatura con un delta di presenze molto positivo anche l’ex M5s Aris Prodani (86,42%), il centrista Gian Luigi Gigli (82,13%), il meloniano Walter Rizzetto (81,79%) e la forzista Sandra Savino (81,79%). Qualcosa in meno, ma comunque cifre tutt’altro che insignificanti, raccolgono, quindi, il dem Paolo Coppola (73,02%, cui però va sommato il 17,77% di missioni come esperto di digitale) e l’ex Sel Serena Pellegrino (73,62%).

Passando a palazzo Madama, infine, chiude con un percorso pressoché netto il senatore di Liberi e uguali Carlo Pegorer (99,7%), seguito a stretto giro di posta da due esponenti che il Pd non l’hanno mai lasciato e cioè Laura Fasiolo (98,08%) e Francesco Russo (97,67%). Non banale, quindi, pure la percentuale di un altro dem come Alessandro Maran (90,97%), al pari del bersaniano Lodovico Sonego (83,85%) e pure del suo nuovo compagno di partito – tenendo a mente il 17,74% di missioni – Lorenzo Battista (17,74%). Male, invece, Bernabò Bocca.

Il “visitor” azzurro, torinese di nascita, toscano di adozione e catapultato nel 2013 nel ruolo di capolista al Senato di Forza Italia direttamente da Silvio Berlusconi, è anche presidente nazionale di Federalberghi. In regione, in questi anni, non si è praticamente mai visto e, stando alle cifre di Openparlamento, non ha certamente brillato di luce propria quanto a presenze a palazzo Madama se pensiamo che ha accumulato la bellezza del 43,63% di assenze, cioè è mancato a praticamente una votazione su due.

Presenti o assenti: le pagelle

Pegorer al top, il flop di Bocca: ecco chi sono i "presenti" e gli "assenti" in Aula
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I dem isontini rivogliono Fasiolo e Brandolin
 

Il tentativo è chiaro e punta a provare a garantire una rappresentanza a un territorio – quello dell’ex provincia di Gorizia di madrelingua italiana – che altrimenti, nel gioco degli incastri del Rosatellum-bis, rischia, molto seriamente, di essere tagliato fuori dai giochi che contano, ma, a oggi, è difficile credere che la mossa possa ottenere il risultato per cui è stata messa in atto.

 
Il discorso verte, nel dettaglio, sulla lettera che il Pd isontino ha predisposto e attraverso la quale chiede ai vertici del partito, regionale e nazionale, di ricandidare alle prossime Politiche Giorgio Brandolin alla Camera e Laura Fasiolo al Senato. Una posizione quantomai lecita, anche se resta da capire come mai nell’elenco non sia stato incluso il nome di Alessandro Maran, certamente non l’ultimo personaggio – anzi – dei dem locali, ma che, come accennato, pare avere pochi, reali, margini di manovra.

Candidati per Roma Fi e Pd accelerano sui “preferiti” locali
Un momento del voto per le elezioni amministrative nel seggio in Piazza del Collegio Romano, Roma, 05 giugno 2016. ANSA/ANGELO CARCONI


 
Prima di tutto, infatti, le due candidature potrebbero trovare spazio solo nei collegi uninominali visto che alla Camera è quantomeno arduo ipotizzare che i primi due posti del proporzionale non vengano assegnati a Ettore Rosato e Debora Serracchiani, mentre per i plurinominali del Senato, si giocano lo slot di capolista – l’unico che a sondaggi vigenti garantisce la sicurezza di elezione – Franco Iacop, Francesco Russo, Paolo Coppola, Gianni Cuperlo oltre – si dice – alla stessa governatrice.

 
E se, almeno teoricamente, qualche speranza in più in quota maggioritaria potrebbe avercela Fasiolo al Senato, dove il collegio mutuato dal “vecchio” Italicum è enorme e da Trieste passa per Gorizia abbracciando pure la montagna friulana, più complessa è la situazione di Brandolin alla Camera. Non tanto per le percentuali di consenso del parlamentare uscente – che nell’isontino possiede senza dubbio una sua base elettorale non indifferente – quanto al fatto che proprio su pressioni del Pd quel collegio sia stato modificato in corso d’opera, spostando dieci Comuni dell’Udinese (da Cividale a Manzano passando per San Giovanni al Natisone), riducendone il numero di abitanti e cucendo addosso il territorio alla minoranza slovena per favorirne l’elezione di un rappresentante in Parlamento.

 
Questa, almeno, è stata la giustificazione ufficiale fornita sia dal Pd sia, nelle pieghe del decreto con cui sono stati stabili i collegi, anche dalla Commissione governativa per la definizione delle aree di elezione. Ora, in politica certamente tutto è possibile – e in fondo nessuno vieta ai dem di candidare un madrelingua italiano –, ma a livello politico diventerebbe, poi, difficile sostenerne la scelta, prima di tutto nei confronti degli esponenti di quella minoranza slovena con i quali è fondamentale mantenere l’alleanza anche, se non soprattutto, in vista delle Regionali.
 
Insomma, il gesto del Pd dell’Isontino è chiaro, ma con non enormi possibilità di riuscita visto che a decidere sarà il livello nazionale nel quale gli incastri sono tanti, così come i big in uscita che scalpitano per un posto sicuro. E allora, nella logica complessiva del Paese, ma anche del Fvg, Gorizia corre il rischio, a centrosinistra, di vestire ancora una volta i panni del classico vaso di terracotta costretto a viaggiare tra due v
La democrazia ha un costo, poco da dire, ma certamente si può discutere sul valore, e sulla quantità, di questo costo. Resta il fatto – comunque la si guardi – che i numeri non mentono e, a oggi, ci dicono che i 19 parlamentari del Fvg hanno comportato – o meglio comporteranno visto che il conto è tarato sulla fine della legislatura prevista a marzo – una spesa di 16 milioni e 85 mila euro.
 
Il conto, d’altronde, è semplice. Collegandosi al sito della Camera, infatti, si scopre come l’indennità mensile garantita a un deputato (escludendo l’addizionale Irpef regionale e comunale) sia di 5 mila 246 euro. A questa cifra, poi, vanno sommati i 3 mila 503,11 euro versati a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma decurtati di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato dalle sedute dell’Assemblea in cui si svolgono votazioni elettroniche. Oltre a questo, inoltre, è compresa una voce chiamata “rimborso spese di mandato” da 3 mila 690 euro al mese, corrisposta forfetariamente per il 50% e per l’altra metà per spese specifiche (collaboratori, consulenze...). I deputati usufruiscono poi di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima e aerea per i viaggi sul territorio nazionale, mentre per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3 mila 323,70 euro, per il deputato che deve percorrere fino a 100 chilometri per raggiungere l'aeroporto più vicino, e a 3 mila 995,10 euro se è superiore a quella distanza. Il tutto senza dimenticare le spese telefoniche (258 euro al mese). Per un onorevole friulano, dunque, il conto fa 13 mila 804 euro al mese, 828 mila 240 in un quinquennio che diventano 9 milioni 938 mila 880 sommando i dodici eletti in Fvg.


 
Simile, ma con delle differenze, la situazione a palazzo Madama. Un senatore, infatti, ha diritto a 5 mila 304 euro di indennità (sempre al lordo delle ritenute Irpef locali), 3 mila 500 euro come rimborso per le spese a Roma – anche in questo caso con eventualità penalità per le giornate di assenza –, a un versamento forfetario per le spese generali pari a mille 650 euro al mensili oltre, come a Montecitorio, a un rimborso per le spese di mandato. In questo caso, però, il meccanismo è diverso rispetto alla Camera, visto che l’importo complessivo di un eletto a palazzo Madama è diviso in una quota mensile di 2 mila e 90 euro – sottoposta a rendicontazione quadrimestrale – e in un’ulteriore quota di 2 mila e 90 erogata forfetariamente ogni 30 giorni.

E se al pari dei deputati, i senatori durante l’esercizio del loro mandato usufruiscono di tessere per i trasferimenti gratuiti sul territorio nazionale, mediante viaggi aerei, ferroviari e marittimi oltre alla la circolazione sulla rete autostradale, il conto per un eletto friulano fa 14 mila 634 euro al mese, 878 mila e 40 nel corso di un’intera legislatura e quindi 6 milioni 146 mila 280 nel complesso dei sette del Fvg. Il totale, dunque, è presto fatto: 9 milioni 938 mila 880 euro per 12 deputati, sommati ai 6 milioni 146 mia 280 per 7 senatori fa, esattamente, 16 milioni e 85 mila. E nella prossima legislatura – sempre che il Fvg non sia penalizzato dal “gioco” dei resti come avvenuto nel 2013 per Manuela Di Centa – ci sarà pure un deputato in più. 

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