Lo psicologo entra in banca per aiutare gli addetti in crisi

UDINE. Un centinaio di posti di lavoro a rischio in provincia di Udine. Oltre trecento in tutta la regione. È la previsione a breve termine del sindacato autonomo bancari italiani (Fabi). Un portato delle note situazioni di crisi vissute da alcuni istituti di credito ma anche delle diverse riorganizzazioni in atto.
Chi lavora in banca oggi è dunque vittima di grande incertezza. Eppure fino a qualche decade fa, lavorare per un istituto di credito era considerato un vanto. Sinonimo di posto sicuro, occupazione tranquilla e prestigio. Oggi invece i bancari sono al fronte, chiamati a fare i conti le esigenze di banchieri e clienti, spesso difficilmente conciliabili e per questo causa di un pressing che i dipendenti fanno sempre più fatica a sostenere.
Per aiutarli, la Fabi di Udine ha attivato un gruppo di sostegno psicologico che ha già molte adesioni. «C’è uno stato d’animo negativo nei colleghi – ha svelato ieri il segretario provinciale dei bancari autonomi, Guido Fasano, aprendo a palazzo Kechler il XXII congresso della Fabi di Udine – che deriva dalle oppressioni quotidiane fatte da chi gestisce le sollecitazioni commerciali.
Molti lavoratori vivono male il rapporto di lavoro con conseguenze sulla vita personale e famigliare». A beneficio dell’affollata platea il segretario ha messo a fuoco una a una le vertenze in corso che portano Fasano a stimare in «oltre un centinaio i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro in maniera non condivisa dalle parti sociali e in altri 200, 300 quelli che potrebbero essere chiamati a lasciare il proprio posto con forme di accompagnamento alla pensione».
Dopo aver espulso 200 lavoratori dal 2013, Hypo Alpe Adria Bank sarebbe pronta a licenziarne nuove decine. «Aspettiamo la comunicazione a giorni» ha detto a margine del congresso il segretario che puntando quindi il dito contro Banca Mediocredito Fvg: «A giugno ha attivato una procedura per la riduzione di 32 lavoratori su 86. Vertenza non ancora conclusa che fin qui l’azienda ha condotto a colpi di ultimatum, proposte non mediabili e minacce di ricorso al licenziamento collettivo».
C’è poi Help line, call-center bancario del gruppo Icbpi che a fine 2016 occupava a Cividale 180 persone «L’obiettivo dei nuovi manager – ha denunciato Fasano – è palesemente orientato alla riduzione dei posti di lavoro». Altro fronte, quello delle Bcc alle prese con le fusioni.
Se PrimaCassa (nuovo istituto frutto della fusione tra Bcc Friuli Centrale, Bassa, Gemonese e Carnia) dovrebbe essere a saldo occupazionale zero, il matrimonio tra Basiliano e Manzano – stando alla recente comunicazione fatta ai sindacati dalle due direzioni – potrebbe costare il posto a 16 dipendenti. Infine i grandi gruppi, presenti anche in Fvg. Da Unicredi a Monte dei Paschi, da Credit Agricole a Ubi.
«I processi riorganizzativi in atto costeranno centinaia di esodi e decine di chiusure di sportelli – ha aggiunto Fasano –. Non sarà indolore l’operazione messa in campo da Banca Intesa che riunirà in un unico marchio storiche realtà del territorio come la Cassa di risparmio regionale e la Banca popolare di Vicenza». Il periodo buio per i lavoratori del settore bancario non è dunque ancora finito.
E in regione solo un istituto sfugge alle critiche del sindacato. «La Popolare di Cividale – ha concluso Fasano –, ultima banca autonoma in Friuli, che sta cercando una non facile collocazione nei nuovi equilibri del mercato di riferimento».
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