Derivati, Bastianich vince la causa contro BpVi

L’imprenditore italo-americano aveva stipulato un contratto dichiarato nullo dal tribunale di Udine. In salvo 1,7 milioni di euro

UDINE. Fosse stato per la banca che l’aveva consigliato, avrebbe perso qualcosa come 1,7 milioni di euro. Tutte poste passive generate dal famigerato swap sottoscritto all’ombra dell’allora ricco forziere del cavalier Gianni Zonin.

Ma Joe Bastianich, l’imprenditore italo-americano diventato una star dopo la partecipazione come giudice a Masterchef, aveva sentito odor di bruciato. Non subito, per la verità, considerati anche i meccanismi farraginosi che regolano i derivati.

Ugualmente in tempo, comunque, per correre ai ripari e rivolgersi al tribunale. Che, annullato il contratto, ha condannato la Banca popolare di Vicenza a restituirgli i 267.097 euro già versati e lievitati intanto a quasi 300 mila euro e che ha anche dispensato il ricorrente dal pagare l’ulteriore somma di 1,4 milioni di flussi di cassa negativi maturati fino a quel momento.

La sentenza porta la firma del giudice civile di Udine, Giovanna Mullig. Una decisione tardiva, verrebbe da pensare - la causa si è trascinata per sette anni, anche per il cambio in corsa del magistrato -, visti gli ingorghi giudiziario e finanziario in cui è nel frattempo precipitato l’istituto di credito vicentino, e che invece premia comunque Bastianich, che nelle more del giudizio aveva deciso di non versare le rate del mutuo stipulato nel 2006 fino a un importo equivalente a quello reclamato.

Era stata proprio la sottoscrizione di due mutui ipotecari per complessivi cinque milioni di euro, chiesti dall’imprenditore per l’acquisto dell’Azienda agricola “Dal Fari”, a spingere la banca a proporgli di tutelarsi contro il presunto imminente rialzo dei tassi attraverso gli swap. Le cronache dimostreranno come ciò che accadde fu esattamente il contrario.

«Il contratto derivato appare concluso per coprire Bastianich dal rischio di un rialzo dei tassi di interesse rispetto alla misura del 4,35 per cento, coincidente con il livello Euribor 3 mesi di mercato dell’epoca – aveva osservato il consulente nominato dal giudice –. I mercati, invece, dal 2006-2007 a oggi, hanno visto prevalere un movimento dei tassi d’interesse al ribasso e dunque opposto rispetto agli obiettivi di copertura prefissati e ciò ha comportato flussi quasi costantemente negativi per Bastianich».

Assistito dall’avvocato udinese Lorenzo Colautti, partner della società Ingegna Finanza srl, l’imprenditore aveva dapprima cercato una via alternativa a quella delle aule di giustizia.

I tentativi di trovare una transazione - peraltro trattando direttamente con l’allora presidente Zonin -, tuttavia, erano andati falliti. Da qui, nell’ottobre 2010, l’istanza presentata al tribunale dal suo legale ai fini della «sospensione dell’addebito di competenze e flussi di cassa relativi allo swap sul conto corrente del cliente» e, altresì, dell’interruzione del recupero del credito che avrebbe continuato a maturare.

Richiesta accolta di lì a pochi mesi con un provvedimento d’urgenza che, nei contenuti, aveva anticipato di fatto l’esito favorevole della causa. La banca – aveva rilevato il giudice – non ha firmato il cosiddetto “contratto quadro”, cioè il documento che, a monte, stabilisce le regole del gioco in campo finanziario.

Un vizio di forma, insomma, sul quale la BpVi era scivolata come sulla più classica delle bucce di banana e che ha evitato all’imprenditore - nel frattempo finito sotto inchiesta per un’ipotesi di falso da poco archiviata su richiesta della stessa Procura e, nel contempo, nel mirino dell’Agenzia delle entrate per la presunta evasione di imposte sia come persona fisica, sia come proprietario del ristorante “Orsone” di Cividale - di ritrovarsi a sua volta sul lungo elenco dei risparmiatori traditi.

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