L’ordinanza contro lo sci fuoripista non blocca i riders: da tutto il mondo per Sella Nevea

Bufera dopo l’annuncio del sindaco di Chiusaforte che vuole fermare la disciplina in condizioni meteo difficili. I maestri di sci: i divieti non servono a nulla, bisogna fare formazione e insegnare il rispetto della montagna

CHIUSAFORTE. Non è ancora stata firmata l’ordinanza per bloccare lo sci fuori pista in condizioni meteo avverse nel paradiso del freeride e già infuria la tormenta sulla sede del municipio di Chiusaforte.

Che fosse una provocazione o un annuncio, quello del primo cittadino Fabrizio Fuccaro, poco importa, ora che la notizia è rimbalzata dalla carta stampata alla rete, trascinandosi dietro – è il caso di dirlo – una valanga di commenti non proprio positivi.

Basta sci fuori pista, ora arrivano i divieti

E lo ha fatto nel giorno in cui il freestyler francese Aurielien Ducroz, un’icona per i riders di tutto il mondo, volteggiava sulle nevi di Sella Nevea. C’era pure Zeno Cecon che ha affrontato la vertiginosa discesa sulla parete Nord del Grande Nabois.

Una settimana fa quelle nevi hanno attirato un altro skiman, Chris Anthony, giunto dal Colorado per cimentarsi con le rocciose dune “lunari” del Canin, capaci di trasformarsi, d’inverno, in un enorme, sconfinato, snow park.

E non è nemmeno l’unica presenza eccellente fra i riders del panorama internazionale ad aver scelto Sella Nevea, situata in una delle zone con più alta intensità di precipitazioni nevose in Europa.

La morfologia del territorio è unica. Le pendenze aggressive, che consentono linee mirabolanti, miste a pendii più dolci, fanno dell’intera zona attorno a Sella Nevea un’enorme arena per il freeride e sci alpinismo a ogni livello.

Fuoripista-mania, il parere: "La neve fresca tenta gli sportivi, ma i rischi sono alti"
monte Zoncolan

L’ambiente freddo e asciutto, tipico delle Alpi Orientali, si scontra con l’aria umida del Mediterraneo e genera un microclima che permette risultati eccezionali sia come abbondanza che come qualità della neve: polverosa ma allo stesso tempo consistente.

Ed è in quell’anfiteatro nevoso che i futuri maestri di sci stanno svolgendo un modulo di freeride che permetterà loro di apprendere quali sono i reali pericoli della montagna, di individuare il rischio slavine, assimilare le tecniche per la ricerca dei dispersi e diventare professionisti.

Alessandro Pandolfo, presidente regionale dell’associazione maestri di sci e responsabile della formazione, non ha dubbi «la migliore prevenzione è la conoscenza, garantita dalla formazione di professionisti, che dopo aver affrontato un corso di 70 giorni e aver superato esami sulle competenze tecniche e culturali, ora affrontano i temi della sicurezza.

"Getting there", il video mozzafiato di Chris Anthony

Posso capire che in condizioni estreme, vale a dire con un bollettino valanghe di grado 4 marcato, è meglio non uscire, ma i maestri italiani, che assieme a quelli austriaci e francesi rappresentano un riferimento in Europa, sanno in quali condizioni e con quali modalità si può uscire».

Il parere, giunto dai vertici di una realtà che conta ormai 440 iscritti, riflette ciò che, a tratti meno pacatamente, hanno commentato in rete tanti rappresentanti del settore, non solo istruttori, ma anche gestori dei rifugi e operatori turistici, visto che Sella Nevea richiama appassionati da tutto il mondo.

Ivano Sabidussi di esperienza ne ha accumulata, infatti da un quarantennio lavora come maestro e allenatore, cimentandosi anche nel freeride.

«Ricorrere ai divieti non serve a nulla: è come chiudere un’autostrada perché si è verificato un incidente – è la sua metafora –. Bisogna invece educare le persone a cimentarsi in queste discipline sportive con un bagaglio di competenze adeguato.

Tre anni fa abbiamo iniziato un percorso per fare il Freeride paradise a Sella Nevea e questo progetto ha richiesto investimenti per la promozione. Ora – argomenta – un divieto come quello annunciato fa capire che nulla è stato fatto.

Alla base di questa attività c’è l’educazione e il rispetto della montagna». Il suo pensiero che, non appena è apparso sulla pagina del Sella Nevea group, in rete, ha collezionato una cascata di condivisioni. Facile capire, poi, come i divieti vadano stretti a uno skirider come Enrico Mosetti, protagonista con Cecon di una discesa spettacolare per 1.100 metri di brividi dal Grande Nabois.

«I divieti sono già stati sperimentati in passato – è la sua versione – e non hanno prodotto gli effetti sperati. Con Promoturismo bisogna invece fare informazione e sostenere una filiera turistica fatta di guide, istruttori, gestori di rifugi e operatori che operano in montagna».

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