Fuoripista-mania, il parere: "La neve fresca tenta gli sportivi, ma i rischi sono alti"

Chiusaforte: Di Lenardo, free rider: anche i più esperti devono seguire regole. «Tragedia sfiorata, prima di scendere si deve fare un test del terreno»
monte Zoncolan
monte Zoncolan

CHIUSAFORTE. Giornata splendida, 90 centimetri di neve fresca su tutto il gruppo del monte Canin, proprio la situazione ideale per gli amanti dello sci fuori pista. Ma proprio per il tipo di nevicata, ancora instabile, presentava anche rischi che avrebbero dovuto sconsigliare questa pratica.

Invece, anche se le segnalazioni dell’Osmer indicavano un pericolo marcato di valanghe, che era a livello 3 su di una scala di 5, il gruppo di sloveni non ha desistito. Mercoledì 1 marzo, praticando il fuori pista, gli sciatori hanno fatto staccare la valanga che ha travolto uno di loro.

Certo, si trattava di sciatori con una certa esperienza visto che erano ben attrezzati. Ma cosa spinge questi sportivi a rischiare, alle volte, di mettere a repentaglio anche la propria vita per una passione?

«Sciare fuori pista è molto gratificante per le sensazioni che assicura a chi lo pratica, di norma sciatori provetti che non hanno remore nel discendere con gli sci o con lo snowboard, fra pendii e salti di roccia – spiega la guida alpina Alex Di Lenardo, lui stesso un free rider che conosce ogni canalone delle Alpi Giulie –. Di giornate favorevoli quest’inverno ne ha offerte ben poche e appunto, si può supporre che, con tutto il comprensorio del Canin particolarmente invitante, gli sloveni abbiano ritenuto che il pendio fosse se non proprio sicuro, idoneo per potere effettuare le loro discese, pur prendendosi qualche rischio».

E tutto sommato è andata anche bene, nonostante la valanga, come era nelle previsioni dell’Osmer, ha travolto uno di loro. «Certo, s’è sfiorata la tragedia. La vicenda, appunto, ricorda che anche gli sciatori esperti dovrebbero sottostare a delle regole».

«Osservare ogni precauzione prima di muoversi, come quella di compiere un veloce test della neve – elenca Di Lenardo – facendo un buco per analizzare sul posto la composizione dello strato nevoso del pendio, del costone o del canalone che interessa e così se il responso non è favorevole, si può evitare di insistere nell’uscita evitando anche possibili disgrazie».

Secondo la guida alpina, queste ultime sono tutte operazioni «che non comportano grande dispendio di tempo e la gente esperta le sa fare, solo che alle volte, per eccesso di sopravvalutazione delle proprie capacità, non vengono effettuate. E poi limitarsi a sciare solamente su pendii e canaloni attentamente esaminati avendo riguardo anche dei pericoli incombenti per gli accumuli di neve ventata».

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