Omar Monestier: Identità e Autonomia rigenerano la Piccola Patria

Ritorno nella Piccola Patria dopo meno di due anni animato dalle stesse umiltà e passione con le quali venni già una prima volta. L’emozione è ancor più grande perché del Friuli conosco, adesso, le genti e la storia. Amo quel «tipo friulano» che è tenuto «ben distinto da quello veneto e giuliano», come scriveva Tiziano Tessitori, le cui parole ho appena riletto nella breve storia raccolta con mirabile sintesi dal nipote Michele Meloni.
A quel concetto, sul quale si basa, assieme a una fede incrollabile nella democrazia e al diritto all’autogoverno dei popoli, bisogna continuamente riandare per comprendere che cosa siano la friulanità e l’Autonomia. La Storia ha dato ragione a Tiziano Tessitori, il quale si batté per la creazione di una unità federata dentro lo Stato nazionale. Poco importa, ora, sapere che non è la Regione così come la vediamo realizzata l’obiettivo primario di Tessitori, che l’inclusione di Trieste sia stata subita.
Col realismo dei posteri possiamo ben dire che quell’allargamento a Est, così temuto, così contrastato, è stato digerito nella quotidianità senza traumi sostanziali. Mi spingo a sostenere, ben sapendo che per molti amici friulanisti questa è considerata una eresia, che l’allargamento all’area giuliana ha arricchito reciprocamente le città.
Ciò ha impedito la chiusura claustrofobica dentro i confini geografici dei quattro capoluoghi regionali. Tessitori scriveva che alla fine «l’autonomia trionferà». Così è stato, nonostante la differenza fra il sogno e la sua realizzazione.
Pur con le difficoltà del momento l’identità del Friuli resiste forte più che mai. Avessimo bisogno di prove, eccole servite. Le commemorazioni per il 40º anniversario del terremoto, che hanno coinciso con il 70º compleanno del Messaggero Veneto, ci hanno consegnato un territorio vitale e operoso. Che non dimentica e guarda avanti con una propensione all’innovazione e alla sperimentazioni che ci vede secondi solo a territori che calcano la scena economica da protagonisti europei.
I racconti dei sopravvissuti e dei testimoni del terribile sisma, raccontati con la diligenza e il rispetto e di cui solo una friulana come Giacomina Pellizzari poteva disporre, hanno documentato un popolo provato, ma mai domo. Gente abituata a lavorare, a emigrare con la mente sempre rivolta alla Patrie, pronta a tornare fra queste colline e montagne, dentro quel compendio dell’Universo che non si può dimenticare mai.
Il Messaggero Veneto è il friulano ad honorem che dal Dopoguerra palpita assieme al Friuli. Lo fa con una dedizione che ha pochi eguali nell’editoria italiana ed è ripagato da un successo di vendite e da un numero di lettori straordinario, che resiste pressoché immutato sull’edizione cartacea e continua a crescere on line. Chi dirige il Messaggero Veneto sa di avere a che fare con un pezzo fondamentale della friulanità. È una responsabilità enorme, che va esercitata con equilibrio e responsabilità.

Il Messaggero Veneto parla ai suoi lettori con una vocazione locale, ma non provinciale. Il legame viscerale col territorio si sposa con la voglia di restare in comunicazione con le complessità del mondo. La Piccola Patria vuol sapere cosa capita fuori dai suoi confini e desidera ricevere analisi, commenti, spiegazioni sui fenomeni globali. Non esiste sulla Terra un fatto rilevante che non veda coinvolto un friulano o un discendente di emigranti friulani. Quanti Friuli esistono fuori dal Friuli? Così tanti che ormai è impossibile contarli.
Mi è capitato di partecipare alle convention dei discendenti di terza o quarta generazione. Tutti conservano qualche parola della marilenghe, qualche foto gualcita di nonni o bisnonni partiti in cerca di fortuna. Oggi tornano a casa non con la nostalgia dei migranti.
Guardano al Friuli come a una terra dove si possono compiere studi eccellenti, costruire società e fare impresa come meglio non si potrebbe altrove. La qualità dei servizi è eccellente, anche quando ce ne lamentiamo. La nostra Università, piccola e combattiva, è in grado di formare le classi dirigenti del futuro ed è pronta a fecondare altri territori con l’energia e la capacità di fare tipica del friulano.
L’Autonomia non è statica. Anzi, si muove e si rigenera più velocemente del corpo statale nel quale è inserita. Non bisogna aver paura di ammodernare il sistema amministrativo sul quale poggia la Regione. L’Autonomia è anche sperimentazione.
Il Friuli Venezia Giulia ha affrontato prima di tutti la sterilizzazione delle Province, sta tentando di avviare forme più efficienti e meno dispendiose di servizi resi dalle amministrazioni comunali. È un cammino facile? No. Lo vediamo nella gestione della legge sulle Uti. Il dibattito è acceso e il Messaggero Veneto continuerà a raccontarlo senza pregiudizio, essendo certo che il rispetto dei diritti dei cittadini viene prima delle difese ad oltranza, sovente immotivate, dello status quo promuovendo dibattiti e ospitando tutte le opinioni.
Tutto ciò continueremo a esplorare, in continuità con i direttori che mi hanno preceduto, nella scia dell’inarrivabile Vittorino Meloni, protagonista assoluto di una lunga stagione di successi.
Non dimenticheremo il rigore di Sergio Gervasutti, gli insegnamenti di Sergio Baraldi, la competenza di Andrea Filippi e la profondità di analisi di Tommaso Cerno, al quale mi lega una amicizia non banale e un comune impegno a favore delle battaglie civili. Gli sono riconoscente per il giornale che mi consegna e per i suggerimenti che ha voluto lasciarmi come viatico per mandare in edicola e on line un Messaggero Veneto sempre più ricco e completo, capace di rendere un servizio all’attesa delle aspettative.
Non voglio dimenticare un ragazzo straordinario, Enrico Mascilli Migliorini che a 23 anni, nel 1946, riusci a stampare fra mille difficoltà la prima copia di quella che sarebbe diventata la voce di questa terra. Ancor oggi vigila sul Messaggero Veneto e gliene siamo riconoscenti.
Esprimo la più profonda delle gratitudini al Gruppo Espresso e all’Editore, Carlo De Benedetti, per avermi affidato la conduzione del Messaggero Veneto per la seconda volta. Sono riconoscente al direttore editoriale Roberto Bernabò per la fiducia accordatami, alla redazione e al consigliere delegato, Fabiano Begal, per avermi accolto con così tanto affetto.
Ai lettori dico: siamo la vostra casa. Come sempre.
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