Fidanzati uccisi, le mamme delle vittime: "Rosaria, devi dire la verità"

PORDENONE. Al toccante appello dei genitori delle vittime, al momento, Rosaria Patrone oppone il silenzio e le ragioni del cuore. Rosaria sta con Giosuè Ruotolo e non accoglie, per ora, l’invito della Procura e quello delle famiglie di Teresa Costanza e Trifone Ragone a farsi avanti.
«Vada dagli inquirenti, si metta a disposizione e dica tutta la verità». È il pacato invito rivolto di fronte alle telecamere della trasmissione Quarto grado da Rosario Costanza e da sua moglie Carmelina.
Accorato l’appello alla giovane studentessa di Somma Vesuviana da parte di Eleonora Ferrante, mamma di Trifone: «Potresti essere mia figlia. Te lo dico da mamma. Se nel tuo cuore c’è ancora una traccia di Dio, per pietà racconta tutto agli inquirenti. Toglici questo dolore».
La madre, affranta, spiega che la tomba di Trifone ad Adelfia è diventata meta di un pellegrinaggio di tanti sconosciuti, che vengono a portare un segno, un fiore, un pensiero. Anche a Zelo di Buon Persico, dove è sepolta Teresa, si assiste a una processione simile. «Loro rappresentavano l’amore», chiosa mamma Eleonora.
A Somma Vesuviana, invece, una delle tre amiche coraggio che hanno svelato ai pm l’esistenza del profilo Facebook “Anonimo anonimo”, difende Rosaria Patrone.
«Rosaria e Giosuè sono innocenti», sottolinea la ragazza, inseguita dal cronista televisivo. Nel paese dei due fidanzati indagati si respira dunque solidarietà. La giovane è persuasa che l’amica riuscirà a dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. Fiducia condivisa dal suo avvocato Costantino Catapano.
La giovane studentessa di Giurisprudenza ha scelto di rinunciare all’interrogatorio di garanzia, fissato alle 9 di domani dianzi al gip Alberto Rossi. Fino a sabato mattina alla cancelleria dei gip non era arrivata, però, una comunicazione ufficiale di revoca. Tanto che nei corridoi del palazzo di giustizia si è pensato anche a un possibile colpo di scena dell’ultim’ora.
Non sarà così, a detta dell’avvocato Costantino Catapano, che anche ieri ha confermato: la strategia difensiva non è mutata, la 24enne di Somma Vesuviana sceglierebbe in ogni caso di avvalersi della facoltà di non rispondere, anche per consentire al suo legale di fiducia di studiare gli atti dell’inchiesta, finora preclusi alle difese dei due arrestati.
Dopo essere stata sentita per più di venti ore come persona informata sui fatti, Rosaria Patrone si era avvalsa della facoltà di non rispondere all’interrogatorio, dopo aver reso alcune dichiarazioni spontanee all’inizio del colloquio con i pm Pier Umberto Vallerin e Matteo Campagnaro, in merito al profilo Facebook “Anonimo anonimo”. In quella occasione, Rosaria ha sostenuto che si era trattato di uno «scherzo» fatto dal suo fidanzato alla vittima.
E dire che per lei la via d’uscita dal caso giudiziario sarebbe semplice: l’accusa di favoreggiamento nei suoi riguardi cadrebbe automaticamente in caso di ritrattazione, se l’indagata scegliesse di raccontare tutto ciò che sa agli inquirenti.
Separati da centinaia di chilometri, Giosuè dietro le sbarre a Belluno e Rosaria con il braccialetto elettronico nella sua casa di Somma Vesuviana, i due fidanzati rimangono uniti, nel silenzio.
La stessa ordinanza del gip definisce Rosaria indissolubilmente legata a Giosuè, tanto che, sempre secondo il gip, ha sempre difeso il suo fidanzato anche a costo di commettere scientemente condotte delittuose di favoreggiamento. Il giudice intravede, peraltro, nel comportamento di Rosaria una pervicace determinazione nel legarsi alla sorte di Ruotolo.
Intanto, a breve, al tribunale del Riesame si giocherà un’altra importante partita: in quella sede ci sarà la prima verifica dei risultati investigativi sul caso.
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