Fidanzati uccisi, si lavora sulla pistola: zero impronte e Dna, ma un aiuto dal web

Sul computer fisso di Somma Vesuviana tracce di alcune ricerche. Gli inquirenti cercano di ricostruire la storia della Beretta

PORDENONE. Non c’è prova materiale, al momento, che colleghi l’arma del delitto all’indagato per il duplice omicidio di via Interna Giosuè Ruotolo.

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L’unico elemento – nell’ipotesi investigativa – è la sosta di sette minuti del commilitone di Trifone Ragone al parco di San Valentino, «per fare jogging», la sera del delitto, subito dopo la permanenza nel parcheggio di via Interna. Non basta per mettere la pistola fumante nelle mani del presunto killer dei due fidanzati. Ma gli inquirenti non demordono. È caccia sul web a ritroso delle tracce di un acquisto on line della vetusta semiautomatica.

Le prove di sparo aI laboratori dei Ris di Parma hanno potuto confermare solamente che la Beretta modello 1922, brevetto del 1915-1919, ripescata dal lago al Parco di San Valentino è sicuramente la pistola con la quale sono stati esplosi i sei colpi a bruciapelo contro Teresa Costanza e Trifone Ragone.

La permanenza di sei mesi in acqua e sotto uno spesso strato di fango non ha aiutato i tecnici del Ris di Parma. Il caricatore, monofilare e vuoto viene ritrovato dai carabinieri subacquei di Genova il 18 settembre, sotto 8-10 centimetri di fango, nel lago del Parco di San Valentino.

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L’indomani mattina i sommozzatori recuperano anche la pistola semiautomatica Beretta, calibro 7.65. È sepolta sotto venti centimetri di fango, tanto che i metal detector dei subacquei vengono tarati a una soglia altissima, che suona ad ogni linguetta di lattina lanciata nello specchio lacustre.

Le indagini proseguono sul fronte telematico. Nel computer fisso di casa Ruotolo a Somma Vesuviana, infatti, sono state trovate tracce riferite alle parole chiave “vendo arma”, “vendo pistola” e “pistola”. Si tratta di stringhe di ricerca, che i consulenti tecnici nominati dalla Procura hanno fatto riaffiorare dalla memoria non allocata del computer. Va tenuto conto che proprio tale pc è stato oggetto di cancellazioni massive di dati: per cui non è possibile né datare le ricerche né risalire con esattezza ai siti internet consultati. Quello che si sa è che qualcuno potrebbe aver digitato sui motori di ricerca tali parole.

Sono ancora in corso le indagini dei consulenti informatici della Procura su tale versante. Così come proseguono anche le indagini per individuare tutti i passaggi di mano della Beretta utilizzata per l’omicidio, da quando è uscita dalla fabbrica di Cremona. È stato invidividuato il lotto di sei pistole dal quale proviene l’arma, che ha matricola 200264.

Gli investigatori hanno verificato anche gli spostamenti dell’indagato dalla fine di novembre del 2014 (periodo in cui si suppone che sia maturata la genesi del delitto, a seguito della lite con Trifone) fino a marzo, ma rispetto all’asse Somma Vesuviana-Pordenone non sono stati rilevati movimenti significativi. Si cerca anche traccia di eventuali transazioni sul web. (i.p.)

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