Terrorismo, Mastelloni: «Gradisca è una base ideale, consente di mimetizzarsi»

UDINE. «Non siamo tranquilli. Non potremmo esserlo. Può accadere qualsiasi cosa, ovunque. E' un momento difficile per l'Europa. E’ in atto una guerra psicologica. Ma ci vuole fiducia nella nostra intelligence», dice il procuratore capo di Trieste Carlo Mastelloni.
Che premette di non conoscere nel dettaglio le carte dell’inchiesta che ha portato i Ros a sgominare una presunta cellula terroristica che faceva base in un appartamento di Merano, ma se Gradisca d’Isonzo vi figura come la meta di un regolare pendolarismo degli aspiranti jihadisti, significa che «potrebbe essere stata utilizzata come base logistica, come lo sono tutte quelle località che a differenza delle metropoli, consentono di mimetizzarsi più facilmente e dunque vengono privilegiate per questo tipo di movimenti».
Per la posizione geografica o per la residenza di qualche soggetto coinvolto, la località isontina potrebbe avere avuto nelle attività della rete su cui pende l’accusa di associazione finalizzata al terrorismo internazionale, «funzionalità programmatiche, di centro logistico, o di semplice luogo di incontri» degli adepti al Califfato che ricercavano finanziamenti, combattenti e armi da inviare in Siria anche attraverso continui viaggi nell'isontino.
Se fossero però stati attivi come cellula in Friuli Venezia Giulia l'inchiesta sarebbe quanto meno sbarcata in regione «per competenza territoriale», fa notare Mastelloni. Che ciò non sia avvenuto non è certo sufficiente per abbassare i livelli di allerta, aggiunge.
Nella grande paura attentati di queste ore, i timori si concentrano «sulle grandi metropoli dove son più frequenti le occasioni di aggregazione», e dunque possibili bersagli, ma, «i controlli sono serrati ovunque, sugli aerei, negli stadi e anche sui treni con un doppio sbarramento nell'identificazione dei passeggeri». E’ anche vero però che «a questa guerra di tipo jihadista non siamo abituati». Né preparati.
«Per affrontarla le nostre forze di sicurezza devono conoscere le religioni e le culture. Ci ritroviamo senza un intelligence europeo a dover creare una nuova piattaforma di sicurezza comune. Avremmo dovuto farlo già nel 2001, o meglio lo abbiamo cominciato a fare, ma poi ci siamo rilassati».
Per riuscirci ora servono «strumenti adeguati», a partire dalla collaborazione e dalla comunicazione tra le intelligence del Vecchio continente. «Con fatica ci stiamo arrivando, cominciamo a leggere il terrorismo con un occhio europeo». Non bastano le intenzioni.
«Sono finiti i tempi dell'isola felice in Europa», bisogna «rinforzare l'organico delle forze dell'ordine in campo, dalla polizia alla guardia di finanza ai carabinieri, non è pensabile, in un momento in cui stiamo cercando di ricostruire la nostra difesa territoriale, non avere la quantità di agenti stabilita». E poi, l’addestramento. Nota dolente. Contro il terrorismo jihadista «servono corsi qualificati, non basta un aggiornamento ogni tre anni. E’ necessaria una formazione culturale e fisica adeguata».
Se da Venezia il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio suggerisce di vietare il velo per questioni di sicurezza, Mastelloni assicura che «ogni misura di sicurezza sarà presa» a seconda degli eventi e delle manifestazioni, compreso il Carnevale, ma impedire il velo «senza che vi sia un sospetto che induca al controllo e all'accertamento» potrebbe rivelarsi «invasivo».
Dalla politica intanto, Massimiliano Fedriga, segretario della Lega, tuona contro il Pd e pretende risposte: «Urge una rapida inversione di rotta con il presidio e il blocco dei confini, il controllo sui centri di aggregazione, in primo luogo il Cara di Gradisca, e l'espulsione dei clandestini e di tutte quelle persone che possono costituire un pericolo per la nostra comunità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto










