Monitorati sermoni e preghiere: giro di vite anche nelle carceri

La denuncia del sindacato di polizia penitenziaria Sappe: in cella si annida il pericolo della propaganda. A Udine sono reclusi una sessantina di detenuti musulmani, 50 a Trieste e una ventina a Pordenone
Udine 10 Ottobre 2012. Visita Vescovo Mazzocato al carcere di Via Spalato. Telefoto copyright Petrussi Foto Press / Diego Petrussi
Udine 10 Ottobre 2012. Visita Vescovo Mazzocato al carcere di Via Spalato. Telefoto copyright Petrussi Foto Press / Diego Petrussi

UDINE. Controlli serrati e costanti sui detenuti di fede musulmana a caccia di possibili fiancheggiatori dell’Is nelle carceri del Friuli Venezia Giulia. Anche in regione è arrivata la circolare che all'indomani delle stragi di Parigi è stata diramata a tutti gli istituti penitenziari disponendo un rafforzamento della vigilanza sui detenuti islamici.

Perché il proselitismo viaggia anche attraverso le celle, non solo nelle moschee e su web. Basti pensare ai numerosi i casi di arruolamento di jihadisti avvenuti all’interno delle case circondariali, o di contatti tra terroristi sfociati nella pianificazione di attentati. Sorvegliati speciali i momenti di preghiera, spesso autogestiti e guidati da un detenuto qualsiasi che si improvvisa imam.

E’ qui che si annida il pericolo della propaganda e del reclutamento di combattenti per la Guerra Santa. Tanto che d’ora in poi ad amministrare il culto, come per le altre religioni, nelle carceri dovranno entrare gli imam dell’Unione delle comunità islamiche in Italia. Il caso più critico in regione è a Trieste, dove, a differenza di via Spalato, non c'è un imam autorizzato, e a condurre la preghiera sono gli stessi detenuti.

E’ una piccola comunità impenetrabile quella che si è formata tra una cinquantina di musulmani che il venerdì si riunisce in una stanza improvvisata in moschea per recitare i versetti del Corano in arabo.

Non ci sono mediatori, né interpreti, riferisce il segretario regionale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria), Giovanni Altomare, il che rende difficile un monitoraggio efficace sui contenuti dei sermoni. «Abbiamo chiesto che come per gli altri ministri di culto, vi sia un imam ufficiale a gestire la preghiera del venerdì, altrimenti i controlli sono inefficaci».

Non ci sono stati episodi di esultanza come quelli avvenuti in altre carceri italiane, alla vista degli attentati del venerdì 13 di Parigi. Ma nemmeno prese di distanza. In regione i detenuti stranieri, secondo i dati del ministero della giustizia aggiornati al 31 ottobre, sono 221 su un totale di 620 reclusi, di cui oltre un centinaio di religione islamica. Tra loro ci sono soggetti fragili, che magari non manifestano alcuna inclinazione sospetta al loro ingresso in carcere, ma che poi diventano facili obiettivi di indottrinamento da parte di detenuti fondamentalisti.

A Trieste, ci sono 91 detenuti stranieri di cui una cinquantina di fede musulmana, su un totale di 176 detenuti. A Udine gli stranieri sono 69, quasi tutti sono musulmani, su un totale di 153. Numeri inferiori a Pordenone, dove gli stranieri sono 23 su 60 e a Gorizia, 11 su 34, mentre nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo i detenuti stranieri sono 27 su 197, ma per il regime duro fa caso a sé stante.

La disposizione arrivata anche in Friuli Venezia Giulia dal dipartimento di amministrazione penitenziaria è di tenere sotto controllo i comportamenti di ogni singolo detenuto, per verificarne i rapporti con gli altri compagni e con le famiglie.

La gran parte di loro, però, è sola, spiega Altomare, e non ha legami con l'esterno. Ed è così che si avviano alla radicalizzazione, precisa il sindacato: «Un determinato individuo entra in carcere per reati comuni e ne esce radicale, senza che il sistema di sicurezza esterno si renda conto di cosa è accaduto in carcere, quali rapporti abbia costruito». Ecco che per evitare derive estremiste, l'imperativo è aprire le porte agli Imam esterni. Il rischio è l'isolamento e l'impossibilità di riconoscere in tempo i germi della pericolosa metamorfosi fondamentalista.

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