In crisi la metà delle aziende in regione

Dossier choc sul manifatturiero. Il periodo buio non è ancora finito: una cinquantina le vertenze Da Safilo a Burgo, da Sangalli a Wartsila, da Electrolux a Rosa

TRIESTE. Il manifatturiero ha pagato un tributo pesante alla crisi. Circa la metà delle imprese è stata colpita, con relativa occupazione. E l’elenco delle situazioni di difficoltà è corposo e rimane parziale perchè in Friuli Venezia Giulia sono molte di più delle 50 ricordate, comprendendo le tantissime micro e piccole imprese che hanno chiuso e licenziato, lontane dai riflettori. E per quanto in elenco ci siano anche alcune situazioni positivamente risolte, altre attendono ancora una soluzione, magari diversa dalla cessazione dell’attività e dalla messa in mobilità dei dipendenti.

Il punto è stato fatto ieri in commissione regionale dall’assessore alle Attività produttive, nonchè vicepresidente, Sergio Bolzonello, che ha preso la parola dopo l’intervento-cornice della presidente Debora Serracchiani. A Bolzonello il compito di recitare l’elenco dei punti di crisi, il numero dei lavoratori coinvolti, e lo stato dell’arte, in risposta alla richiesta dei consiglieri di opposizione che avevano sollecitato l’audizione.

Primo firmatario Renzo Tondo, impossibilitato a partecipare, e sostituito nell’illustrazione delle motivazioni dal capogruppo di Fi Riccardo Riccardi. «Intendiamo capire - ha spiegato - quali sono le situazioni di crisi, quali le ragioni, quanti i posti di lavoro a rischio in Fvg, in che modo si stanno affrontando queste situazioni, quali siano le misure che, in un contesto di solidarietà, si potrebbero attivare». Altra questione: la cooperazione. Da Riccardi la richiesta di valutare «un intervento straordinario attraverso un fondo regionale, da mettere a disposizione dei soci prestatori di Coopca che hanno affidato nelle mani di quella cooperativa i loro risparmi e che si trovano in difficoltà».

I dipendenti ancora a rischio sono 50 mila

Tema richiamato da Luca Ciriani, Fdi, che ha esordito ricordando alcuni dati: «47 mila sono i disoccupati, con un tasso del 7,7 per cento, mentre la disoccupazione giovanile ha raggiunto, in regione, il 26 per cento. Se a questi sommiamo i cassaintegrati che, ragionevolmente, al termine dell’utilizzo degli ammortizzatori, diverranno esuberi, credo che il tasso di disoccupazione arrivi al 10 per cento».

Su Coopca «la vicenda assume una valenza sociale importante. Io credo - ha aggiunto - che sia necessario mettere mano in fretta alle regole sulla vigilanza del sistema cooperativo dove fino ad oggi ha prevalso l’autorefenzialità e la mancanza di possibilità di controllo. Riteniamo urgente rivedere le norme per evitare che casi come questi possano ripetersi. E il Fvg che ha competenza in materia, è nelle condizioni di affrontare per prima questo nodo».

È stato Bolzonello a riepilogare le situazioni di crisi monitorate dalla Regione, ricordando il numero di occupati coinvolti e l’epilogo, se c’è stato, della vertenza. Con alcune sottolineature particolari. Una riguarda la Sangalli, in cui Friulia di fatto è proprietaria della società di Porto Nogaro, e rispetto alla quale la Regione «è impegnata a tenere fuori il sito dalla vertenza nazionale che coinvolge, con una procedura concorsuale, il Gruppo. A breve ci sarà l’assemblea - ha anticipato l’assessore - nel corso della quale Friulia compirà azioni finalizzate a tutelare il sito, l’occupazione e a impedire lo spegnimento del forno (ipotesi che pregiudicherebbe il mantenimento dell’attività produttiva).

E’ un’azienda che ha mercato - ha ricordato Bolzonello - e quindi prospettive». L’esposizione del sistema Fvg in questa vertenza è importante. C’è un intervento del Frie 72 milioni di euro, un’operazione di Mediocredito per 4 milioni e una partecipazione di Friulia per circa 10 milioni. Partecipazioni che sono già state svalutate sia in Friulia che in Mediocredito (e diverranno plusvalenze nel caso in cui questi denari rientrino), mentre «il Frie, essendo un fondo di rotazione, non entrerà in difficoltà se le cose dovessero andare male». In chiusura è arrivata la notizia che Alcatel conferma la strategicità del sito di Trieste di cui esclude la chiusura.

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