«In Friuli più acqua che in Liguria»

PALMANOVA. Ha toccato con mano le ferite della sua regione provocate dal maltempo. Ha visto da vicino danni, ha sentito le richieste di sindaci, ha stretto le mani a gente sfollata o le cui case sono state invase dall’acqua. Eppure ha potuto tirare un sospiro di sollievo.
«Perchè il sistema ha retto e ancora una volta la Protezione civile del Friuli Venenzia Giulia ha dimostrato professionalità, organizzazione e impegno straordinario». Parole pronunciate ieri dalla presidente della Regione Debora Serracchiani mentre faceva il punto sull’emergenza maltempo a metà giornata nella sala operativa della Protezione civile di Palmanova.
Su uno dei grandi monitor l’ingegner Aldo Primiero aveva appena mostrato un’eloquente elaborazione della carta del nord Italia. In rosso le piogge record superiori ai 500 millimetri nelle ultime ventiquattro ore: Liguria, alto Piemonte e Friuli Venezia Giulia hanno il record. Un muro d’acqua che, ancora una volta, a Genova e dintorni o in Toscana ha portato danni enormi e soprattutto lutti. Non in Friuli.
«Le precipitazioni che dal 4 novembre imperversano anche nella nostra regione - ha detto la presidente - hanno dell’eccezionale, con punte anche superiori e doppie rispetto ad altre rergioni italiane. Qui però, pur con alcune criticità, non abbiamo registrato i disastri di altre regioni».
Il sistema ha retto, dunque, anche grazie al lavoro degli oltre 1.700 volontari che sono entrati in azione dall’inizio del mese. «Voglio ringraziarli - ha continuato - e voglio ricordare che i disastri sono stati evitati grazie a una attenta opera di prevenzione. Investimenti e lavori che confermano come la nostra regione sul fronte della prevenzione sia virtuosa».
Ma la presidente non si è fermata qui. Davanti ai suoi uomini ha risposto a muso duro al vicepresidente della Provincia di Udine, Franco Mattiussi, che martedì aveva accusato la Protezione civile di immobilismo e l’assessore regionale competente, Paolo Panontin di non seguire sul campo l’emergenza, richiamando l’importanza delle Province in fase di smantellamento.
«Si vuole strumentalizzare un’emergenza con considerazioni assurde - ha detto Serracchiani -. Ripeto: la Protezione civile ha sempre lavorato in stretto coordinamento con gli altri enti dimostrando grande professionalità. Si vuole far pensare che la soppressione delle Provincie sia un fatto disastroso per l’umanità, ma non è così».
Poi la presidente è tornata sull’emergenza: «Abbiamo già messo a disposizione un milione di euro, so che le richieste arrivate dai Comuni stanno già raggiungendo quella cifra - ha continuato - ovviamente ci impegnamo, nel caso servano, a reperire altre risorse».
Ma Serracchiani ha poi portato ad esempoio la situazione del Livenza, il fiume al confine col Veneto messo in sicurezza grazie a una serie di interventi avviati, anche dopo che alla stessa numero uno della Regione è stato affidato l’incarico di commissario per il dissesto idrogeologico.
«Continueremo sulla strada della prevenzione», ha assicurato la presidente, mentre gli ingegneri le spiegavano come, proprio grazie ai lavori fatti e all’attento uso della laminazione nella diga di Ravedis, siano stati evitati nei giorni scorsi grossi guai alla città di Pordenone. Poi, giacca della protezione civile e zainetto sulle spalle, la presidente è salita in auto iniziando un lungo sopralluogo nei comuni più colpiti.
Prima tappa via Cormor a Mortegliano, dove il fiume martedì sera stava per esondare dopo essersi “mangiato” un pezzo di argine. «Servono interventi rapidi», ha detto alla presidente il sindaco Alberto Comand. Lei li ha garantiti. Poi la tappa a Campoformido con i sindaci di Campoformido e Pasian di Prato, Monica Tosolini e Andrea Pozzo, a Martignacco per vedere da vicino i disastri provocati dal Lavia nella frazione di Mogaredo.
Quindi, nel pomeriggio le visite a Montenars e a Tarcento, paesi feriti da decine di frane. Paesi che hanno chiesto aiuto. Servono finanziementi per la messa in sicurezza. Come a nord di Barcis in Valcellina per mettere in sicurezza l’infido torrente Varma. Lì la presidente ha concluso una lunga giornata.
Tra acqua, frane, finanziamenti chiesti dai sindaci e tanti ringraziamenti per l’operato dei volontari della Protezione civile. Con questi ultimi nello zainetto, liberare risorse nel bilancio regionale o andar a battere cassa a Roma, sarà più facile.
Il dramma a Nogaredo di Prato:
«Una vita di sacrifici spazzata dall’acqua»
di Simonetta D’Este
MARTIGNACCO. «È arrivata l’acqua da tutte le parti e ha portato via tutto, una vita di sacrifici e questo è quello che abbiamo oggi».
Si sfogano così, in mezzo al fango, sotto la pioggia che non concede che brevi tregue, con le pale e i sacchi in mano i residenti dei quattro interni del numero 30 di via Bonavilla a Nogaredo di Prato. Una delle zone, assieme al centro e alla Cividina, maggiormente colpite dall’ondata di maltempo di martedì, che ha portato all’esondazione del Lavia e degli altri piccoli corsi d’acqua del territorio.
Ieri mattina prima dell’ora di pranzo i componenti delle quattro famiglie residenti con l’aiuto di amici e parenti stavano ancora portando fuori dai garage mobili, oggetti, elettrodomestici, persino porte completamente rovinate.
«Abbiamo avuto la sensazione che qualcosa sarebbe successo già sabato – spiega Sergio Di Lollo –, purtroppo ogni volta che piove un po’ più forte qui per noi è un problema. Poi, martedì verso le 11.30 l’acqua ha iniziato a salire, così ho preso la mia bambina e l’ho portata dallo zio. Nel frattempo ci siamo tutti attivati per mettere i sacchetti davanti alle porte delle rimesse, ma non è servito proprio a niente. È arrivata acqua da ogni parte, dal cielo, dai campi qui di fronte e dal Lavia in cima alla strada: si è incanalata lungo la strada come fosse un torrente, è arrivata in fondo dove finisce il tracciato ed è tornata indietro entrando nelle nostre case».
«A quel punto – aggiunge amaro Luca Buonocore – non abbiamo potuto far altro che guardare lo spettacolo». Uno spettacolo che ha visto l’intera via Bonavilla, subito dopo la curva in fondo a destra, diventare un vero e proprio fiume in piena, con picchi di oltre un metro e venti di altezza. Una situazione che ha costretto all’intervento anche i vigili del fuoco, che hanno potuto raggiungere un uomo con disabilità solo grazie a un gommone, proprio in fondo a quella stessa strada.
«È la quarta volta che ci succede in quattro anni – aggiungono altri residenti –, abbiamo raccolto firme, presentato petizioni, ma non è servito a nulla. La realtà è che questa zona è idrogeologicamente portata a essere uno sfogo per le acque di tutto il territorio. A quanto sappiamo anticamente questa strada era proprio un vero canale di sfogo. Cosa possiamo dire? Siamo andati dal sindaco anche pochi giorni fa, ma siamo qui oggi in queste condizioni. Non abbiamo acqua calda, perché l’acqua ha danneggiato le centrali termiche, non abbiamo più un garage né le taverne…».
Ieri mattina, intanto, il sindaco Zanor e i tecnici della Protezione civile hanno effettuato un sopralluogo sul posto: la situazione è stata analizzata, e degli interventi possibili è stata presa nota.
«Abbiamo visitato i punti critici – spiega Zanor –, via Bonavilla appunto, e la zona del rio Volpe. Al più presto metteremo in pratica i primi interventi, soprattutto sul corso d’acqua. Purtroppo una situazione come quella di martedì non era prevedibile. Tutto il personale disponibile è stato utilizzato anche ieri per ripristinare la sicurezza sulla viabilità: sono stati tolti sassi e impedimenti dalle strade, che sono state pulite. Fortunatamente la situazione è tornata normale su gran parte del territorio in breve tempo una volta che la pioggia ha dato tregua, e questo significa che gli interventi e le opere che sono state fatte in questi ultimi anni hanno funzionato bene».
«Non potevamo prevedere di ritrovarci in queste condizioni – aggiunge il sindaco – e la controprova è che nella notte tra lunedì e martedì tre nostri volontari di protezione civile sono partiti con due pompe per gestire l’emergenza in Liguria. Se la situazione di poche ore dopo fosse stata anche minimamente prevista non sarebbero mai partiti».
Oggi le scuole riapriranno, mentre già ieri hanno riaperto i due locali in prossimità della piazza di Martignacco, che erano finiti completamente sott’acqua. «Abbiamo lavorato in dieci, tra amici e protezione civile, fino alle 22 di martedì – spiega Carlo Rossi dell’osteria Lenot –, in cantina avevamo due metri d’acqua».
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