Striscioni CasaPound tappezzano Udine

L’iniziativa del movimento politico contro degrado e immigrazione. Ma il manifesto appeso davanti alla Dante scatena le proteste

UDINE. Con un blitz nel cuore della notte hanno tappezzato la città di manifesti per dire basta al precariato e all’usura delle banche, al degrado di Borgo stazione e alla cementificazione che con i nuovi supermercati in arrivo in viale Palmanova «farà scomparire le piccole botteghe».

Se la sono presa con il sindaco Furio Honsell per i ritardi nella realizzazione della sede del Museo di storia naturale nell’ex Frigo e con la presidente della Regione Debora Serracchiani per i tagli alla sanità. Ma anche con gli incidenti di viale Venezia («Da anni il Comune promette una soluzione ma stiamo ancora aspettando interventi concreti») e con gli immigrati tanto che di fronte alla scuola Dante, quella col più alto numero di bambini stranieri è stato piazzato lo striscione “basta immigrazione”.

Guai però a definire i militanti di CasaPound degli esponenti dell’estrema destra e tanto meno dei razzisti. «Chi ci accusa di essere razzisti si nasconde dietro un’ideologia e degli schemi prestabiliti e ormai superati - assicura il responsabile provinciale dell’associazione, Denys Zanuttini -. CasaPound gestisce una onlus che ha operato in Kenya, Birmania, Kossovo e Ucraina. Siamo attivi sul fronte della solidarietà e con l’estrema destra non abbiamo nulla a che fare. In realtà siamo malvisti sia dalla destra che dalla sinistra».

Honsell: «Vergognoso, i problemi non si risolvono aizzando»
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Però il manifesto davanti alla scuola elementare Dante ha provocato la reazione sdegnata di chi l’ha visto e subito rimosso e anche del dirigente scolastico Livio Bearzi (come riferiamo nell’articolo a lato). «La scritta non era riferita alla scuola - assicura Zanuttini -, non ce l’avevamo certo con i bambini ma con lo stato di degrado del quartiere di Borgo stazione (come denunciato in un altro manifesto, ndr) causato anche dall’eccessiva presenza di stranieri. Ma i nostri attacchi non sono rivolti agli immigrati in quanto tali, quanto piuttosto alle politiche che alimentano per interesse l’arrivo di altri stranieri come per esempio i privilegi di cui godono le famiglie di immigrati nelle graduatorie delle case popolari».

E infatti di fronte alla sede Ater è spuntata la scritta “basta privilegi”. «Per quanto ci riguarda - precisa - prima bisogna stare vicino alle famiglie di italiani che a causa della crisi si sono ritrovate in difficoltà e sono tante. Anche per quanto riguarda il lavoro che dovrebbe essere un diritto e invece è sempre più precario, bisognerebbe favorire gli italiani. Il modo migliore di aiutare gli stranieri è creare strutture a casa loro. L’operazione mare nostrum ha portato al dissanguamento delle risorse del nostro Paese mentre l’Europa ha fatto finta di non vedere l’invasione in atto e se n’è lavata le mani lasciandoci da soli ad affrontare questa emergenza».

Per denunciare quelli che a loro giudizio sono i problemi più gravi della città i militanti di CasaPound hanno scelto dei luoghi simbolo. Per il degrado e l’immigrazione Borgo stazione, per gli incidenti viale Venezia, per il precariato il centro per l’impiego di viale Duodo, per l’usura gli uffici ancora attivi della Banca d’Italia, per i tagli l’ospedale, per i ritardi l’ex Frigo e per la cementificazione viale Palmanova. Tutti i manifesti sono stati rimossi dagli agenti della Digos che al momento non hanno comunque avviato alcuna indagine.

«Dopo aver denunciato i problemi - spiega Zanuttini - di una città che è stata umiliata e offesa da una classe politica responsabile del suo disfacimento, passeremo a una fase di proposta con una serie di mobilitazioni capillari sul territorio per cancellare il grigiore in cui è caduta Udine».

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