Nella città dei cantieri navali tra turni nelle stive e serate al bar

Abbot riporta in libreria 50 anni dopo La tuta gialla di Nordio Zorzenon Al centro del racconto Monfalcone e le vicende della classe operaia 

il libro

In una piccola città quasi di confine ai piedi del Carso si fanno visibili i primi segni del miracolo economico. Sandro è un giovane operaio in un grande cantiere navale, che vive con la moglie Fausta nell’unico quartiere risparmiato dall’ombra delle gru che sovrastano le carene in costruzione. Il suo tempo è diviso tra i turni massacranti nelle stive e le serate al Bunker, l’osteria dove ci si ritrova dopo il lavoro. Ammira i suoi compagni, è ben voluto da tutti: un gruppo eterogeneo ma affiatato di personaggi straordinari e ferrigni; molti hanno combattuto in guerra e nella Resistenza. Una routine che si interrompe bruscamente quando Paolicchi – tornato ai posti di comando dopo essere stato nel ventennio un ardente fascista – convoca Sandro nel suo ufficio per comunicargli una decisione che gli cambierà la vita.

Sono le vicende raccontate nel romanzo La tuta gialla, di Nordio Zorzenon, un libro uscito per Mursia nel marzo del 1971 e scritto dall’autore (nato a Redipuglia) quando Monfalcone era la città dei cantieri (non che non lo sia anche oggi, ma il cantiere è tutta un’altra cosa) e riproposto da Abbot editore.

“Una storia di disincanto, un racconto intenso, ma scanzonato e priva di retorica”, così viene presentata l’opera, pubblicata per la prima volta mezzo secolo fa.

Al centro delle vicende la città, il suo quartiere operaio, i lavoratori dell’allora Fincantieri, i problemi della classe operaia...

La tuta gialla è uno dei pochi lavori nella letteratura della Venezia Giulia che affronta il tema della vita nel cantiere.

Come scrive nella prefazione Angelo Ferracuti, La tuta gialla è «una sorprendente scoperta, un libro corporale dove la condizione operaia umana tout court, fatta di relazioni, conflitti e storie della Storia, comportamenti assoluti dentro un mondo particolare, quello del cantiere navale, e di un’Italia di confine, con ancora vivo il ricordo del fascismo e della lotta partigiana”.

Successivamente l’autore preferì non dare alle stampe nulla (se non qualche racconto edito su riviste locali) fino al 2003, quando, venne edito da Manni “Bonbaso”, la sua opera seconda. —

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