A Illegio un olio su tela uguale al quadro esposto al museo d’Orsay: forse è un Van Gogh

Don Geretti: «Attendiamo la conferma da Amsterdam». C’è il sospetto che l’opera, privata, sia un originale dell’artista

UDINE. «È la prima volta che il mondo vede questo Van Gogh» annuncia don Alessio Geretti, curatore della mostra di Illegio, “Nulla è perduto”, visibile fino al 13 dicembre, «e sulla base delle nostre ricerche è autentico. Ora possiamo confermarlo anche se l’ultima parola spetta al Museo Van Gogh ad Amsterdam, l’autorità mondiale di riferimento».

Sorpresa a Illegio: un olio su tela in mostra potrebbe essere di Van Gogh


«Si tratta di “Le Restaurant de la Sirène à Asnières” – continua Don Geretti – presente in mostra dal 4 giugno. È un olio su tela, molto simile al quadro di identico titolo, esposto al d’Orsay di Parigi e riconosciuto come opera certa del grande artista, realizzata durante il suo soggiorno parigino (1886-1888)».

Nella conferenza stampa di ieri a Udine, a Palazzo Florio, Don Geretti, insieme a Giuseppe Morandini, presidente della Fondazione Friuli, e all’ingegnere Claudio Falcucci di Roma, hanno presentato l’eccezionale scoperta e l’incredibile risultato.

In poche parole, si tratta di un’opera dipinta da Van Gogh di cui nessuno finora conosceva l’esistenza, (arriva da una collezione privata), ed è esposta per la prima volta ad Illegio.



La bellezza del lavoro in questione e la possibilità di riconoscere un autografo hanno portato subito all’opera l’intero comitato scientifico di Illegio nell’affidare l’incarico a l’ingegnere Claudio Falcucci, specializzato da trent’anni nello studio delle tecniche esecutive dei più importanti maestri. Suoi, ad esempio, gli accertamenti eseguiti negli ultimi anni sulle opere autografe di Caravaggio. «Non c’era modo più rigoroso», aggiunge Don Geretti, «per cogliere se un’opera come quella esposta ad Illegio si dovesse ritenere copia del dipinto esposto al D’Orsay, oppure un clamoroso ritrovamento di un Van Gogh perduto».

Ed ecco, che sulla base di dati scientifici raccolti dalle accurate indagini condotte dall’ingegnere, si può ragionevolmente credere che si tratti di un vero Van Gogh. Anzi, aggiungiamo: potrebbe pure essere l’archetipo di quello del D’Orsay. «Dalla campagna diagnostica, per scoprire “ciò che si nasconde sotto la pelle del dipinto” – espone l’ingegnere – sono emersi dati circa la natura e le caratteristiche della tela di supporto, e anche l’uso di una tavolozza cronologicamente compatibile con quel periodo di attività di Vincent Van Gogh».

Udine 14 Ottobre 2020. Conferenza stampa quadro Van Gogh all' Universita'. © Foto Petrussi
Udine 14 Ottobre 2020. Conferenza stampa quadro Van Gogh all' Universita'. © Foto Petrussi


«Ma il dato più interessante – prosegue il valente tecnico – emerso dallo studio dell’impostazione della composizione è che l’autore ha tracciato sulla preparazione alcune linee di riferimento in carboncino, inequivocabilmente riconducibili al cosiddetto telaio prospettico».

Per capirci: in quegli anni era in uso tra gli artisti porre tra sé e il paesaggio da riprendere dal vero una struttura lignea su cui erano tesi dei fili che suddividevano otticamente la scena. E Van Gogh era solito farlo, così come dipingeva due copie dello stesso soggetto. Pare allora che questa edizione inedita, uscita dal nulla, presente a Illegio, sia l’edizione autografa de “Le Restaurant de la Sirène à Asnières”, nella versione telaio prospettico, mentre quella presente al D’Orsay, forse, potrebbe essere la versione perfezionata in studio (e dunque successiva) .Lo sapremo soltanto quando anche l’opera parigina verrà analizzata. Per quanto riguarda la nostra notizia, aspettiamo la parola definitiva da Amsterdam; ma anche così, è davvero una rivelazione da eco internazionale.


 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto