Giuseppe Da Pozzo, l’artista carnico dell’Impressionismo che conquistò l’Europa

In questi giorni ricorrono i cent’anni dalla sua morte: un insaziabile esploratore, innamorato dell’Inghilterra

“Al lavoro! Per aprire la strada al futuro! Ecco l’invito, in quest’alba del nuovo anno, alla nostra gente ancora sconvolta per la guerra più tremenda che la storia ricordi!”.

È con un sermone-fiume che il 1 gennaio 1920 “Il Giornale di Udine” aprì le sue pagine, scoraggiandone di sicuro la lettura. E così, alla maggior parte dei gentiluomini udinesi ancora “impastati” dagli strascichi di san Silvestro e dalla sonnolenza, probabilmente sfuggì una notizia importante, ma castigata in poche righe a fondo pagina, accanto all’annuncio della “cura speciale per la sciatica” del dr. Giovanni Faioni.

Il trafiletto titolava: “La morte d’un insigne pittore friulano” e poi, in breve, spiegava che la notte tra il 29 e 30 dicembre era morto improvvisamente a Roma “il pittore professor Giuseppe Da Pozzo da Comeglians. “Un cittadino – continua il giornale – che onorò l’arte e la patria con le opere dell’ingegno e dell’insegnamento in cui era maestro preclaro”. Tutto qui, a parte un accenno alla sua prima mostra e al fatto che a Roma, dove ormai viveva, Da Pozzo aveva aperto una scuola di pittura frequentata da stranieri, soprattutto del Nord America.

Sono trascorsi 100 anni da quando la febbre spagnola uccise il pittore carnico, maestro dell’Impressionismo e felice discepolo dell’“Art nouveau”; i riconoscimenti e il successo raccolti in tutta Europa furono innumerevoli: basta un “click” sulla tastiera per esserne edotti. Chi in lui vogliamo ricordare, invece, è un insaziabile esploratore che, innamorato dell’Inghilterra e dei suoi smeraldini “shire”, tornò a Roma per aprire non una semplice scuola di pittura, come scrisse il cronista friulano, ma l’“Academy for ladies” di via Condotti, rivolta alle giovani e talentuose inglesi che, in pieno Grand Tour, gremivano l’Urbe.

E proprio in quell’accademia d’arte fu disegnato, dalla mano di Cupido, l’avvenire del maestro Da Pozzo. Fu lo sguardo ardente e malinconico di Isabel Cragill, sua allieva prediletta, a scoccar la freccia. Figlia del capitano Cragill, fondatore della città di Dunedin in Nuova Zelanda, Isabel, con il suo bagaglio di grazia e bellezza, giunse a Roma dall’Inghilterra per fuggire la delusione amorosa e l’umiliazione più cocenti che una ragazza potesse subire in epoca vittoriana: esser lasciata dal promesso sposo alla vigilia del matrimonio.

Ma galeotto fu il clima pittoresco di Roma, e il colpo di fulmine tra il carnico e l’inglesina portò, in men che non si dica, alla fatale promessa davanti a Dio. Nello stesso periodo, assieme all’amica Anna Maria Babington, la Cragill s’avventurò nell’impresa commerciale più ardita e mondana della capitale, l’apertura della “Babington’s tea rooms” in piazza di Spagna, oggi come allora luogo di incontro di personaggi di spicco della cultura internazionale e di celebrità; gestita dalla pronipote di Da Pozzo, vi si può ancora ammirare il ritratto di Isabel ad opera del bisnonno.

All’alba di quel luttuoso 1920, dunque, mentre “Il Giornale di Udine” incitava i friulani a lavorare per un futuro radioso, evidentemente ignorava quanta strada verso il progresso avesse già tracciato il genio e l’amore di un corregionale fuori… dal comune, annunciando il suo congedo in poche righe soltanto, in mezzo agli imbonitori della pubblicità.

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