Grande guerra, dopo Caporetto tutto fu requisito: animali, mais, vino, burro e formaggi

Dopo Caporetto, visto che la carestia stava devitalizzando l’Austria e l’Ungheria, le truppe imperiali non ottennero rifornimenti alimentari dalla loro patria. Dovettero quindi sostentarsi prelevando i viveri dalle terre occupate. E subito iniziarono le requisizioni di generi alimentari, di animali da carne, e di ogni altra risorsa utilizzabile, in particolare del rame, del ferro e del bronzo delle nostre campane.
VERSO LA VITTORIA - 4 NOVEMBRE 1918
Nel Comune di Maniago già il 18 dicembre 1917 erano stati chiusi tutti i molini ed era stato imposta la totale concentrazione del mais. E sei mesi più tardi furono requisiti tutti i bovini: 212 animali, destinati all’alimentazione delle truppe, con intuibili conseguenze sulla depressa agricoltura locale.
Naturalmente gli austriaci intervennero con mano ferrea a giugno sul raccolto del frumento, e in settembre dell’uva.
Dal “cahier de doléances” di Buja, presentato dall’arciprete alla Reale Commissione d’Inchiesta sulle violazioni al diritto delle genti il 3 gennaio 1919, possiamo attingere più dettagliate informazioni.
«Il 30 ottobre 1918, ritirandosi le truppe ungheresi, qui accantonate, del 64º reggimento fanteria obbligarono tutti i paesani a condurre loro i carri e le vacche rimaste, per trasportare i bagagli. Parecchi contadini, che non poterono nascondersi colle bestie loro, li accompagnarono sperando di riaverle; ma dopo lungo, inutile cammino, dovettero ritornare indietro soli, carichi di busse e insulti.
Inoltre si ebbero, specialmente nei primi e negli ultimi giorni dell’occupazione, parecchie aggressioni con tentativi di violazione di donne e con percosse e minaccie a quelli che volevano opporsi alle loro brigantesche pretese. (. . . )
Il 19 Gennaio 1918 (…) il Comando germanico di Gemona condannava il Paese a £ 5. 000 di multa, che si ottenne di pagare con Buoni del Comune, coi quali il Comando locale pagò il burro requisito giornalmente e forzatamente.
La popolazione doveva curare la quotidiana pulizia e manutenzione delle strade e occuparsi in altri lavori, senza alcuna retribuzione.
In tutto il Comune, rilasciando buoni più o meno regolari, requisirono: a) carri 220, biciclette 98; fucili e rivoltelle 611; rame q. 14, 16; carta q. 4; cemento q. 5; – b) legnami q. 739, 75; fieno q. 5650; carni e grassi q. 4; galline 111; paglia q. 885; vino hl. 47; fagioli q. 5, 46; patate q. 107, 43; formaggio q. 4; granone q. 330; frumento q. 100; diversi per £ 5000. – c) bovini 827; ovini 1; suini122; cavalli 36; asini 8.
Partiti gli invasori, rimasero agli abitanti: bovini 442; ovini 51; suini; 192; cavalli 2; asini 18. Il Comando Austro-Ungarico di Gemona, tenuto dal Colonnello Crevato, voleva esigere le imposte; il sindaco di Buia, assieme al sindaco di Gemona, avvocato Luciano Fantoni, e a quelli di tutto il distretto, protestò, dimostrando l’assurdità e l’illegalità della pretesa. Allora il colonnello Stormich, Referente di Finanza, notificò che se il Comune non pagava le tasse, egli avrebbe rifiutato i generi di Monopolio. A forza di minacce, riuscì, nel settembre 1918, a estorcere £ 2. 597».
Non mancarono ordinanze stravaganti, talora comiche. Da un saggio di Mirella Comino sappiamo che il 5 gennaio 1918 il Comando ordinò al Comune di far raccogliere e immagazzinare le stoppie di granturcale presenti nei campi; il 29 maggio il sindaco ordinò la consegna al capo-borgata di un uovo ogni tre galline; il 6 agosto il Comando pretese il taglio e la raccolta delle ortiche. Significativo, infine, uno scambio di batture fra il professor Bindo Chiurlo e il generale Boroevic von Bojna sulla requisizione della biancheria ( “La Panarie”, 1928): «Anche le mutandine da Signora possono servire all’I. e R. esercito? »” domandò Chiurlo. «Opportunamente ridotte possono servire anche quelle», rispose Boroevic!
Quei continui prelevamenti di ricchezza, talvolta sotto forma di opprimente taglia monetaria, suggerirono all’arguto don Giovanni Battista Trombetta la definizione, in tedesco maccheronico, di Strafe Requisition.
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