La Medium: Cuscunà dà voce sul palco al mentalismo femminista
Teatro di figura, teatro visuale e oggetti animati abitano lo spazio e il racconto dello spettacolo che debutta sabato 7 novembre e domenica 8 al Teatro Palamostre di Udine

Debutta sabato 7 novembre alle 20.30 e in replica domenica alle 17, al Teatro Palamostre di Udine il nuovo spettacolo di Marta Cuscunà “La Medium”, nella stagione di Teatro Contatto del CSS. Ispirato al libro Incantagioni di Mariano Tomatis, è una coproduzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia insieme a Etnorama con Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile di Bolzano con il sostegno della Regione. Dopo il debutto a Romaeuropa Festival arriva finalmente a Udine.
Cuscunà si confronta con una lunga tradizione in cui il corpo femminile è stato utilizzato come oggetto nello spettacolo: fatto sparire, diviso, imprigionato o manipolato per dimostrare l’abilità del mago e suscitare meraviglia. Attraverso la storia di una donna che ha trasformato l’illusione in uno strumento di sopravvivenza, l’artista monfalconese rovescia questa prospettiva e immagina un mentalismo femminista, in cui la magia non serve a cancellare le donne, ma a restituire loro visibilità e voce. «L’origine dello spettacolo è diversa dal solito - anticipa Cuscunà -, perché negli altri casi c’era una storia che stuzzicava il mio desiderio di rappresentarla e invece in questo caso c’è stato un incontro con due ingegneri del Politecnico di Milano ricercatori nel laboratorio di robotica e intelligenza artificiale. Avevano visto i miei corvi meccanici nel programma televisivo, La fabbrica del mondo, di Marco Paolini con Telmo Piovani. Sono venuti a teatro per incontrarmi. Dal nostro dialogo è nata la volontà di offrirmi come cavia per sperimentare i prototipi che stavano inventando e da lì è nata l’idea di creare uno spettacolo in cui per la prima volta utilizzo l’automazione partendo dall’idea di una stanza che si anima, grazie allo spirito di queste donne invisibili che cercano di mandarmi dei segnali per aiutarmi a raccontare in modo corretto la loro storia».
Tra illusionismo, macchinari scenici, documenti d’archivio e guarattelle napoletane – i tradizionali burattini a guanto – Cuscunà costruisce un racconto teatrale che intreccia rigore storico, ironia e sperimentazione scenica per interrogare il rapporto tra corpo femminile, potere e libertà, svelando i meccanismi di un gioco storicamente dominato dagli uomini e rivendicando il diritto di ogni donna a essere vista, ascoltata e libera. «In teatro vedrete questa sorta di seduta spiritica molto ironica che richiama il mondo dell’illusionismo e del mentalismo in chiave esplicitamente femminista e ci saranno alcune apparizioni fantasmatiche. Il grande sforzo che abbiamo fatto è stato quello di creare dei dispositivi che funzionassero senza la corrente elettrica e che potessero comunicare via wifi con la regia».
Teatro di figura, teatro visuale e l’animazione di oggetti abitano dunque lo spazio creativo e teatrale di Cuscunà grazie anche agli effetti speciali che accadono nel “qui ed ora” della messa in scena. «Negli spettacoli di illusionismo - approfondisce Cuscunà - i ruoli di genere sono rimasti ancora molto invariati. Se pensiamo a un famoso mago illusionista ci viene sempre in mente un uomo elegante con giovani assistenti donne, al suo fianco. La storia che racconto è ambientata nel 1800. L’illusionista era sempre un uomo mentre la persona di genere femminile che vantava di avere gli stessi poteri e tecniche veniva considerata “medium”. Credo che determinati trucchi, come ad esempio quello della donna segata in due, o il lanciatore di coltelli, non fossero altro che una serie di dispositivi culturali che rendevano accettabili che certe categorie venissero marginalizzate. Il richiamo con il destino di Hersilie Rouy figlia del celebre illusionista ottocentesco Charles Rouy, (famoso per il numero della donna invisibile), che scomparve davvero, rinchiusa in manicomio e privata per quattordici anni della propria libertà, è per me un pretesto per ragionare sui meccanismi attraverso cui le istituzioni possono esercitare il controllo sui corpi, definire le identità e privare le persone della possibilità di autodeterminarsi». Al termine dello spettacolo, oggi la compagnia incontra il pubblico.
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








