Cantarutti, l’italoamericano che ama il cinema e il Friuli

Lido Cantarutti, figlio di immigranti italiani in America, è un signore con una bella faccia da friulano e i modi dell’americano. Saluta con una vigorosa stretta di mano, sorride, porge il suo biglietto da visita e aspetta che il suo interlocutore faccia altrettanto. Ma è l'unico gesto formale, il resto della conversazione è totalmente amichevole. Nonostante mister Lido sia Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, (uno dei quattro italiani nati in America a avere questo titolo), Cavaliere ufficiale e Cavaliere, per aver ideato “The italian Film Festival” a Marin County e aver insegnato per trent’anni lingua italiana all'Università, Cantarutti, nato a Santa Cruz, laureato all'Università di California Berkeley, ha l’understament di chi pur essendo personalità di spicco della cultura italiana negli States, non ha bisogno di farlo notare.
Da noi, legato alla grande rete di Friuli nel Mondo, ci torna ogni due mesi, impegni permettendo. «Le mie radici sono qui - racconta - come i miei cugini e parenti. Per me, figlio di genitori nati in due piccoli paesi come Rodeano Basso e Cisterna, emigrati a metà degli anni Trenta, è importante mantenere il legame con la terra dei miei avi: la mia educazione, i valori, vengono dal Friuli».
Su tutto l’amore per il cinema italiano. «Vidi L'albero degli zoccoli, di Ermanno Olmi e poi Ladri di biciclette di De Sica. A San Francisco, quarant’anni fa, le occasioni per conoscere i capolavori del cinema italiano erano poche. Dal desiderio di condividere con altri tanta bellezza è nato il Festival. Alla prima edizione eravamo in cinquanta spettatori. Dopo quattro decenni di programmazione di pellicole che sono la storia del nostro cinema, contiamo sei - settecento spettatori a serata per otto week-end (dal 24 settembre al 5 novembre). Il pubblico di San Francisco è sofisticato e ama le nostre storie. Attori come Alessandro Gassman e Claudio Bisio, sono di casa. I loro film escono in Italia e poi arrivano in America, al Festival. Strepitosa l'accoglienza riservata al film, dagli americani a La grande bellezza, di Sorrentino. «L’Oscar e la promozione l’hanno portato nelle grandi sale. E questo fa bene al cinema italiano che è studiato nelle università. Fellini è un mito negli Usa». Il brand italiano, e gli italiani stessi non sono più “pizza, mafia, mandolino” per gli americani, che ci riconoscono creatività e professionalità. «Penso al nostro Dante Spinotti, tolmezzino, universalmente riconosciuto come uno dei migliori direttori della fotografia del cinema internazionale, allo scenografo da Oscar, Ferretti. Alle maestranze e a tutti i professionisti che tengono alta la bandiera del nostro Paese, all’Estero.
Per celebrare la quarantesima edizione del Festival, ormai prossimo, vorrei come ospite d’onore l’attore udinese plurimpremiato, Giuseppe Battiston, tra gli interpreti della commedia Perfetti sconosciuti. Il film di Paolo Genovese ha vinto il David di Donatello come miglior film e sceneggiatura e a New York, al Tribeca Film Festival, si è portato a casa il premio per la migliore sceneggiatura. Il cinema italiano sta davvero bene!».
Ma quando viene in Friuli cosa porta con sè di americano? «L’ottimismo e lo spirito degli avventurieri. Non abbiamo paura delle sfide. Gli americani crescono con l’idea che impegnandosi e lavorando sodo, sia tutto possibile». Una lezione che il friulano Cantarutti, aveva già nel Dna.
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