L’appello di Ganzer: salviamo la Ca’ Bianca del Linussio

Il critico d’arte e già direttore museale segnala la tenuta di San Vito in grave degrado «Insieme alla Boreana forma un complesso straordinario». Gli affreschi della cappella
Di Gilberto Ganzer

dar senza intacco della cassa mercantile di far l’acquisto d’un bellissima tenuta detta “La Bianca” un buon miglio sopra San Vido del Tagliamento e di altre possessioni confinanti con ridur il tutto ad assai miglior stato e col piantarvi un fabricone a tutto buon gusto con entrovi capella, pozzo, boteghe del coloni». Cosí l’abate di Moggio rievocava Jacopo Linussio ricordando l’acquisto fatto nel 1740 della tenuta sanvitese.

Originariamente apparteneva, come la maestosa Boreana poco lontano dalla Ca’ Bianca, ai Ludovicis, un ramo dei Valvasone che agli inizi del Settecento la cedevano a Pietro Domini di Tramonti per essere poi venduta ai conti Camucio di Tolmezzo, che godettero poco la tenuta sanvitese sino all’impossessarsi della Tenuta da parte di Jacopo Linussio che saldò i numerosi debiti contratti dagli stessi intervenendo subito sugli immobili preesistenti. La Ca’ Bianca diventava cosí un centro importante per la filiera produttiva del Linussio. Qui si pettinavano i lini cremonesi e bresciani, il bombace e la seta grezza, utilizzati poi per la produzione di tessuti alla casa-madre tolmezzina.

Con tutta probabilità il Linussio si avvalse dell’intervento di Domenico Schiavi nella ristrutturazione degli edifici preesistenti presentando diversi elementi in comune con l’abitazione e la fabbrica fatta edificare dai Linussio a Tolmezzo. L’architetto Domenico rientrava poi nel 1749 a Tolmezzo dove gli venivano affidati i lavori per la ricostruzione del Duomo, un’opera grandiosa e ambiziosa che inizierà nel 1752. Ancora possiamo scorgere l’asse che legava le due grandi aziende agricole dei Ludovicis-Valvasone colleganti la Ca’ Bianca con la Boreana, asse che portava sino al cuore del feudo in Valvasone, una realtà che gode ancora di una straordinaria area campestre-paesistica rimasta inalterata sinora e minacciata, come spesso avviene, da inutili stradoni che compendiano ulteriormente una messe di interventi onerosissimi per la comunità e desertificanti per il territorio. Di esempi certo non mancano nella nostra Regione, forse un po’ piú tutelata grazie alle servitú militari, che meriterebbero un premio per l’aspetto tutorio che hanno rappresentato.

Anche la Ca’ Bianca con i Linussio ebbe un momento di vivacità operativa non disgiunta dalle eccellenti relazioni maturate già da Jacopo con il Patriarca Daniele Dolfin, che aveva la terra di San Vito sotto la sua giurisdizione patriarcale. Lo stesso Patriarca Daniele donava ai Linussio un’ulteriore porzione di terreni vicini alla Ca’ Bianca attestando «la stima e l’affetto verso la famiglia dei Signori Linussio di Tolmezzo».

Alla Ca’ Bianca i Linussio non abitavano stabilmente e per loro operava Piersaverio Orsetti, loro agente. La dimora centrale è sobriamente elegante e all’interno della villa, nel salone passante al primo piano, una serie di figure allegoriche si stagliano dallo scenario architettonicamente reso. Forse fu adottato per l’impresa uno scenografo come avvenuto per lo splendido salone del palazzo tolmezzino per il quale operò il veneziano Domenico Fossati. Di grande interesse è anche la scena allegorica nel soffitto dello scalone che raffigura una giovane donna recante una fiaccola nella mano destra, un libro e una verga nella sinistra e vicino un putto con un campanello in mano, mentre ai piedi una gru (simbolo della prudenza) trattiene un sasso d’oro con la zampa (la prudenza nel commercio). La cappella ad aula unica rettangolare è in precarie condizioni e l’altare realizzato in bardiglio chiaro porta al centro l’immagine della Vergine e ai lati quelle di San Pietro e San Giacomo vicine ai modi del Torretti; mentre il soffitto della navata è dipinto a fresco con l’ “Incoronazione della Vergine”.

La cappella merita un immediato intervento per la tutela del patrimonio ivi conservato e cosí pure la villa simbolo di quell’intelligente imprenditoria che caratterizzò il territorio sanvitese attraverso l’opera di Linussio. La tutela doverosa di questo complesso, ora privato, abbraccia anche un complesso paesistico di notevole importanza per il territorio sanvitese sino alla Boreana, che un tempo scandiva lo storico asse dei possedimenti Ludovicis. Ci si augura che il Piano paesistico regionale prenda in considerazione questa opportunità.

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