Cappello va alla conquista dell’America

UDINE. A cinque anni dal premio Viareggio, Mandate a dire all'Imperatore, (Crocetti editore, Milano 2010), la raccolta poetica di Pierluigi Cappello diventa Go Tell it to the Emperor, con la traduzione di Todd Portnowitz, appena premiato dall’Academy of American Poets con il Raiziiss/De Palchi Fellowship, venticinquemila dollari e cinque settimane di residenza all'Accademia di Roma.
Un alloro prestigioso, il maggiore in America, che riconosce pubblicamente l’importanza del lavoro del traduttore nel garantire l’esperienza della lettura dei versi di uno dei massimi poeti italiani a un pubblico nuovo e vasto.
«Sono molto felice per Todd, commenta Cappello. In silenzio, senza alcuni aiuto da parte mia, ha iniziato la traduzione dei versi in un momento molto difficile della mia esistenza, non si è scoraggiato. Solo una cosa sono riuscito a farla. Gli ho letto al telefono due poesie, perché sentisse il suono dei versi. Il premio è tutto meritato e riconosce anche la sua costanza.

E Todd, dall’altra parte dell’Oceano, ha parole altrettanto affettuose e il commento sui versi del poeta friulano, di chi ha lavorato su ogni singola parola rivela: «”Così come oggi tanti anni fa” sono le prime parole che ho letto di Cappello e che ho tradotto e ancora m’incantano. Mi coinvolgono come il simbolo dell’infinito. Tradurre le poesie di Pierluigi significa diventare prigioniero del suo linguaggio, una pesce nella sua rete. Ed è una grande gioia. Sono stato raccomandato alla sua poesia dal poeta, traduttore e professore di latino Alessandro Fo nel 2011, durante un anno passato a Siena, ma ero ancora uno studente graduate negli Usa, con poco tempo per altri progetti diversi dalla laurea. Poi nel 2013, con la laurea in mano, Nicola Crocetti mi ha spedito Mandate a dire all'imperatore. È ora passato un altro paio di anni e il manoscritto in inglese delle sue poesie selezionate, è ben iniziato. Questo premio mi darà ora l'opportunità di finirlo, con tutta la concentrazione che richiede, e spero farà conoscere l'opera di Cappello a un grande pubblico negli Stati Uniti, come merita questo poeta brillante. Perché le sue liriche mi sembrano tutte scritte con la matita: elegie per ricordi che ci sfuggono con la temporaneità, le cui parole restano ferme sulla pagina. Poi c'è il piacere semplice di stare vicino a lui nei suoi versi. Un uomo colto e sensibile, Portnowitz, che chiude così: «Tradurre è un atto di riflessione, ricerca e istinto. Cappello invita ad entrare nel suo mondo. Per lui ricordare vuol dire dare vita: richiama in memoria le persone del suo passato non soltanto per dare al lettore una certa immagine o per esprimere un sentimento, ma per godere della loro compagnia. Questa generosità di cuore si traduce in versi precisi e incantevoli, che ci sorprendono e che rendono anche noi più generosi, più consci della vita».
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