Il Cornappo e altre sparizioni: Friuli a rischio idrogeologico

Mario Martinis pubblica “Dal Torre al Natisone” sui corsi d’acqua in default. Sguardo preoccupato sulle conseguenze dell’inquinamento e dell’incuria

L’associazione culturale Lidris pubblica in questi giorni l’ultimo lavoro di Mario Martinis, “Dal Torre al Natisone, idrologia, storia, economia, ambiente e cultura” (237 pagine) edito con la partecipazione di Regione Fvg, Provincia di Udine, fondazione Crup, con il patrocinio della comunità montana Torre, Natisone, Collio e con il sostegno di Banca di Cividale e Credifriuli.

È una lettura inedita di una parte importante della Piccola Patria.

Martinis, preoccupato, indica i pericoli che l’eccesso dei prelievi idrici, l’incuria e l’inquinamento possono causare ai nostri fiumi. Eccone un saggio.

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Non c’e solo il Tagliamento, ultimo fiume alpino ancora in stato naturale, a correre pericoli con le ipotizzate casse di espansione che dovrebbero frenare le sue piene irruenti o i reali prelievi idrici che lo riducono a ruscello e poi a immensa distesa di grave. Quasi ogni altro torrente e fiume del Friuli corre svariati pericoli, per prelievi incontrollati, discariche, rettifiche e ricalibrature sconsiderate, costruzione di arginature anacronistiche, inquinamenti, contaminazioni, degradi vari che mettono in serio pericolo la loro vitalità.

Solo per restare nell’ambito geografico della ricerca di questo mio libro, l’area che va dal Torre al Natisone, e che comprende almeno mezza dozzina di loro tributari di una certa importanza (Cornappo, Malina, i due Grivò e i due Chiarò), oltre a un centinaio di rii, ruscelli e canali che li alimentano, nonché il corso placido delle rogge Cividina, di Torreano e di Manzano, diverse cose non vanno.

Infatti anche i corsi d’acqua di questo territorio centro orientale del Friuli mostrano evidenti segni di sofferenza, di cui la inquietante storia che in questi giorni sta coinvolgendo il bacino inferiore del Cornappo, uno dei corsi d’acqua più suggestivi della regione, ne rappresenta la più evidente conferma.

Qui le limpide acque del torrente prealpino, precisamente dopo la rosta posta a sud di Torlano, qualche giorno fa sono state letteralmente inghiottite dalle viscere della terra e il fatto, mai accaduto prima, non solo sta preoccupando la popolazione del luogo per i danni che vengono arrecati all’ambiente e all’incantevole paesaggio collinare, ma sta sconvolgendo la gente che con le acque del Cornappo ci vive, sfruttandole per le attività collegate, come la peschiera Tubetti, la centralina Cosatto nell’ex mulino di Valle, i depuratori, i vigneti.

A vedere quel vigoroso torrente che appena uscito dalla sua incantevole forra, scompare tra i sassi e le grave fa davvero impressione e spaventa, anche perché poco più a nord esso scivola maestoso sotto i ponti della strada statale che porta a Taipana, attraversando una delle valli più pittoresche del Friuli, dove il Cornappo sin dalla fine dell’Ottocento è diventato una piscina estiva per tanti e tanti giovani provenienti anche da paesi distanti da Nimis, proprio per il suo esuberante palcoscenico, dove l’acqua corrente ha modellato e inciso la dolomia, creando fondali e marmitte davvero accattivanti.

Ma purtroppo non c’è solo il Cornappo. Il Torre, l’antico Turrus dei romani che in età augustea, unito al Natisone, lambiva le mura orientali della grande Aquileia (come ci ricordano Plinio, Strabone, Mela, Erodiano e Ammiano Marcellino) qualche decennio fa è stato devastato da prelievi di ghiaie che, fra l’altro, hanno minato le pile del vecchio ponte di Salt, tanto che la Provincia di Udine dovette costruirne uno nuovo.

Poco più a sud, dove la comunità di Salt ha realizzato un parco, il letto del torrente mostra ancora il letto sconvolto dalle indelebili tracce di prelievi accaniti quanto illegittimi e, poco oltre, una puzzolente discarica ammorba con i suoi miasmi i territori circostanti.

Ma l’elenco sarebbe lunghissimo: qui ricordiamo la sponda sinistra del Cornappo che sarà divelta probabilmente dalla prossima piena del torrente poco prima di confluire nel Torre se urgentemente qualcuno non provvederà a rinforzarla, come ha chiesto lo stesso Comune di Povoletto alla Regione, il mancato taglio della vegetazione ripariale e di quella che cresce all’interno dei corsi d’acqua, come accade ad esempio all’altezza del ponte di Savorgnano, i numerosi degradi spondali lungo il corso del Natisone, alcuni punti critici lungo il Malina, il Grivò e il Chiarò e tanti altri ancora.

Perfino le rogge, specie quella Cividina, che dal Torre attraversa i territori di Povoletto, Remanzacco, Buttrio e Manzano presentano numerosi punti critici, per non parlare delle problematiche comuni condivise con le Rogge di Udine, anch’esse estratte dal Torre. Pensiamo alle asciutte di questi canali. Tutti sanno che i periodici prosciugamenti delle rogge millenarie arrecano danni ingentissimi all’ambiente e degradano un patrimonio storico di primaria importanza.

Le frequenti asciutte “totali” di questi canali a cielo aperto sono assai negative per il loro delicato ecosistema. Invece si dovrebbe usufruire di provvisori sistemi bypassanti (come succede per la realizzazione di ponti autostradali e altro) che consentano di non interrompere il flusso idrico nell’intero canale, ma di sospenderlo solo in prossimità dei lavori in atto con apposite paratie, lateralmente alle quali l’acqua scorre in condotte forzate per qualche decina di metri per immettersi libera nel tratto di canale successivo.

E pensare che proprio per la loro storia, per il rilievo che hanno avuto nell’economia e nella società, per la particolare bellezza che conferiscono alla diversità dei paesaggi che attraversano, nonché per il loro indiscusso valore storico-ambientale e per la ricchezza del proprio patrimonio botanico e zoologico, l’intero percorso delle Rogge di Udine, di Palma e Cividina sono state sottoposte a vincolo ai sensi delle leggi sulla protezione delle bellezze naturali e quindi dichiarate “di notevole interesse pubblico”.

Gli ambienti fluviali costituiscono un grande patrimonio naturale che deve essere sapientemente gestito, oculatamente difeso e sicuramente valorizzato Solo così si potrà ricostituire quel rapporto giusto e antico fra uomo e natura fondato sul rispetto e sulla equilibrata fruizione delle risorse piuttosto che sulla distruzione e sull’insensata appropriazione. È questo un preciso e necessario impegno che dovranno assumersi soprattutto le nuove generazioni, le quali dovranno essere più sagge e accorte di quanto non lo sia stata spesso quella precedente.

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