Vittoria ritrovata: l’Apu piega Cantù anche senza capitan Alibegovic, al Carnera è una festa
Finisce con 20 punti di Christon e 17 punti di Dawkins, sorriso nel sorriso, una Festa di Liberazione bella e buona per il buon Aubery: 95-83 il finale per Udine

Chiamatela festa salvezza, chiamatela come volete, l’Apu Old Wild West, ri-vince e convince al Carnera, toglie la ruggine e senza capitan Alibegovic, fermato dal mal di schiena, fa ancora un po’ sudare la salvezza a Cantù. Finisce con 20 punti di Christon e 17 punti di Dawkins, sorriso nel sorriso, una Festa di Liberazione bella e buona per il buon Aubery. Finisce 95-83.
Udine ha la salvezza in bacheca (sì, vale un trofeo), Cantù ancora no. Senza due stranieri, con problemi vari per tutto il campionato, da neopromossa, Udine però da due mesetti il serbatorio della benzina segna riserva piena. I brianzoli? Città di basket tornata in serie A dopo anni di fatiche, con un palasport già arrivato al tetto, ha avuto un problema grosso fino all’arrivo di coach De Raffaele, no a caso due scudetti alla Reyer: la paura di tornare subito in A2. Prospettive diverse per una partita che gli ospiti hanno affrontato senza Bortolani, uno dei migliori italiani del campionato, e la banda di Vertemati senza capitan Alibegovic, frenato da un mese dal mal di schiena?
Non scherziamo, se perdi le ultime sei partite su sette (8 con la coppa), sei stato bastonato da Trieste e Treviso, ma sei una squadra vera, non vuoi scivolare da sorpresa all’anonimato. Sintesi: l’ex Hickey comanda, ritmo alto, tre alley-oop per Spencer. Vero, Cantù, quella assetata di punti, chiude i primi 10’ sotto solo 19-17, grazie a tre triple di Moraschini, che se non lo marchi segna, ma l’Apu prova a divertire il pubblico, gioca con intensità (anche di Dawkins, udite, udite, che se lo fai giocare senza punirlo a ogni errore magari anche prova a difendere), soffre sotto canestro la fisicità di Ballo e di Okeke, promesso sposo della Gesteco a gennaio, ma sull’asse Hickey-Spencer va all’intervallo lungo avanti 44-38. Hickey vuole spaccare il mondo, ha quel ritmo lì nella testa, prendere o lasciare.
“Noi vogliamo questa vittoria”, canta la Gioventù Bianconera. Ma la salvezza ha portato più di qualche vuoto al Carnera: avviso ai naviganti, la serie A non è la normalità per Udine, è una gran cosa. Da conservare. Servono soldi, vero, ma anche entusiasmo. Se Udine e i suoi tifosi pensano che il paradiso sia la normalità tornano da dove sono venuti in un amen, è la storia che lo dimostra.
Calzavara? Fa subito due falli, ma ha movenze da uno cui presto, prima di lasciarlo andare, gli devi dare la squadra in mano, perché ti cambia la vita un play di due metri, pure italiano. Uno sprazzo di Hickey porta Udine a + 12 (52-40). Cantù ricuce, ma Udine la costringe a esaurire presto il bonus e così le gite in lunetta al tramonto del terzo quarto sono aria fresca. Perché Green, gran giocatore (Udine prima di Zoriks pare l’avesse addocchiato…) è on-fire. Fine terzo quarto: 71-62.
E Dawkins con una tripla all’alba del quarto quarto scalda non poco il palazzo. E dà lì’ inizia un quarto quarto trionfale da parte dell’Apu. Siamo al Carnera, chi è andato al mare per l’Apu nel frattempo si morde le mani. Perchè questa squadra ha un’anima. E si va a prendere la partita.
Ragazzi, parliamoci chiaro, un conto è finire un grande campionato con la bombola dell’ossigeno, un altro è dare un segnale bello e buono di compattezza come accaduto ieri sera. Canta la curva, la gente si diverte, Cantù alla fine si salverà perché Sassari per riemergere deve fare un miracolo.
Ma sono problemi loro. La curva canta, nel frattempo accanto a noi si presenta un tifoso e chiede come va la partita. Vai a sapere tu. Prova a tenderci un trappolone, fa uno scivolone segno di quello di Cantù.
È il direttore generale dell’Apu, Marco De Clara, che sceglie il momento più inopportuno per fare le presentazioni. “Vedi che siamo forti e che bisogna sostenere questa squadra dice”. Riportiamo solo parte di quello che ci dice. Perché la Serie A è una cosa seria e non vorremmo bruciare la nuova figura apicale sollevata dalla vittoria ritrovata. Una cosa è certa: si trova per le mani una bella creatura, che ha scelto un bel modo per finire il campionato: quello di una vittoria netta che spazza via un po’ di ruggine. Ora sotto con Trento e Napoli. L’appetito vien mangiando. -
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