Tesser: Udinese-Novara è Golia contro Davide

UDINE. Ieri sera Attilio Tesser è arrivato all’hotel Là Di Moret con il Novara. Udine è la sua città, ci torna quasi ogni lunedì, domani pomeriggio dovrà fare pochissima strada per andare a casa. «Macchè, c’è il turno infrasettimanale e si rientra subito a Novara», dice. Già, questo pallone non la smette mai di rotolare.
Tesser, un’emozione particolare sedersi in panchina al Friuli?
«No, solo la semplice soddisfazione di essere su un campo di serie A assieme alla mia squadra pensando a dove eravamo due anni fa, ovvero in Lega Pro. Abbiamo fatto qualcosa di fantastico e gratificante, ma ora viene il difficile: rimanere in questa categoria».
Che serie A ha ritrovato rispetto a quella che aveva lasciato qualche anno fa?
«La solita. Molto difficile, dove gli avversari alla prima incertezza ti puniscono. Emblematica in questo senso la nostra gara di domenica scorsa con il Bologna».
Questo significa che...
«Che ci mancano un po’ di esperienza e malizia. Pensate: siamo la squadra che commette meno falli. La mancanza di certe qualità la stiamo pagando, quasi sempre facciamo fatica a entrare in partita, però l’ordine è quello di giocarcela contro tutti senza tanti tatticismi».
Preoccupato per i punti lasciati per strada?
«Di sicuro quelli non tornano indietro, spero però di riuscire a vincere qualche partita senza meritarlo magari facendo un solo tiro in porta».
Il Novara con il Napoli ha l’attacco più prolifico del campionato nonostante abbia cambiato l’intero reparto offensivo. Cosa significa?
«Lo scorso anno facevamo gol con tre giocatori, ora segnano un po’ tutti. Prima verticalizzavamo subito, adesso saliamo più con tutta la squadra nella metà campo avversaria».
Tesser, com’è l’Udinese vista da lontano?
«Una grande realtà del calcio italiano. Squadra compatta, solida nella quale si vede la mano dell’allenatore. Guidolin ha fatto un lavoro straordinario. Gioca in maniera diversa rispetto allo scorso anno? Quello che conta è che funziona».
Come si fermano i bianconeri?
«Non lo so. Li ho studiati in video e mi hanno impressionato. Qualcosa proveremo, ma noi dovremo esprimerci ai massimi livelli e loro incappare in una giornata no. Del resto l’Udinese è la capolista che non prende quasi mai gol, noi siamo una neopromossa che deve ancora adattarsi al massimo campionato. È un po come Golia contro Davide».
Un aggettivo per definire il gioco dell’Udinese?
«Imprevedibile. I bianconeri non danno punti di riferimento e si affidano a queste folate improvvise che non sia mai da che parte “prendere”».
C’è un giocatore che l’ha colpita più degli altri?
«Difficile sceglierne uno solo. Ricordo che due anni fa indicai in Isla un atleta di grande prospettiva, ma oggi potrei dire lo stesso di Basta. L’altro giorno un mio collaboratore si chiedeva: e questo da dov’è spuntato?».
Di Natale?
«Per lui parlano i numeri. Totò è un campione vero».
L’impegno di Europa League dell’Udinese può avvantaggiarvi?
«Cos’ha fatto l’Udinese dopo le prime due gare in Europa? Ha vinto con la Fiorentina e ha pareggiato con il Cagliari. Credo sia un fattore ininfluente».
L’udinese Motta è stato uno dei protagonisti della doppia promozione del Novara. Come mai il divorzio e la cessione alla Triestina?
«Simone è stato uno dei giocatori più impiegati, in spogliatoio ha avuto un peso importante. Ha cambiato ruolo passando da punta a trequartista ed è stato costretto a rincorrere gli avversari: la sua abnegazione è stata di esempio per i compagni. Quest’anno forse avrebbe trovato meno spazio e ha deciso di cambiare andarsene scendendo di categoria e rinunciando alla serie A. Mi è dispiaciuto tantissimo».
Tesser, pensa mai di potersi sedere un giorno sulla panchina dell’Udinese?
«No, per il semplice motivo che sono una persona realista che tiene i piedi per terra e non vive di sogni».
Il progetto Udinese è riproponibile in una realtà come quella di Novara?
«Da noi ci sono delle strutture e una mentalità, quella dei De Salvo, che rappresentano una base importante per imitare un progetto più simile a quello del Chievo, l’Udinese è oltre. Però tutto passa attraverso la salvezza. Il primo anno è quello più difficile per una neopromossa».
Quali saranno le vostre dirette rivali?
«Sono sempre un po’ antipatici questi discorsi e comunque è ancora troppo presto per fare la conta. Mi piace però pensare che se il campionato finisse oggi saremmo salvi».
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