Piccin elogia l’Apu: «Una squadra organizzata, la Final Eight è un giusto premio»

Il tecnico udinese: «Quello bianconero è un gruppo in cui ognuno ha un compito da svolgere e in Coppa giochi con leggerezza»

Massimo Meroi
Andrea Calzavara durante la gara di ritorno con Brescia: in campionato l’Apu è 0-2 (foto Petrussi)
Andrea Calzavara durante la gara di ritorno con Brescia: in campionato l’Apu è 0-2 (foto Petrussi)

La stagione dell’Apu vista da Giovanni Piccin. Dopo venti partite di campionato e soprattutto alla vigilia delle Final Eight di Coppa Italia ci siamo rivolti al tecnico udinese, una vita in azzurro e con un curriculum e un albo d’oro invidiabili.

Coach, se alla vigilia del campionato le avessero detto che l’Apu alla ventesima giornata sarebbe stata ottava e si sarebbe qualificata per le Final Eight di Coppa Italia cosa avrebbe pensato? Che si peccata di ottimismo?

«No. Diciamo che a essere realisti c’era da mettere in preventivo un’iniziale difficoltà perché c’era da abituarsi alla categoria. Dopo le prime sconfitte il gruppo di lavboro è rimasto sereno, ha cambiato poco e c’è stata una migliore interpretazione del gioco. L’inserimento di Christon ha portato qualità e organizzazione, poi c’è stato Calzara che ci ha messo del suo portando entusiasmo e un po’ di sfacciataggine».

La risalita in classifica è andata forse le aspettative della stessa società.

«In effetti il ribaltone è stato velocissimo, ma questo è potuto accadere perché il campionato è equilibratissimo. Ci sono tre-quattro squadre nettamente superiori, in particolare Milano e Bologna i cui roster, però, vengono spremuti molto dall’Eurolaga. Udine a Bologna ha giocato una gara di alto livello, ma la Virtus era stanca. Vertemati può svolgere un lavoro settimanale che altri non possono fare. Per lavoro non intendo solo tecnico, ma anche mentale, chiarire chi fa cosa e chi no e poi quando arriva il momento dell’orologio chi deve tirare e chi no».

Con quali speranze l’Apu si presenta al quarto di finale di Coppa Italia di domani contro Brescia?

«Intanto questo è un appuntamento che regala prestigio alla società. La Coppa Italia è una competizione strana, le grandi po escono al primo turno o vanno fino in fondo. Diciamo che il calendario non è sfavorevole e si può far bene. Questa competizione l’hanno vinta a sorpresa Avellino e più recentemente Napoli, se la deve giocare ma con leggerezza e prendere questo torneo comunque anche come un’occasione di crescita».

Milano e Bologna le favorite, ma lei prima ha parlato di tre-quattro squadre nettamente superiori.

«Mi riferivo a Brescia, Tortona e Venezia».

Olimpia e Virtus favorite?

Sono le più forti e il ruolo di favorite spetta a loro. Udine è una outsider. Si vede che la squadra segue il piano partita e il programma dell’allenatore. È organizzata e vende sempre cara la pelle. Non perde mai di brutto, come anche non vince mai con un divario ampio».

Si aspettava una stagione di così grande qualità da parte di Alibegovic?

«Onestamente no, mi ha sorpreso. Lo consideravo un giocatore di vertice in A2 ma un comprimario in A. Brava la società e l’allenatore a puntare su di lui».

C’è chi sostiene che con un innesto di qualità l’Apu sarebbe ancora più in alto in classifica e chi dice che un meccanismo che funziona non va toccato. Lei da che parte sta?

«Il meccanismo che funziona può essere migliorato solo avendo la certezza che il giocatore che entra è di qualità nettamente superiore a quello che gli lascia il posto, se ha capito quello che deve fare e che non deve fare per il bene della squadra».

Christon era arrivato per fare coppia con Hickey, poi in realtà ne ha ereditato il posto a causa della squalifica. Ma la coesistenza tra i due è possibile considerato che amano avere il pallone tra le mani?

«Non lo so. Diciamo che Christon ha sempre giocato da leader non in squadre eccelse ma che dovevano graffiare fino alla fine per ottenere la vittoria e quindi sa bene cosa significa gestire gli ultimi palloni. Hickey in A2 è sempre stato fronteggiato da avversarie che non lo tenevano. In A è diverso le guardie non attaccano solo ma hanno anche un’attitudine difensiva e che quindi sono brave quanto lui. Quando giocheranno assieme vedremo, il pallone è uno solo».

Come giudica la stagione di Trieste? E cosa può fare domani sera nel quarto contro Milano?

«Se la gioca. Ho la sensazione che il giudizio sul campionato di Trieste sia condizionato dalle grandi cose fatte lo scorso anno».

Capitolo Nazionale: come valuta il compito di oggi del ct con così tanti americano che giocano in A1?

«Con l’opzione dei giocatori che si possono naturalizzare la scelta è diventata molto più ampia, fino a qualche anno fa un ct doveva pregare che non ci fossero infortuni. Certo se poi c’è uno come Calzavara che gioca titolare in A e Cividale che vende Ferrari alla Virtus tanto meglio, significa che sono degne di essere chiamate società».

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