Se ne va Mauro Pinton, l’eroe di Montecatini: «Con la Gsa ho vissuto 4 anni meravigliosi»

UDINE. Bomber, eroe della promozione, arma tattica, sesto uomo, capitano, anima dello spogliatoio. Quante cose è stato Mauro Pinton nei quattro anni vissuti alla Gsa. Una storia d’amore sportivo giunta ormai alla conclusione e merita di essere ripercorsa e raccontata assieme al principale protagonista.
Pinton, quali sensazioni prova in questi giorni dell’addio alla Gsa?
«Ripenso a questi quattro anni e posso dire che per me Udine è stata una bellissima ripartenza. Ero sceso in serie B, abbiamo vinto e sono tornato in A2 assieme alla società. Entrambi da protagonisti, proprio una bella rinascita. La cosa che mi preme sottolineare è che questi sono stati quattro anni fondamentali anche per una crescita su più fronti. Sono cresciuto io come persona, è cresciuta la mia famiglia, è cresciuta la società Apu. L’ho detto anche al presidente Pedone quando alla festa di fine stagione mi hanno regalato la torta».
Riavvolgiamo il nastro e ripercorriamo ogni tappa. I suoi ricordi dell’anno in serie B?
«Probabilmente come sensazioni è quello che ricordo con maggior piacere, assieme all’anno in cui vincemmo la Legadue a Brindisi. Nel primo anno di Apu ho legato moltissimo coi compagni e ho avuto un ottimo rapporto con Lino Lardo. È stata una stagione fantastica e non era scontato, perché è difficile arrivare e vincere subito».
La notte di Montecatini è stata la più bella della sua carriera?
«Credo sia stata la più brillante, anche a livello personale, in termini di leadership. Sì, quella della promozione è stata una partita che ho sentito davvero molto».
Secondo anno, Gsa neopromossa in A2. Si gioca a Cividale.
«Una stagione in cui siamo andati ben oltre le attese. Non mi aspettavo di passare dai 300 tifosi del Benedetti ai pienoni del palasport cividalese. Siamo partiti a rilento, poi nel finale è stato un crescendo continuo, con la coppia Veideman-Okoye. Sono mancati solo i play-off».
Terzo anno, la Gsa si consolida in A2 e riapre il Carnera.
«Ero partito benissimo, poi mi sono fratturato due volte la mano e ho fatto fatica a rientrare. Nei play-off, però, sono riuscito a dare un buon contributo. A livello di squadra abbiamo fatto benissimo: qualificazione alle final eight di Coppa Italia, quarto posto a fine regular season, quarti di finale play-off e due derby vinti su due. Davvero niente male».
Quarto anno, il primo da capitano.
«Sì, ma il mio comportamento è sempre stato lo stesso. Anche senza i gradi, negli anni precedenti, mi sono sentito una parte importante nello spogliatoio. Dovevamo fare di più, forse si sono create troppe aspettative attorno a noi. Non si è creata l’alchimia necessaria».
Si parla di Nobile come possibile nuovo capitano.
«Se la fascia va a lui è meritata, anche come risarcimento per l’anno sfortunato che ha vissuto a Reggio Calabria. Penso che sentirà molto la cosa, perché è un friulano doc, come Ferrari. A “Vito” auguro di essere il capitano per i prossimi quindici anni. È una persona che ha carattere, ha la testa sulle spalle, è giovane ma responsabile: è la persona giusta». Ha un messaggio per i tifosi udinesi? «Il loro affetto e il loro calore è stato eccezionale. Non ho mai visto un gruppo di tifosi farsi tutte le trasferte, ma proprio tutte. Erano sempre presenti, anche a 700 km di distanza».
Progetti per il futuro?
«Sto cercando una squadra, ho ancora voglia di giocare a basket. Per parecchi anni».
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