Lorenzo Caroti, il "Re Mida" della A2: «Apu, ci vediamo in Serie A»
L'ex playmaker bianconero centra la quarta promozione in cinque anni con Scafati e festeggia la salvezza di Udine: «Mirzone Alibegovic? Un grande amico, il premio di miglior italiano è meritato»

«Apu, ci vediamo in serie A». A dare l’appuntamento ai bianconeri nella massima serie è una vecchia conoscenza, l’esperto in promozioni Lorenzo Caroti. Domenica scorsa il playmaker di Cecina ha centrato l’obiettivo per la quarta volta negli ultimi cinque anni, contribuendo al successo in campionato di Scafati. Roba da record per un giocatore con le stimmate del vincente, legatissimo a Udine dove si è fatto apprezzare sia come giocatore che come persona.
Caroti, si candida a diventare il nuovo Rosselli, mister promozione per antonomasia?
«Ah ah (ride, ndr) per raggiungerlo me ne manca una. Però ho raggiunto Giò Pini, Dade Bruttini e Stefano Gentile. Niente male direi».
Quale delle quattro promozioni è stata la più bella?
«Dico questa, non perché è appena accaduto, ma perché eravamo al 16° posto e abbiamo fatto una grande rimonta in un campionato veramente difficile ed equilibrato. Quella di Udine è stata bellissima, ma dopo la prima stagione avevo annusato che c’era un’aria buona. A Verona ho centrato quella meno attesa, a Cremona eravamo consapevoli di essere molto forti».
Che cosa è cambiato a Scafati con l’arrivo di coach Vitucci?
«Frank è uno dei migliori allenatori che ho avuto, una persona incredibile. Ha gestito in modo perfetto un gruppo che non ha costruito lui, ci ha dato tanta tranquillità. Dal punto di vista tattico ci ha dato poche regole ma chiare in fase difensiva, mentre in fase offensiva ci ha portato ad essere più prolifici. Un vincente!».
Ha ricevuto chiamate e messaggi dal Friuli?
«Certo, mi hanno scritto in tanti: ex compagni, dirigenti, tifosi. Di Udine conservo bellissimi ricordi e ottimi rapporti. Uno dei primi è stato il team manager dell’Apu Gavazza, un grande».
Ha visto che l’Apu si è salvata con largo anticipo?
«Sì, è sono contento. L’avevo previsto: anche se l’impatto con la nuova categoria è stato difficile, conoscendo coach e giocatori sapevo che la squadra sarebbe emersa. Il lavoro paga sempre. Per essere il primo anno in serie A hanno ottenuto un grande risultato, e poi il palasport era sempre pieno. È bello, Udine se lo merita».
Il suo amico Alibegovic è nella cinquina dei candidati per il premio di miglior italiano. Che ne pensa?
«Mirzone ha fatto un campionato incredibile. È un mio grande amico, si merita tutto ciò che sta raccogliendo. È arrivato in ritardo sotto le luci della ribalta, ma sono contentissimo per lui. Non c’è niente di casuale: ricordo bene tutte le volte che a fine allenamento si fermava ad allenarsi sui tiri».
Ha sentito coach Vertermati, uno dei suoi mentori?
«Sì, l’ho chiamato il giorno del suo compleanno (il 14 aprile, ndr) per fargli gli auguri, mi disse “so già come va a finire in A2”. È stato buon profeta e lunedì mi ha telefonato lui per farmi i complimenti, che ho ricambiato perché nell’ottima stagione dell’Apu Adriano ha grandi meriti».
Caroti, ci rivediamo in serie A?
«Io ho il contratto, poi vediamo. Spero di sì, mi piacerebbe perché penso di meritarla. Se non dovesse accadere, allora vorrà dire che punterò al record di Guidone Rosselli».
Riproduzione riservata © Messaggero Veneto








