Sanvitese da incubo, il problema non era Zanin
La débâcle di Albiano conferma che il cambio di panchina non ha sortito nessun effetto
Giù la maschera: Il momento per il contingente nostrano non è più serio... è gravissimo. Solo il ritorno al successo casalingo dopo cinque mesi del Tamai ha evitato un'autentica “Waterloo” regionale. Ci sarebbe anche il pareggio dell'Itala San Marco nello scontro al vertice di Quinto, ma considerato che gli isontini conducevano a pochi secondi dal termine, la soddisfazione è assai moderata e soprattutto non cancella le pesanti debacle delle tre pericolanti Rivignano, Pordenone e Sanvitese (oltre alla resa comunque onorevole della Sacilese contro la Virtus Vecomp). Nerazzurri, ramarri e biancorossi non hanno risposto presente, anzi sono andati incontro a sconfitte che possiamo definire disarmanti. Travolti dallo Jesolo i friulani, cloroformizzati dal Trento i neroverdi e, incredibilmente ma vero, seppellita sotto sei reti dall'ultima della classe la Sanvitese. Una situazione generale deludente che si trascina ormai da parecchie settimane, con le compagini della nostra regione che stentano a tenere il passo delle altre nelle rispettive aree di competenza. Grazie. Montebelluna che ci fai sperare ancora nei play-out. È quello che deve pensare il più brutto Rivignano della stagione, rimasto a due punti dal Bolzano soltanto per merito del Montebelluna che ha sconfitto gli altoatesini. Forse per la prima volta Agostino Flaborea non ha riconosciuto nemmeno lontanamente la sua squadra, fatta a pezzi da uno Jesolo che sprizza salute, ma che non giustifica un rovescio che va oltre il risultato. Pausa in vista delle ultime tre decisive partite? Guai se fosse il contrario. Senza parole.
E senza argomenti di difesa la Sanvitese (4 punti in 8 gare con Marta allenatore) capace di regalare un pomeriggio di pirotecnica gloria al praticamente spacciato Porfido Albiano. I biancorossi sono stati capaci di prenderne sei da quella che era la peggior prima linea del girone e confermano di essere attanagliati e paralizzati da quando sono stati invischiati nei playout. La società giustifica il fin qui inutile cambio di panchina affermando che doveva farlo prima, ma almeno con Zanin la Sanvitese aveva un'anima che adesso proprio non si vede e, soprattutto, era fuori dalla zona rossa della graduatoria. Trend. Casalingo ancora negativo per il Pordenone incappato nel terzo ko di fila al “Bottecchia”. L'aspetto più grave è che a violarlo è stata un'altra diretta concorrente (il Trento dopo Cassola e Rivignano) e che ancora una volta i ramarri non sono riusciti ad organizzare una reazione decente dopo il repentino svantaggio. Eppure il pareggio nel derby di Sacile doveva aver eliminato un po' di tossine mentali avendo interrotto la serie negativa. Peccato. Per l'Itala San Marco che pensava ormai di aver espugnato la tana dei diretti rivali dell'Union Quinto mettendo in cassaforte il podio. Secondi finali di nuovo fatali come troppe volte è capitato in passato. Biancoblu quasi perfetti soprattutto nel primo tempo nonostante il trio Visintin-Ghirardo-Coacci inizialmente inutilizzabile per l'imbarazante dimenticanza dei tesserini e dei documenti d'identità da parte dei giocatori. Finalmente. È tornato a sentirsi a casa sua il Tamai che ha regolato l'Eurocalcio Cassola vincendo davanti ai propri tifosi dopo cinque mesi di astinenza. Play-off che rimangono difficili da raggiungere, ma se le “Furie Rosse” ritrovano continuità possono ancora farcela.
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