Apu, Bossi racconta Valentine: «Un acquisto pazzesco»

Il play triestino, ex Udine, sull’ultimo colpo americano. «Va lasciato libero di esprimersi sennò rende di meno. E se le cose gireranno bene diventerà l’idolo di tutti»​​​​​​

 

Giuseppe Pisano
Stefano Bossi con Denzel Valentine due anni fa insieme a Trieste
Stefano Bossi con Denzel Valentine due anni fa insieme a Trieste

«Apu, Valentine è un acquisto pazzesco!». Ne è convinto Stefano Bossi, playmaker classe 1994 con due anni di carriera a Udine alle sue spalle: nel 2010/2011 in Legadue per l’ultima stagione della Snaidero prima della chiusura, nel 2011/2012 in Dnb con la neonata Apu Gsa.

Attualmente free agent dopo aver vestito la divisa di Forlì nel 2025/2026, ci racconta vizi e virtù di Denzel Valentine, nuovo innesto bianconero e suo ex compagno di squadra a Trieste due anni fa.

Bossi, come descriverebbe il Valentine giocatore?

«Denzel è un’artista della pallacanestro. È quel tipo di giocatore che va lasciato libero di esprimersi, non a caso ha giocato per diversi anni in Nba. Se ingabbiato negli schemi rende meno: a Trieste ha avuto carta bianca e ha fatto benissimo, a Venezia era un “role player” e si è adattato. Credo che a Udine sarà la stella, il classico “go to guy”, e in questo caso dico che l’Apu ha fatto una presa pazzesca. Se le cose gireranno bene, a Udine diventerà l’idolo di tutti».

Quali sono i suoi punti di forza?

«È un vero leader, sa creare un tiro dal palleggio sia per sé che per i compagni, ha una visione di gioco come pochi e un bel tiro da fuori. L’unico appunto che posso fargli riguarda la costanza, è capace di fare partite da 25 punti e 10 assist ma a volte ne fa qualcuna da 7 punti e 6 palle perse».

L’uomo Valentine com’è?

«Una persona sempre positiva, solare. Gli piace molto aiutare i compagni e a tal proposito vi racconto un aneddoto: se in allenamento subisce un canestro in faccia, esulta. Non gli importa di averlo subito, ma della bella giocata del compagno. Denzel non è mai negativo, si allena sempre con professionalità. Fuori dal campo gli piace uscire, come a tutti, ma non è il tipo che ha comportamenti sopra le righe, si comporta da professionista».

Che giudizio darebbe della nuova Apu?

«Non è più una matricola, ora l’obiettivo è di confermarsi. Il roster mi sembra migliorato. Io Udine la vedo bene, credo possa fare qualcosa in più rispetto all’anno scorso: con Spencer, Calzavara e Valentine ha una gran bella base. A oggi la vedo più in alto di altre squadre».

Di Trieste invece cosa dice?

«Il nucleo italiano è solido, aspettiamo di vedere chi arriverà come play e come pivot. Molto dipenderà dalle mosse di Arcieri, uno che il basket Usa lo conosce molto bene».

 

Riproduzione riservata © Messaggero Veneto