Boniciolli legge l’Apu: «Ci pensa Vertemati»
L’ex coach di Snaidero e Old Wild West scommette sulla continuità tecnica in panchina. «Ho seguto poco il mercato, ma Adriano e Conti sono i veri fuoriclasse della squadra»

È la continuità tecnica l’arma in più dell’Apu 2026/2027. Lo afferma convinto Matteo Boniciolli, ex coach di Snaidero e Old Wild West. È proprio con il tecnico triestino che proseguiamo il ciclo delle interviste con gli allenatori legati al nostro territorio.
Boniciolli, com’è nata la sua decisione di allenare soltanto in ambito giovanile alla Stella Ebk Roma?
«Ho avuto l’opportunità di farlo perchè ho avuto il privilegio di essere stato chiamato da una società di alto livello in ambito giovanile. E poi c’è un tempo per tutto. Avevo già fatto una scelta simile andando negli Stati Uniti sei anni fa alla Don Bosco Prep school. Mi sembrava giusto tornare da dove sono partito e non essere ossessionato dal risultato a ogni costo».
Vista da Roma com’è questa strana estate con tanti titoli sportivi itineranti?
«Gli spostamenti dei titoli ci sono sempre stati, diverse società attualmente in A e in A2 sono arrivate ai vertici così. Piaccia o non piaccia è evidente che si sta andando in questa direzione, al concetto di franchigie, i fondi statunitensi o arabi non guardano allo sport come lo intendiamo noi. Per loro esiste il concetto di “sportainment”, parola che fonde sport e intrattenimento. È inutile far finta di non capire che ormai lo sport va così: la squadra che nel calcio ha vinto le ultime due Champions League (il Psg, ndr) è dei qatarioti, in Italia Milan e Inter sono di due fondi americani».
È vero che la Stella Ebk Roma ha stretto un accordo per le giovanili della Maxima Roma di Matiasic?
«Ne stanno discutendo, c’è la possibilità concreta di diventare il vivaio di una società cestistica di serie A. Stella Ebka mi ha chiesto di fare da responsabile tecnico di tutto il settore giovanile, inoltre allenerà Under 17 e 19 e sarà vice in B Interregionale. Il nostro obiettivo è formare giocatori, siamo un “giocatorificio”. Nell’ultimo anno ne abbiamo lanciati otto».
Parliamo di serie A, le piace la nuova Apu?
«Ho seguito poco il mercato, ma credo che la costante crescita di Udine proseguirà grazie alla continuità tecnica. C’è anche un nuovo gm, Andrea Conti, che stimo proprio come Gracis. Ho letto una vostra intervista a Cavina, diceva che Vertemati e Conti sono i fuoriclasse dell’Apu: sono perfettamente d’accordo».
Il suo storico collaboratore Stefano Comuzzo è tornato a Udine...
«È uno dei migliori allenatori europei di attività giovanile. Ho imparato molto da lui, sono molto felice che sia tornato a casa».
Alle finali Under 19 ha affrontato l’Apu, le è piaciuto qualche bianconero?
«Sì, i fratelli Bjedov e Stjepanovic».
Le fa piacere che Trieste si sia salvata dallo tsunami dei titoli sportivi?
«Sì, è un palcoscenico importante. La cosa che però mi spiace è che a fronte della scelta di un imprenditore ci sono state dichiarazioni di indignazione e stupore, ma alla fine l’imprenditoria locale non ha fatto nulla. Si è passati da una proprietà statunitense a un’altra proprietà statunitense».
In A2 Cividale si è rinnovata nel segno dei giovani...
«È un esempio, culturale ancor prima che sportivo, da seguire. Parliamo di una realtà radicata sul territorio, guidata da una figura manageriale e una tecnica. Cividale ha scelto una filosofia chiara, senza urla, strepitii e polemiche: una perla rara».
La Nazionale di Banchi le piace?
«Molto, sono un grande tifoso di Banchi, ha iniziato un reale rinnovamento della squadra. Interpreta il ruolo di ct in modo perfetto, non si limita a stare in parterre accanto al presidente di turno. È presente su tutto il territorio, va alle finali nazionali giovanili, partecipa ai clinic, frequenta i tornei, parla con i coach».
Dell’esodo dei giovani italiani in Ncaa cosa pensa?
«Purtroppo in Italia non siamo riusciti a creare un campionato per lo sviluppo della fascia d’età 18-24: qua se perdi due gare di fila è un dramma. I giovani li mettiamo a fare i segnapunti in allenamento, negli Stati Uniti invece possono crescere. È come la fuga dei cervelli in ambito lavorativo. L’Italia non è un Paese per giovani».
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