Repice e Pardo in coro: «L’Udinese è cambiata ma non sarà invischiata nella lotta salvezza»

Chiacchierata a 360° con i due giornalisti presenti venerdìa Cormons: «Il derby non sarà decisivo, ma è meglio vincerlo che perderlo»

Massimo Meroi

L’Udinese, la Serie A, il derby di Milano, la Nazionale. Si parla di pallone a 360º con Francesco Repice e Pierluigi Pardo all’Agriturismo “Cruna di Subida”, una sorta di antipasto della serata “Gol a Grappoli” tenuta a Cormons.

Partiamo dal campionato: potrebbe essere il più equilibrato degli ultimi anni?

Repice: «In teoria oggi ci sono quattro squadre sullo stesso livello, forse anche cinque, ma poi credo che una a marzo prenderà e staccherà la compagnia. Non chiedetemi quale, però, al momento ci sono troppe incognite».

Pardo: «Io credo che la Serie A, nonostante una marea di problemi, stia trovando delle soluzioni intelligenti. Se Osimhen e Lautaro sono rimasti, qualcosa vorrà pur dire».

Il risultato del derby milanese di oggi sarà importante o sposterà qualcosa solo a livello emotivo?

Repice: «Può finire anche 10-0 che nulla cambierà. Siamo alla quarta giornata».

Pardo: «Sarò lapalissiano, qualcosa sposta perché è sempre meglio vincerlo che perderlo».

Avete la sensazione che ci sarà molto più equilibrio rispetto al recente passato anche per la zona salvezza?

Repice: «Sì. Genoa e Cagliari sono due società che hanno storia e il Frosinone è una squadra che ha molti giocatori bravi e un allenatore, Di Francesco, che in attacco fa giocare molto bene le sue squadre. Secondo me sarà la rivelazione».

Pardo: «C’è molto equilibrio in basso, se poi il riferimento è all’Udinese dico che faccio fatica a vedere i bianconeri coinvolti là sotto».

Domani c’è Cagliari-Udinese, chi perde può avvertire qualche scricchiolio?

Repice: «Ogni anno sull’Udinese diciamo che ha cambiato tanto e che non potrà ripetersi, poi però i fatti danno sempre ragione alla società. Certo, Ranieri è un tecnico che ne sa una più del diavolo, ma Sottil è stato giocatore e sa come si fa in queste situazioni».

Pardo: «L’Udinese è un’isola felice, la società non si fa mai prendere dal panico e nemmeno dall’euforia. E poi c’è una tifoseria sempre molto vicina alla squadra».

In attacco Sottil, complici anche gli infortuni, sta puntando su Lucca che due anni fa l’opinione pubblica voleva in Nazionale. Cosa pensate del numero 9 bianconero?

Repice: «Bisogna aspettarlo, però anche lui deve dare subito dei segnali soprattutto dal punto di vista della personalità. Uno con il suo fisico deve pretendere di farsi dare la palla lunga dai difensori. Come dice Bergomi per giocare bene una squadra dipende molto dal centravanti».

Pardo: «La potenzialità c’è, ma deve cominciare a sfruttare le occasioni. Quella di Udine per lui è una chance importantissima, in questo ambiente, lo dice la storia, c’è tutto per crescere».

Capitolo Nazionale. Spalletti ha rimesso in linea di galleggiamento la barca. È l’uomo giusto?

Repice: «Sono e resto dell’idea che la fortuna degli allenatori la fanno i calciatori. Negli anni Settanta sono nati dei fenomeni in Italia: siamo andati al Mondiale del 2022 con Vieri, Del Piero, Totti, Inzaghi e Montella, oggi siamo in difficoltà. Non sono tra quelli che dicono che ci sono troppi stranieri, se uno è bravo emerge comunque. Nei vivai bisogna tornare a lavorare sulla tecnica».

Pardo: «Spalletti è l’uomo giusto al posto giusto. Nei primi 35’ con l’Ucraina la sua mano si è vista. L’investitura da ct è una sorta di completamento della sua carriera e comunque sempre meglio uno Spalletti motivato che un Mancini insoddisfatto».

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