Dalmasson e il derby infinito: «Udine è un progetto solido, ma la Reyer vuole invertire il trend»

Lo storico ex coach di Trieste analizza la sfida del Taliercio. Dagli esordi in Friuli nel 1986 alla crescita dell'Apu di Vertemati: «Il derby di A2 del 2018 ha gettato le basi per questa sfida nella massima serie»

Giuseppe Pisano

Profumo di derby domani sera al Taliercio per Eugenio Dalmasson. Non un derby triveneto, ma quello sentitissimo del Fvg, sull’asse Trieste-Udine. Undici stagioni sulla panchina della squadra giuliana non si dimenticano, ma tutto partì da un’annata da vice a Udine, all’epoca griffata Fantoni. Partiamo proprio da lì per introdurre la sfida fra Reyer e Apu insieme a Dalmasson, oggi club manager della società orogranata.

Dalmasson, ci racconta i suoi trascorsi udinesi?

«Sono arrivato in Friuli nel 1986, come responsabile del settore giovanile e assistente di Claudio Bardini e poi Lajos Toth in prima squadra. Era la mia prima esperienza lontano da Mestre. È stato un momento importante della mia carriera, una passione è diventata lavoro. Quella stagione mi ha forgiato, sebbene sia stata difficile per via della retrocessione. Con la squadra Juniores, però, arrivammo alle Finali Nazionale».

Lei ha lavorato a stretto contatto con diversi allenatori udinesi, giusto?

«Sì, proprio in quella stagione conobbi Franco Ciani, con cui ho collaborato a Firenze, Vicenza e Trieste. Ricordo anche Alberto Martelossi e Ermes Sebastianutti. Legami importanti, che vanno oltre il campo da gioco».

Nel 2017/2018 riecco il derby Trieste-Udine, in A2. Lei contro Lino Lardo.

«Una sfida sempre particolare, molto sentita dai tifosi. All’andata vincemmo noi, al ritorno loro. Mancava da anni, c’era una bellissima atmosfera. Mi piace pensare che entrambe le piazze gettarono le basi per il derby di quest’anno, in serie A».

Come vede l’Apu attuale?

«Mi sembra figlia di un progetto tecnico avviato da persone che lavorano bene insieme. Pedone ha sempre investito, con Gracis e Vertemati forma uno staff affiatato. Questo, insieme a un pubblico molto presente, contribuisce a far giocare la squadra in un clima sereno. Ha meritato la promozione e ha affrontato la massima serie col piglio giusto».

Lei ha allenato anche l’Italia Under 20, giusto un anno prima di Adriano Vertemati.

«Uno dei migliori coach emergenti. Ha fatto esperienze importanti anche a Monaco in Eurolega, a Udine si vede la sua mano. La Nazionale è il giusto premio al suo lavoro».

Chi toglierebbe a Udine domani sera, se potesse?

«Le loro vittorie hanno sempre una matrice comune, che è il gruppo. Contribuisce anche chi segna meno, come Spencer e Mekowulu. Poi è chiaro che Alibegovic sa prendersi responsabilità ed è decisivo, così come Christon ha carisma e leadership e Calzavara si sta imponendo. Da Ros è stato fondamentale già con me Trieste, dentro e fuori dal campo».

La Reyer domani può risentire delle fatiche di Eurocup?

«Della fatica no, abbiamo una rosa ampia, con tredici giocatori. C’è Horton da valutare per l’infortunio, ma dopo due sconfitte di fila in casa la squadra avrà voglia di invertire il trend».

Un parere sulla situazione di Trieste?

«Quando girano con insistenza certe voci, significa che non sono fantasie e sono dispiaciuto. Se Trieste dovesse ridimensionare sarebbe un delitto, una piazza con quasi 5000 abbonati è un patrimonio per tutto il basket italiano». —

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