Ramondino: «Contro Tortona l’Apu dovrà gestire il ritmo»
Coach Ramondino parla della trasferta di sabato dell’Apu: «Tortona micidiale in campo aperto, Christon sa come fare»

Ci sono allenatori che pur cambiando panchina restano legati in modo indissolubile ad una società. È il caso di Marco Ramondino, per cinque stagioni coach di Tortona: con lui la squadra piemontese è arrivata dalla A2 ai vertici della serie A. Attualmente è free agent, dopo aver risolto è pochi giorni fa il contratto con i tedeschi del Mitteldeutscher, e può dedicarsi anima e corpo alla Nazionale italiana. Fa parte dello staff tecnico del ct Luca Banchi, insieme al coach dell’Apu Adriano Vertemati e a Iacopo Squarcina. Lo abbiamo raggiunto per parlare di Tortona-Udine di sabato, ma non solo.
Ramondino, si sente uno degli artefici della felice realtà Tortona?
«L’artefice principale è il dottor Gavio, un uomo appassionato che negli anni ha fatto investimenti importanti. Io penso di essere parte della storia della società, con cui ho vissuto stagioni importanti. Non è solo una questione di risultati sul campo, penso anche alla nuova cittadella dello sport».
Si aspettava che anche quest’anno, con la guida tecnica affidata a Mario Fioretti, Tortona sarebbe stata ai vertici della serie A?
«Io sì, perché il roster è molto profondo per una squadra che non fa le coppe europee. Tortona sta meritando alla grande la posizione che occupa. Fioretti è un professionista stimato da tutti e un’ottima persona dal punto di vista umano».
Che impressione le ha fatto sinora l’Apu neopromossa?
«A Udine sono stati molto bravi a identificare subito qualche criticità, intervenendo sul mercato. Nonostante l’assenza di Hickey ha trovato in fretta la quadratura e sta facendo un ottimo campionato. Gioca bene e con continuità, ha automatismi interessanti e gerarchie chiare».
Come giudica la realtà Apu?
«Da osservatore esterno posso dire che ho grande stima di chi investe tanto in A2, proponendo sempre squadre competitive. Con l’arrivo di Vertemati è stato il salto che mancava. Ho anche grande stima di Andrea Gracis, una figura di alto livello umano: nel nostro ambiente non è una cosa facile da riscontrare».
Che rapporto ha con Adriano Vertemati?
«Ottimo, siamo coetanei e abbiamo frequentato assieme il corso allenatori nazionale. È un tecnico che ammiro, per i risultati e per la compostezza e la signorilità con cui si è sempre distinto».
Che partita sarà quella di domani fra Tortona e Udine?
«Tortona è più profonda come roster, ha tanti giocatori in grado di interpretare più ruoli e offrire quindi più soluzioni. Udine è ben organizzata, dovrà avere la bravura di non farla giocare in campo aperto: in tal senso è importante avere fra le proprie fila un “generale” come Christon, che ho allenato proprio a Tortona e che sa come gestire il ritmo».
Da tecnico azzurro cosa ci dice di Andrea Calzavara?
«Per prima cosa dico che ha un requisito importante, cioè fisicità e atletismo. È un ragazzo di talento che ha fatto un percorso graduale: la A2 in club sempre maggiori, la cosiddetta “gavetta” e ora la serie A. Questo è un dettaglio importante, perché i giocatori quando escono dalle giovanili non sono ancora formati completamente, devono ancora conoscere le esigenze e le difficoltà del basket senior. Detto ciò, Calzavara ha fatto miglioramenti notevoli, se continua a crescere così ha un bel futuro davanti».
Come procede il nuovo corso azzurro col ct Banchi?
«Siamo all’inizio, noi dello staff siamo di supporto a Luca, che interpreta a 360º il ruolo di commissario tecnico federale, quindi non solo di allenatore. Segue tutto: i campionati nazionali, quelli esteri e i giovani italiani nei college Usa. Si è preso a cuore le sorti del movimento, il progetto che ha in mente è bello e ambizioso». —
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