Pittin non ha intenzione di smettere: «Sogno i Giochi invernali di Cortina»
Il carnico vuole reagire dopo il grave infortunio al ginocchio: «Ora sotto con la riabilitazione, voglio la sesta Olimpiade»

CERCIVENTO. «Sarà dura, lo so, ma alle Olimpiadi di Milano-Cortina nel 2026 proverò ad esserci anche io. Del resto un carnico non può arrendersi nonostante abbia rotto un legamento crociato del ginocchio saltando da un trampolino».
Dalla sua casa di Predazzo la voce di Alessandro Pittin, 33 anni di Cercivento, trasferitosi in Val di Fiemme per amore (di Marika) e professione (fa parte del gruppo sportivo delle Fiamme Gialle che ha sede appunto a Predazzo) è comunque vibrante.
Nonostante l’infortunio al ginocchio causato dalla caduta dal trampolino in plastica ad Oberwiesenthal in Germania, mentre era impegnato in una competizione estiva di combinata nordica.
Il carnico di Cercivento in Italia è una autentica leggenda della disciplina perchè alle Olimpiadi di Vancouver nel 2010 conquistò la medaglia di bronzo nel trampolino normale, la prima nella storia per un italiano. Di più ha pure all’attivo un argento mondiale e , nel 2012 a Seefeld in Austria, vinse tre gare consecutive nella specialità che unisce sci ddi fondo e salto con gli sci.
Ale e adesso?
«Nel 2012 mi lussai e fratturai una spalla per una caduta dal trampolino, la riabilitazione fu complicata, ma ero all’inizio della carriera. Ora ho 33 anni e la prospettiva è di saltare tutta la prossima stagione agonistica, che è ormai alle porte».
Hai pensato di smettere?
«Mai. Dopo le Olimpiadi di Pyeongchang nel 2010, i miei quarti Giochi, cominciai a pensare alle Olimpiadi di Milano-Cortina come un obiettivo arduo ma raggiungibile. Sarebbe la mia sesta Olimpiade e poichè esordii a 16 anni a Torino 2006 sarebbe anche la chiusura di un cerchio. Avevo deciso da qualche stagione di valiutare anno per anno, a seconda dei risultati, se continuare o meno, questo infortunio mette ancora degli altri punti di domanda, nel 2026 avrò 36 anni ma...».
Dalla Carnia ti chiedono di continuare...
«Ringrazio tutti i miei tifosi friulani. Ora vivo a Predazzo, ma ho sempre la mia Cercivento e la Carnia nel cuore. Non riesco a tornarci spesso ma sono molto legato alle mie origini e ringrazio tutti quelli che in questo momento difficile per un atleta mi stanno vicino. Ci proverò eccome a tornare competitivo per partecipare, per giunta in casa, alla mia sesta Olimpiade. Proverò intanto a tornare competitivo, perchè, anche per i criteri più stringenti voluti dal Cio, qualificarsi ai Giochi è sempre più dura».
Il piano della rinascita cosa prevede?
«Intanto la mia Marika e la nostra piccola Sofia, che ha due anni, saranno le mie medicine. Poi le Fiamme Gialle, che ringrazio ancoa una volta, so che mi staranno vicino. Ce la metterò tutta in palestra e spero di rimettere gli sci ai piedi per Natale, sarebbe il più bel regalo per me. Quanto al salto ci penseremo quando il ginocchio sarà davvero a posto».
È vero che quella brutta caduta dal trampolino nel 2012 le ha condizionato la carriera facendole perdere le certezze al salto?
«Certo, non sono mai stato il più craggioso o temerario di turno. Vero, quella caduta mi ha condizionato, ma credo che le difficoltà al trampolino siano innanzi tutto di tipo tecnico».
Il suo primo salto lo ricorda?
«Indimenticabile. Avevo cinque o sei anni. A Ravascletto col mio primo istruttore Leonardo De Crignis. Andavo dietro amio fratello Riccardo, più grande di me, prima o poi sarei finito sugli sci da fondo perchè era la passione anche di mio papà, mi han visto spericolato con gli sci da discesa sullo Zoncolan e...».
È entrato nella leggenda...
«Beh, in quasi vent’anni di carriera penso di aver fatto un buon lavoro».
Il suo collega tarvisiano Raffaele Buzzi dovrà restare da solo per una stagione...
«Intanto lo ringrazio per le parole di affetto che ha avuto per me in questi giorni. Ci rivediamo la prossima estate. Sognando Cortina 2026. Le gare di salto sono n programma a Predazzo. E qui dalla finestra di casa il trampolino lo vede benissimo».
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