Quaglia promuove Cividale: «Hanno un'anima unica. Nelle prossime stagioni daranno fastidio a chiunque»
L'ex tecnico di Roseto e Cremona vede la Gesteco stabilmente tra le prime sette. Il plauso alla società: «Perfetta per i giovani come Marangon, il progetto è solido»

«Cividale può chiudere tra le prime 7. Sono cresciuti ancora, nelle prossime 2 o 3 stagioni si consolideranno per stare stabilmente là davanti».
Parola di Danilo Quaglia, allenatore che conosce bene la Ueb Gesteco per averla affrontata a più riprese nel corso degli anni.
Prima in B, dove alla guida di Roseto l’ha battuta in finale di Coppa Italia, e poi in A2, dove, da assistente, l’ha affrontata con Cremona.
Quest’anno il tecnico ha scelto di prendersi una stagione di pausa per dedicarsi al suo primogenito, continuando ad aggiornarsi guardando all’Italia ma non solo.
Coach, è sorpreso da questa classifica?
«Non particolarmente. Il campionato è spaccato in due, le prime dieci hanno dimostrato via via di esser nettamente superiori alle rimanenti nove. Pesaro mi ha stupito, da inizio anno ha continuità giocando una bella pallacanestro. Anche Rieti non partiva con i miei favori, invece è là davanti nonostante le vicende drammatiche che ha attraversato».
Chi vede favorito per la promozione?
«Brindisi, una squadra piena di talento, di fisicità e di esperienza. Non mi aspetto da loro la vittoria della Coppa Lnp, quanto un’accelerazione in campionato, anche se non hanno un calendario semplice».
Parliamo di Cividale: ha i numeri per chiudere tra le prime 7?
«Assolutamente sì. Questa squadra ha un’anima unica. È chiaro che la partenza di Francesco Ferrari le abbia tolto tantissimo, praticamente un americano aggiunto, ma si stanno ricompattando. Come sempre in queste situazioni è uscito Rota che ho avuto la fortuna di allenare un anno a Piacenza: è il cuore della Ueb, un ragazzo eccezionale. Vedo poi Redivo in crescita, dopo il cambio di assetto. È un giocatore di altissimo livello che quando è connesso fa la differenza».
Che giudizio dà alla loro stagione, sinora?
«Comunque vada sarà super, se dovessero chiudere tra le prime 7 sarebbe eccellente. Sono cresciuti ancora, nelle prossime due o tre stagioni credo possano stare stabilmente là davanti e dare veramente fastidio a chi gioca per vincere».
Anche se si dovessero salutare giocatori importanti, come Marangon?
«Sì, perché non sono i giocatori a fare la Gesteco, ma la società. Il progetto non è chi arriva, ma la struttura che gli sta dietro: un allenatore super competente e una dirigenza che conosce la pallacanestro e ha il coraggio di rischiare. Costi ne è la prova lampante: è quasi costretto a fare bene, perché c’è l’equilibrio giusto di leggerezza e pressione, grazie alla società e al pubblico. Cividale è perfetta per i giovani italiani, come lo è Trento in A».
Restando su Marangon, crede che dopo gli allenamenti da aggregato in futuro possa diventare un giocatore importante anche per la Nazionale?
«È in continua crescita, ogni anno aggiunge qualcosa al suo gioco. Ha doti fisiche e non teme i contatti, ha talento e sicurezza in sé stesso, talvolta esagerando come è giusto che sia a quell’età. È un giocatore importante perché può essere utile in tanti modi e ha tutte le carte in regola per arrivare dove desidera, poi dipenderà anche da chi troverà sulla sua strada. Mi viene in mente l’esempio di Davide Casarin, che giocava una manciata di minuti e oggi è uno dei migliori italiani del campionato di A. Io lo ripeto: abbiamo giovani forti, ma non li facciamo giocare».
Cosa gli manca per il salto di qualità definitivo?
«Per incidere da subito in A servono ottime capaci di trattare il pallone oppure un tiro di alto livello. Ci sta lavorando, se dovesse riuscire a migliorare entrambi gli aspetti diventerebbe un giocatore veramente molto forte, migliorandone uno solo sarebbe comunque un ottimo giocatore per la massima serie».
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