ORA AL RIPARO DAL SOLLEONE DELL’EUFORIA

Il ct Roberto Mancini lo sa che questo è il momento di aprire l’ombrello e mettere gli azzurri al riparo dal solleone dell’euforia, da pindarismi e Tribù degli adoranti sempre pronte a esaltarsi anche per una vittoria che dovrebbe essere la regola. «Noi siamo l’Italia»: aveva detto il tecnico, a ridosso di questa sfida nella calda Grecia, per sottolineare la necessità di un grande impegno per onorare una maglia “pesante”. E anche per proseguire sul doppio binario vittoria-buon gioco, ben sapendo che gli avversari veri avranno altra consistenza.

L’opera di ricostruzione della nazionale dopo il crac del mancato Mondiale, dunque prosegue bene. Giusto essere felici, continuando a pensare anche al calcio delle donne (oggi il debutto nel Mondiale) e dei ragazzi delle Under 20 e Under 21 che potrebbero portare a casa altro prezioso carburante per il motore dell’autostima complessiva.

L’obiettivo vero è ancora lontano, passa per Euro 2020 ma in realtà è più avanti. È il Mondiale 2022. Molte scelte sono in funzione di questo traguardo. Quelli come Sirigu, Chiellini, Quagliarella e Bonucci non potranno esserci ma ora sono lì a consolidare il gruppo, a spiegare come si fa a quelli che stanno cominciando il cammino talvolta dividendosi fra la nazionale maggiore e quella di Gigi Di Biagio che dal 16 giugno inseguirà il sesto titolo europeo.

E poi, va detto, la nazionale è anche un antidoto alle follie del calciomercato (specie quello dei sogni impossibili spacciati per scoop) e al disastro delle curve piene di nazicretini e slogan razzisti. L’italico pallone resta quello dei debiti miliardari, degli stadi invivibili, della fuga dalle pay-tv. Una bella Italia da sola non può cambiarlo ma avere almeno una speranza è importante. Anzi, è fondamentale.

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