Il dottore lascia dopo due Olimpiadi: l’udinese Matteo Restivo esce dalla vasca dopo una vita nel nuoto

Il 31enne friulano: «Faccio il medico estetista e insegno a conciliare sport e studio»

Monica Tortul
Matteo Restivo, 31 anni di Udine: nel suo curriculum due Olimpiadi
Matteo Restivo, 31 anni di Udine: nel suo curriculum due Olimpiadi

Matteo Restivo dice addio al nuoto. L’annuncio ufficiale sarà dato venerdì 17 aprile a Riccione, a latere della gara dei 200 dorso ai campionati italiani assoluti di Riccione. Gara in cui, dopo un bronzo europeo, 2 olimpiadi e un primato italiano che è resistito per 7 anni, per la prima volta sarà a bordo vasca, da spettatore. Sarà un annuncio ufficiale a chiudere a tutti gli effetti la carriera sportiva del 31enne udinese, che, già dopo Parigi 2024, aveva però deciso di ridefinire le proprie priorità, per dare spazio prevalente alla professione medica.

Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Firenze, con un Master in Dermatologia cosmetologica, rigenerativa ed estetica, ha ora davanti una carriera come medico estetico e come divulgatore in tema di dual career: dopo aver vissuto in prima persona le difficoltà di conciliare la carriera sportiva di alto livello con quella professionale, ha ideato, insieme a Lorenzo Zazzeri, il podcast Sportiva- Mente, che sfata miti sulla conciliazione tra sport ad alto livello e studio universitario. Tra i progetti a lungo termine anche quello di tornare in Friuli.

Quando ha capito che era arrivato il momento di smettere?

«Dopo le Olimpiadi di Parigi 2024, a cui ero arrivato qualificandomi in extremis. Ai Giochi sono arrivato scarico e il risultato è stato deludente. Pur avendo preso la situazione con filosofia, ho capito che era arrivato il momento di pensare anche al mio futuro fuori dalla vasca. A quasi 30 anni, con una laurea in medicina che fino a quel momento era sfruttata poco, ho deciso di cambiare priorità. Ho iniziato ad allenarmi con meno intensità e non mi stimolava».

Quale futuro l’attende?

«Lavoro come libero professionista per un poliambulatorio medico a Firenze specializzato nella cura della bellezza, della salute e del benessere. Ho trovato un ambiente che ha creduto in me, che mi ha valorizzato e assecondato. Lavoro con un’equipe di altissimo livello. Il mio futuro, per ora, è qui. Proseguirò anche con le attività di sensibilizzazione e informazione sulla doppia carriera, sia nelle scuole che nelle aziende».

Ha in mente di tornare in Friuli?

«Sì, perché ho un forte legame sia con la mia famiglia che con la mia terra. Ho avuto una infanzia felicissima, sul Torre a fare i tuffi con gli amici e in motorino a Savorgnano. A Firenze ho inseguito un sogno, ma i miei ricordi del Friuli mi hanno sempre confortato. La mia famiglia mi ha insegnato a impegnarmi per un obiettivo e mi ha sempre valorizzato, senza mettermi pressione».

Quali sono i momenti cruciali del suo percorso sportivo?

«La morte del mio allenatore Carlo Lesa, in un momento in cui coltivavo il sogno della maglia azzurra. La sua scomparsa ha fatto diventare quel sogno una missione di vita. Il trasferimento a Firenze con Paolo Palchetti è stato un altro momento clou: mi ha spronato a portare avanti sport e studio. Il terzo momento è senz’altro il record italiano del 2018, stabilito agli Europei di Glasgow. Da lì è iniziato un percorso che mi ha portato alle Olimpiadi».

Rimpianti?

«Dal punto di vista sportivo no. Ricordo però che gli impegni sportivi mi tenevano molto lontano dal Friuli e questo mi è pesato molto quando è morto mio nonno materno, prima del Covid».

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