«Nel cuore il calcio e tanta Udinese»

Intervista a Giuliano Giannichedda: l’ex bianconero ora nel club Italia: è il vice di Evani nella U20

INVIATO A ROMA. La sua Pontecorvo è lontana, il quartiere di Ponte Milvio – a Roma – è ormai la casa, ma Tower Bridge, il ponte simbolo di Londra, rappresenta bene il sogno di Giuliano Giannichedda, novello allenatore ora nel club Italia orchestrato da Arrigo Sacchi: «Dite a Pozzo che per una realtà come il Watford potrei anche lasciare le squadre nazionali: tre anni in Inghilterra e siamo di sicuro in Premier League». Scherza, il “Gianni”, ma soltanto con il tono della voce: «La verità è che per mollare l’azzurro dovrei avere la possibilità di lavorare in una società organizzata. E l’Udinese, con tutti i suoi satelliti, la sua capacità di scouting e manageriali lo è».

Mancano poche ore all’amichevole tra le Under 18 di Italia e Ungheria, a Ostia: «Ci vado, mi piace conoscere più possibile gli emergenti, i talenti che possono dar lustro al nostro calcio. Ce ne sono e adesso cominciano ad avere qualche possibilità in più, perchè la crisi economica ha portato a privilegiare di nuovo il vivaio, dove non ci sono fondi».

Giannichedda, sta facendo il lavoro che le piace: si intuisce dal trasporto delle due parole...

Quando Sacchi e Viscidi mi hanno chiamato nel club Italia mi sono detto: sei fortunato, farai quello che più ti piace. Ovvero lavorare sul campo. Amo il calcio, è questo il mio mondo, diviso a metà tra la passione per lo sport e la famiglia, mia moglie Federica (Ridolfi, ex showgirl, ndr), i miei figli: Giulia, di quattro anni, e Matteo di due.

E l’Udinese la segue ancora?

Come no? Lunedì sera qui all’Olimpico è stata anche sfortunata, meritava di più. Questa non sarà una delle sue stagioni storiche, ormai si è capito, ma resta sempre una squadra di grande spessore. Logico, uno vorrebbe sempre vederla lassù, a dare fastidio alle grandi: sì, lo dico da tifoso. Perchè in fondo sono ancora un tifoso dell’Udinese. Mi piace per come si muove nel mondo del calcio. Per le idee e gli investimenti.

In campo all’Udinese manca un Giannichedda a centrocampo...

E non è così: c’è Allan, uno che mi assomiglia per il piglio. Ha anche più qualità, visto che recupera il pallone e tenta anche la giocata. E forse ne perde forse qualcuno più del consentito, ma gioca davvero mille palloni a partita.

Qualcuno storce la bocca per questo campionato sotto le aspettative.

Fa male. Perchè ho visto molte volte raccogliere meno del dovuto. Anche in COppa Italia, nella semifinale con la Fiorentina, avrebbe meritato di più. I motivi? Non tutti gli anni Di Natale può fare 25-30 gol. Eppoi molte squadre ormai sanno come gioca l’Udinese e quindi scelgono di aspettarla senza attaccarla.

Da collega, ormai, che ci dice del “vecchio maestro” Francesco Guidolin.

Che ho una stima infinita nei suoi confronti. Credo profondamente che gran parte del merito per i prestigiosi risultati dell’Udinese sia suo: perchè è un allenatore preparatissimo, perchè in special modo in una società come l’Udinese c’è bisogno di una allenatore che sappia capire e valorizzare i tanti stranieri che ogni anno compra Pozzo. In allenamento noi lo chiamavamo martello.

A proposito del patron: si è mai fatto sentire per farle fare mai una mezza proposta?

Ci sentiamo per gli auguri. E l’ultima volta mi ha detto. Vieni quando vuoi, per te ci sarà sempre un posto all’Udinese. Che volete che vi dica? Che sono andato da mia moglie e le ho detto che in Friuli si vive bene? È stato così, ma allora i figli erano piccolissimi, uno appena nato. Adesso le prospettive sono diverse: ripeto, se uno mi dicesse di andare a Londra ad allenare ci andrei subito, a patto che si tratti di un club organizzato.

Giannichedda, ma possibile che l’Udinese non abbia mai vinto nulla?

Bisogna anche sapersi accontentare. Beh, accontentare... Un quarto, un terzo e un quinto posto solo scudetti per l’Udinese. A volte solo far parte dell’alta classifica è importante. Prendete l’Arsenal: sono più di dieci anni che non vince in Europa, ma nessuno dei tifosi londinesi si permette di contestate la squadra a scena aperta.

Rispetto ai suoi tempi l’Udinese è diventata sempre più una multinazionale

Vero, è la politica della societò che cerca giovani talenti e per poi venderli e autofinanziarsi: tanti talenti. Qualcuno dice troppi... Ma non si può sostenere che questa sia una politica sbagliata. Infatti sono con Gino Pozzo quando dice che servirebbero le squadre B per dare “una botta” al nostro movimento.

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