Michele Ferrari, l'uomo dei derby: «Vincere contro Trieste sarebbe la ciliegina sulla torta»
Dall'esordio nel 2004 al bacio sulla maglia nel 2017, fino al ruolo di preparatore: lo "Swingman" bianconero racconta 22 anni di sfide tra Udine e l'Unione. «La squadra è carica, il ko di Cremona ci ha riportato in carreggiata. Hickey? Morde il freno per rientrare».

L’uomo derby, a Udine, si chiama Michele Ferrari. Fateci caso: lui c’era nell’aprile 2004, quando si giocò l’ultima sfida di serie A contro Trieste al palasport Carnera Credifriuli, c’era anche nell’aprile 2017 quando il derby tornò a disputarsi in Friuli (si giocò a Cividale) dopo ben dodici anni, c’è anche ora ed il mese sul calendario è sempre quello di aprile. Corsi e ricorsi storici per lo “Swingman”, che nel primo caso era un giovane di belle speranze della Snaidero, nel secondo era uno dei perni della neopromossa Apu mentre oggi fa parte dello staff tecnico bianconero in qualità di preparatore fisico.
Ferrari, il derby torna a giocarsi al Carnera nella massima serie dopo ben 22 anni: da udinese doc che sensazioni prova?
«Questa è una partita che dà sempre vibrazioni intense. Ci sono tutti i presupposti per fare bene, del resto la squadra ci ha già regalato tante prestazioni importanti in questa stagione. Riuscire a vincere il derby sarebbe una sorta di ciliegina sulla torta».
Nel 2004 si giocò Snaidero Udine-Coop Nordest Trieste. Ricorda quella gara?
«Ne è passato di tempo, ma ho diversi flash di quel derby. Ci allenava Teoman Alibegovic, Io ero un under aggregato alla prima squadra. Entrai nel finale e feci 0/2 ai liberi, però vincemmo, quindi tutto a posto. Non avevo ancora compiuto 18 anni, provai un’emozione fortissima: non ero abituato a quel clima».
Un altro derby non banale fu quello di A2 nel 2017.
«Questo lo ricordo già meglio. Non arrivavamo da un periodo positivo, facemmo un mini-ritiro prima della partita e il presidente Pedone venne a darci la carica. Vincemmo e demmo il via a un filotto di successi che ci portò al nono posto in classifica, a un passo dai play-off».
Lei realizzò il canestro della staffa e l’immagine del suo bacio allo stemma dell’Apu ispirò i tifosi della curva per una t-shirt.
«Fu un gesto istintivo, In cui c’erano orgoglio e senso di appartenenza alla mia terra: chiamiamola friulanità. La t-shirt non me l’aspettavo proprio, fu un regalo bellissimo».
La conserva ancora?
«Certo, la custodisco gelosamente insieme a tutte le canotte indossate nel corso della mia carriera».
Parliamo del presente: da preparatore fisico, come vede l’Apu?
«Vedo bene i ragazzi, sono sul pezzo. Non ci sono cali fisici, solo qualche piccolo acciacco che ci può stare visto il “chilometraggio” stagionale. Non c’è da preoccuparsi, nessuna flessione in vista per il rush finale».
Però a Cremona la squadra è sembrata scarica. Solo un appagamento inconscio post Milano?
«Sì, lo ha detto anche coach Vertemati. Contro l’Olimpia la squadra ha speso tantissimo dal punto di vista mentale, il calo di tensione di Cremona ci può stare. È un tipo di sconfitta che ti riporta in carreggiata, e comunque alle porte c’è un derby, che è un tipo di gara che offre stimoli notevoli».
Hickey è al rientro, lui come sta fisicamente?
«Si è ripreso bene, nell’ultimo mese si è allenato con il gruppo e si è reintegrato negli schemi. Siamo fiduciosi, sarà un valore aggiunto per la squadra. Si vede che morde il freno, ha una gran voglia di tornare in campo».
Su Trieste c’è l’ombra del Colosseo per la faccenda Nba Europe. Da rivale come la vede?
«Da uomo di basket ci sta che Roma possa tornare ad avere un ruolo di prestigio, il movimento italiano potrebbe trarne beneficio. Da rivale dico invece che mi spiacerebbe molto se Trieste dovesse perdere i diritti della A e venisse a mancare il derby, anche perché lo abbiamo atteso a lungo. La loro piazza è storica, merita la A e la rivalità con Udine è fra le più belle che ci sono in Italia»
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