Domizzi applaude: «Non vedevo l’Udinese così da dieci anni»

L’ex capitano protagonista in bianconero tra il 2008 e il 2016: «Se il parco giocatori sarà ulteriormente migliorato allora si potrà lottare per altri obiettivi di classifica»

Stefano Martorano
Maurizio Domizzi e, a destra, il tecnico bianconero Kosta Runjaic
Maurizio Domizzi e, a destra, il tecnico bianconero Kosta Runjaic

Finalmente l’Udinese ha ritrovato la base tecnica su cui lavorare per cambiare obiettivo dalla prossima stagione». Arriva da Maurizio Domizzi, che la Zebretta l’ha esportata da capitano anche per l’Europa dal 2008 al 2016, l’investitura per l’auspicabile upgrade bianconero in vista della prossima stagione. Un cambio di passo sul quale, tra l’altro, si sono già sbilanciati alcuni giocatori, pronti ad alzare l’asticella già dalle 18 di domenica a Napoli, dove il doppio ex della sfida prevede «una partita scoppiettante in cui l’Udinese può fare bottino pieno».

Domizzi, siamo all’ultimo atto con la trasferta di Napoli che potrebbe aggiungere altri tre punti alla quota 50 prefissata e già raggiunta dall’Udinese...

«Sono punti che possono arrivare perché i bianconeri andranno al Maradona a giocarsela belli e tranquilli contro un Napoli già sicuro del secondo posto, un piazzamento che ha in parte riscattato la grossa delusione della Champions».

L’Udinese invece può ritenersi soddisfatta?

«Sì e no allo stesso tempo, perché se nel girone di andata fosse rimasta più attaccata alle zone alte, adesso avrebbe potuto giocarsi qualcosa di diverso, cosa che invece non è stato possibile perché le avversarie davanti a lei erano già scappate. Tuttavia, la vera e grande novità dell’Udinese è la base ritrovata per il futuro».

Cosa intende per base?

«Il livello tecnico espresso, che non vedevo da almeno dieci anni. È una cifra importante che va tenuta in considerazione per una crescita generale e anche di obiettivi. E qui la sua parte la farà ovviamente la società, perché è chiaro che se il parco giocatori attuale sarà migliorato, allora si potrà lottare per altri obiettivi di classifica, mentre in caso di smantellamento tutto diventerebbe più complicato. Tuttavia, anche al di là delle cessioni illustri che potrebbero arrivare, l’Udinese si è comunque rimessa sulla giusta via».

Analizzando la base tecnica dove si deve guardare per comprendere la consistenza reale dell’Udinese?

«Al livello di competitività che è stato sempre garantito quando ci sono stati almeno sette, otto titolari in campo, e tra l’altro tutti di livello medio alto. L’Udinese, inoltre, è una squadra esperta in tutti i suoi titolari e non solo per l’età di Solet, Kamara, Ehizibue, ma per le molte partite giocate in A da Okoye, Kristensen, Zaniolo e dallo stesso Ekkelenkamp. Ecco, la mediana, con il talentuoso Atta, è il reparto che più ha sorpreso».

Va da sé che il capitolo cessioni non dovrebbe essere scritto con i nomi di Atta e dell’olandese?

«Sì, ma anche di Karlstrom. Tutti e tre sono per caratteristiche i più difficili da sostituire rispetto ad altri big».

Allude a Solet che dice di voler giocare in Champions nonostante si trovi bene all'Udinese?

«Sì. Anche quando è partito Bjiol c’è stato un punto interrogativo, e me lo ricordo bene, ma credo che anche Solet possa essere sostituito come è stato per lo sloveno».

Restando in difesa, l’Udinese riconfermerà Kabasele...

«Fa parte della schiera di quei giocatori che servono, anche per il loro temperamento e quindi per il carattere. In difesa poi Okoye si è confermato e anche questa è un’altra marcia in più».

Salvo sorprese Runjaic sarà alla guida per il terzo anno. Cosa si aspetta?

«Ha preso in mano una squadra giovane che aveva un po' meno qualità e che era in trasformazione, e ci ha messo del suo. Per esperienza, avendo visto lavorare a Udine Guidolin e Marino al loro terzo anno, dico che il tecnico deve essere al 100 per cento delle sue motivazioni. Non è semplice fare il terzo anno, specie in questi tempi in cui le permanenze lavorative sono sempre più brevi».

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