La ricetta di Delneri per l'Udinese: scelta degli uomini, duttilità e mentalità
UDINE. Il segnale tanto richiesto c’è stato. L’Udinese è tornata da Torino con la consapevolezza di poter intraprendere un nuovo percorso sotto la guida tecnica di Gigi Delneri. Dieci giorni di lavoro sono stati sufficienti al tecnico di Aquileia per dare la sua impronta sulla squadra bianconera.
Rivisitando la sfida con la prima della classe, peraltro un po’ incerottata, sono tre i punti che emergono in maniera prepotente: la scelta di uomini diversa rispetto a quella del predecessore Iachini, la duttilità tattica dimostrata dalla squadra e la mentalità che ha portato l’Udinese a tenere un baricentro molto più alto rispetto alle prime sette giornate andando a pressare la Juve nella sua area di rigore.
Le scelte. «Ma dove li aveva nascoti Iachini due come Fofana e Jankto?». Questa la domanda che molti inviati hanno rivolto sabato sera allo Juventus Stadium a chi segue abitualmente l’Udinese. Come dargli torto? Il francese era stato considerato «non pronto» dall’ex tecnico bianconero, il ceco era stato impiegato titolare a Sassuolo solo per una questione di turnover.
Ora è vero che sabato Delneri aveva fuori parecchi elementi, ma siamo convinti che, se i due giovanotti si alleneranno nel modo giusto durante la settimana, saranno riproposti domenica prossima con il Pescara. Da non trascurare, poi la riproposizione di Samir come esterno nella linea a quattro e quella di Wague al posto di Heurtaux in attesa del recupero di Widmer.
La duttilità. Delneri l’aveva detto alla vigilia. «Possiamo schierarci con varie soluzioni». Prima dell’infortunio di Kone sembra orientato verso il 4-2-3-1, poi aveva virato sul 4-3-3 che però in fase di non possesso era un vero e proprio 4-1-4-1. E nel finale, quando l’Udinese è andata a caccia del gol del pareggio i bianconeri si sono disposti addirittura con il 4-2-4.
Ma l’aspetto più interessante è stato vedere come i tre centrocampisti centrali si scambiassero davvero spesso di posizione, concetto anche questo che l’allenatore aveva rimarcato alla vigilia. Jankto si è spostato spesso sul centro-destra e Fofana è venuto a giocare sulla corsia mancina oltre che accentrarsi per sostituire Kums in fase di inizio manovra.
La mentalità. L’Udinese di Iachini preferiva aspettare sempre gli avversari e poi giocare di rimessa. Quella di Delneri la partita non la subisce, la vuole fare. Fatta eccezione per i primi dieci minuti del primo tempo, l’ha fatto anche con la Juventus. Il gol è arrivato sì per un errato stop di Hernanes, ma lo sbaglio è stato provocato dall’aggressività di Fofana su Evra e di Jankto sul brasiliano.
E nell’ultima mezzora l’Udinese ha messo i campioni d’Italia nella propria metacampo concedendo loro solo qualche contropiede. «Se la Juve con tutta la qualità che ha ci mette tanta intensità, non vedo perchè non dovremmo mettercela noi», ha sottolineato Delneri nel post gara. Insomma, è vero che non è il caso di lasciarsi andare a facili entusiasmi (la classifica mette qualche brivido) ma la sensazione che ci sia stata una svolta è evidente.
Dalle prossime partite, nelle quali sarà “obbligatorio” muovere la classifica, e quindi si attendono ulteriori conferme. Rispetto alla gara con la Juve ci sarà ancor più la necessità di “fare” la partita e imporre il proprio gioco. È da qui che dovrà ripartire in questa settimana il lavoro di Gigi Delneri.
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