L'urlo di Jankto: "L’Udinese non deve mollare"
UDINE. La vittoria (a sorpresa e “scaccia fifa”) non è arrivata. Neppure Nedved, eppure la faccia dell'Udinese uscita dallo Juventus Stadium è quella giovane, esausta ed ingenua di Jakub Jankto, l’ultimo gioiello della corona bianconera.
«Mi hanno detto di aspettare Pavel, era il mio idolo quando ero un ragazzino: è già andato via, forse non sapeva neppure che c’era un ceco come lui nell’Udinese», ha detto ridendo, ancora un po’ sudato, mentre a pochi metri c’era l’eleganza di Benatia, completo scuro, cravatta: non è una questione di stile, cinque anni fa anche Medhi era così, stessa maglia, stesso sudore.
È l’anima dell’Udinese, nata per stupire, per presentare i talenti che ha nella pancia sulla platea della serie A: con Delneri si sono rivisti dei lampi di questa missione con Jankto, con Fofana, con Samir. Ancora non ci spieghiamo perché Iachini li vedesse così poco.
D’accordo, il campionato non è fatto di belle figure, i punti sono ossigeno (salvezza), ma con questo atteggiamento si può guardare con più fiducia allo scontro diretto con il Pescara, domenica all’ora di pranzo. Perché la gioventù è contagiosa. Trascinante.
Prendete questo ventenne di Praga, planato in Friuli a 18 anni, una passione per Nedved – che quando il piccolo Jakub era seduto sui banchi delle elementari ceche vinceva il Pallone d’oro –, ma in un altro cassetto della memoria anche un altro grande calciatore della sua nazionale, Marek Jankulovski, lanciato in orbita proprio dall’Udinese di Spalletti, quella della prima Champions.
È il momento di raccogliere i frutti di quella notorietà europea: quando Jankto si presentò in bianconero, nel 2014, con al fianco il suo procuratore, Viktor Kolár della Sport Invest Group, disse proprio che voleva ricalcare le orme del ceco numero 2. «Udine è stato il trampolino di lancio per giocatori del calibro di Jankulovski».
Gran “pezzo da novanta” Marek. E più o meno stesso ruolo, la stessa (possibile) parabola tattica: mancino con caratteristiche offensive capace di riciclarsi anche più in dietro. Jakub ci sta provando.
Di certo l’Udinese l’ha scoperto per il vizietto del gol, in particolare per quattro reti in una sola gara (contro il Montenegro) con la Under 18 ceca. Il prezzo? Circa 700 mila euro, 19 milioni in corone di Boemia, allo Slavia Praga che ha incassato la cifra senza fare una piega per l’addio precoce, visto che il ragazzo non aveva neppure accumulato una presenza nella massima serie. Solo un’amichevole. Con gol.
E dopo l’anno di apprendistato in Friuli con Luca Mattiussi nelle vesti di tecnico-maestro, dopo una stagione a mettersi in luce con la Primavera, ecco l’anno in B con l’Ascoli, tappa fondamentale per capire il calcio italiano (sarà quello che manca ad Ali Adnan?), 34 presenze e 5 reti.
Roba da far innamorare anche le squadre della Premier, l’Arsenal del vecchio talent scout Wenger in testa, visto che il ragazzo continua a segnare in nazionale, con l’Under 21 (due “pere” alla Moldova la scorsa settimana) e adesso anche in serie A, alla Juve campione, beffando Buffon.
Ma visto che Pozzo ha nel carnet anche una squadra di Premier, il Watford, ecco la proposta di restare a Udine, poi per l’Inghilterra c’è eventualmente sempre tempo, così ai giocatori – soprattutto quelli più giovani – il treno del benessere non dà l’impressione di non passare più. Funziona così. È il calcio business, quello delle milionate in cambio dei numeri di campioni, o presunti tali, quello della sterlina, seppur fiaccata dalla Brexit. Intanto qui godiamoci la nuova faccia dell’Udinese. È anche quella di Jankto. Fa ben sperare.
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