La favola di Fabbro: dai G1 a Rivignano all’azzurro con i pro

Il ct Cassani chiama l’under 23 del Team Friuli per il Trentino «Cercherò una fuga, ho un maestro d’eccezione: De Marchi»
27/02/15 - Mansue (Tv) - Presentazione Cycling Team Friuli 2015 - Foto ufficiali - nella foto: Matteo Fabbro © Riccardo Scanferla
27/02/15 - Mansue (Tv) - Presentazione Cycling Team Friuli 2015 - Foto ufficiali - nella foto: Matteo Fabbro © Riccardo Scanferla

CODROIPO. Ad accompagnarlo alle corse tra i G1 era stato il nonno Antonio. Lo stesso che da lunedì a venerdì resterà incollato alla tv per vedere il nipote gareggiare al Giro del Trentino con la maglia azzurra accanto a Vincenzo Nibali e gli altri big del pedale che prepareranno l’imminente Giro d’Italia.

Sì, perché quella di Matteo Fabbro, 21 anni appena compiuti di Codroipo, è una favola appena all’inizio. Il ct Davide Cassani, infatti, ha convocato l’under 23 del Cycling team Friuli di Roberto Bressan per il Giro del Trentino che correrà con l’Italia “sperimentale”. Lui, che viene da una famiglia di ciclisti e che fino a pochi anni fa correva per “gioco”, sgomiterà al fianco dei big del piano superiore.

Matteo, com’è cominciata?

«Due settimane fa al raduno della nazionale under 23 quando il ct Cassani mi ha anticipato la convocazione».

Reazioni?

«Toccavo il cielo con un dito».

Poi?

«Domenica alla Vicenza-Bionde, classica degli under 23, ho fatto il diavolo a quattro per fare vedere che Cassani ci ha visto giusto».

Prima corsa?

«Giovanissimi, avevo 8 anni, maglia gloriosa del Veloclub Rivignano».

Ti hanno accompagnato i genitori?

«Papà Rolando e mamma Sandra, visto che tutti correvano in bici in famiglia, hanno cercato di farmi fare nuoto, basket...Io però ho tenuto duro».

 

Pedalavi per?

«Sono sincero? Mi piaceva più il dopo corsa che la corsa. Ho stretto amicizie che durano ancora».

Poi?

«Esordienti nella Libertas Gradisca, poi allievo nel Ceresetto, dove ho conosciuto il ds Andrea Fusaz, mia attuale guida al Team Friuli. Ed ecco le prime vittorie».

Studi?

«Malignani. Mattina scuola, pranzo veloce, allenamento finchè c’era luce, cena rapida e sotto con i libri per anni. È stata dura, ma ne vado fiero».

Il suo ds Bressan ha detto: dopo il diploma ha cominciato ad andare forte. È un ragazzo modello insomma...

«È quello che mi ha insegnato la mia famiglia. Ora sono anche iscritto all’Università, Lettere a Udine, ma faccio il ciclista al 100 per cento. Un giorno poi magari riprenderò gli studi».

Idoli da bambino?

«No, non mi interessavano le corse, poi...Sono uno della generazione di Peter Sagan, un fenomeno».

Altri?

«Scontato: Alessandro De Marchi. Mi alleno con lui e mi riempie di consigli. È sbocciato nel Team Friuli, per me è un maestro, così come il gm Bressan, che al primo anno di under 23, perso per una tendinite, ha continuato a credere in me».

Che tipo di corridore sei?

«Sono alto 1.72, peso 52 kg: in salita vado forte, ma mi difendo anche in volata grazie all’esperienza fatta in pista, fondamentale per il colpo d’occhio e il ritmo. Da allievo sono stato campione italiano di inseguimento a squadre col Ceresetto».

Dove vuoi arrivare?

«Tra i pro, magari già alla fine di quest’anno».

E al Giro del Trentino?

«Sono là non per fare una gita o una foto con Nibali: voglio sfruttare l’occasione. Devo mettermi in mostra quindi cercherò di andare in fuga».

Già la fuga, la specialità della casa di Ale De Marchi. Che dal Belgio, dove domani correrà l’Amstel Gol Race, scrive del “figlioccio”: «Matteo incarna l’idea di atleta del Team Friuli. Fisicamente nonostante sia “minuto” e piccolino, ha buone doti, con ampi margini, ma l’aspetto più importante è la testa: molto maturo e perseverante. L’ho visto recuperare da un infortunio con dedizione e perseveranza non comuni per la sua età». Il ct Davide Cassani si sfrega le mani. Buona fortuna Matteo Fabbro da Codroipo.

@simeoli1972

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