Io e “Tarci”, compagni di provini

Con Tarcisio Burgnich, friulano di Ruda, se ne va un’altra straordinaria gemma di quella impagabile corona di campioni nostrani del pallone che ha lasciato tracce profonde nella storia del calcio di vertice.

Si affollano i ricordi di tanti momenti condivisi: fin da giovanissimi, ci capitò anche di fare assieme dei provini, quando dalle nostre parti arrivavano osservatori di tante squadre, lui dopo le esperienze con il Ruda e la Pro Romans fu preso dall’Udinese, io dalla Cormonese scesi giù fino a Catania, con sorti e capacità ben diverse dalle sue. Tarci, dopo essere velocemente passato per Juventus e Palermo, arrivò all’Inter di Moratti padre, del Mago Herrera, di tanti altri campioni come Facchetti, Suarez, Corso, Mazzola, Jair e via dicendo. Fu Armando Picchi, capitano di quella grande squadra, a definire Tarcisio “ Roccia” per sottolineare la tenacia, la determinazione, la solidità con cui si occupava della marcatura sull’avversario che doveva curare. In effetti è difficile far intender a chi non lo abbia visto giocare che tipo di difensore fosse, di troppo essendo mutato il modo di stare in campo e di interpretare il ruolo ai nostri giorni. Di sicuro è stato uno dei più forti marcatori a uomo della storia, un po’ come Gentile e Vierchowood, duro ma a leale e corretto. Suo il 2-2 nella semifinale con la Germania a Messico ’70 durante i supplementari. Non fu certo Valcareggi a dirgli di andare in attacco, ubbidì all’istinto del calciatore di razza.

Finita la carriera Tarci si sistemò in Toscana, ad Altopascio prima, in Versilia più tardi, e pur manifestando con fierezza la sua friulanità, non saliva frequentemente quassù. Ricordo di averlo incontrato qualche anno fa prorpio a Ruda, per i funerali di suo fratello sacerdote, dove, partendo da Cormons ero arrivato in bicicletta. Quando mi vide Tarci non disse niente, ma il suo abbraccio fu più significativo di qualsiasi altra manifestazione.

Lo saluterei, in questo doloroso commiato, usando la dizione più diffusa del suo nobile cognome, che è Burgnìk. Solito diffuso destino di tante casate friulane costrette a subire alterazioni fonetiche particolari. Una volta individuato dai fini dicitori come Bùrgnich, con tanto di C dolce finale, tale rimase per tutti. Gli abbiamo voluto bene, ci mancherà tanto. Non lo dimenticheremo. —

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